Quattro abitanti a Fantino, frazione di San Giovanni in Fiore, 144 a Celle di San Vito, poco più di 220 a Valle dell’Angelo e meno di 200 a San Paolo Albanese. Sono alcuni dei numeri citati dall’eurodeputato Denis Nesci, di Fratelli d’Italia-ECR, per richiamare l’attenzione sul fenomeno dello spopolamento delle aree interne del Mezzogiorno, una situazione che accomuna territori di Calabria, Puglia, Campania e Basilicata.
Secondo Nesci, dietro i dati demografici si nasconde una trasformazione profonda che riguarda non soltanto il numero degli abitanti, ma la capacità stessa dei piccoli centri di mantenere servizi, attività economiche e identità culturale. “Quattro abitanti a Fantino, frazione di San Giovanni in Fiore, 144 a Celle di Vito, poco più di 220 a Valle dell’Angelo e meno di 200 a San Paolo Albanese. Calabria, Puglia, Campania e Basilicata raccontano, attraverso territori diversi, una stessa emergenza: comunità che progressivamente perdono popolazione, giovani e capacità di costruire futuro”, dichiara Nesci.
Lo spopolamento non è solo un dato statistico
L’eurodeputato sottolinea come il progressivo calo della popolazione nei borghi rappresenti un problema che coinvolge l’intero sistema territoriale, mettendo sotto pressione la presenza di servizi essenziali e la possibilità di garantire prospettive alle nuove generazioni. “Dietro questi numeri non ci sono soltanto statistiche. Quando un paese si svuota vengono messi a rischio servizi, attività economiche, patrimonio culturale e la stessa capacità di mantenere viva una comunità”, afferma Nesci.
Tra le possibili risposte indicate da Nesci c’è il principio del Right to Stay, ovvero il diritto a restare, tema presente nel dibattito europeo sulle politiche dedicate alle aree rurali e ai territori colpiti dal declino demografico. Il concetto prevede la possibilità per i cittadini di rimanere, tornare o scegliere di vivere nei propri territori potendo contare su condizioni adeguate: lavoro, istruzione, servizi, abitazioni e qualità della vita. “Il punto non è impedire ai ragazzi di partire. Studiare altrove, viaggiare e fare esperienze è una ricchezza. Il problema nasce quando partire diventa l’unica possibilità e non esistono più condizioni per restare o ragioni concrete per tornare”, spiega l’eurodeputato.
Lavoro, infrastrutture e servizi per fermare il declino demografico
La questione dello spopolamento è ormai entrata anche nel confronto sulla futura politica europea di coesione, con particolare attenzione ai territori interessati dalla perdita di popolazione, dalla riduzione delle competenze disponibili e dalle difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali. Secondo Nesci, per invertire la tendenza sono necessari interventi che coinvolgano diversi settori: dal lavoro alla competitività delle imprese, dalle infrastrutture alla digitalizzazione, fino ad abitazione, trasporti, sanità e servizi pubblici. “Contrastare lo spopolamento significa intervenire su lavoro e competitività delle imprese, infrastrutture, digitalizzazione, abitazione, trasporti, sanità e servizi. Il Right to Stay deve tradursi esattamente in questo: strumenti concreti per rendere nuovamente attrattivi territori che oggi rischiano di perdere progressivamente popolazione”, dichiara Nesci.
Nel suo intervento conclusivo, l’eurodeputato richiama il caso di Fantino e di numerosi piccoli centri del Sud come simbolo di una questione che riguarda il futuro delle comunità interne e la necessità di creare condizioni per una permanenza scelta e non obbligata. “Fantino e tanti piccoli centri del Sud – conclude Nesci – ricordano quanto la questione sia urgente. Partire deve continuare a essere una possibilità, ma non può diventare l’unica scelta”.


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