“Solo chi viaggia poco può pensare che la Calabria sia irraggiungibile”: il caso Tropea e una narrazione che va cambiata

Dal talk "La Calabria, una montagna in mezzo al mare" a Cetraro emerge una riflessione sul futuro del territorio: Alta Velocità, aeroporti e collegamenti non bastano senza una strategia capace di trasformare la bellezza in destinazione

Si può arrivare prima senza essere arrivati davvero da nessuna parte. È questa la riflessione al centro del confronto tra l’assessore regionale all’Agricoltura e alla mobilità sostenibile e il comunicatore strategico e lobbista Lenin Montesanto, ideatore dei Marcatori Identitari Distintivi (MID) per Calabria Straordinaria, nel corso del talk “La Calabria, una montagna in mezzo al mare”, organizzato nell’ambito della quinta tappa di Mare Dentro, promossa a Cetraro dall’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria, guidato da Raffaele Greco. Il messaggio emerso dal dibattito è chiaro: le infrastrutture materiali sono indispensabili, ma da sole non possono rappresentare la soluzione al divario territoriale. Una regione può ridurre le distanze fisiche, aumentare i collegamenti e migliorare la mobilità, ma senza una forte consapevolezza della propria identità rischia di non trasformare quella maggiore accessibilità in sviluppo.

Nel corso dell’incontro l’assessore Gallo ha sottolineato come il tema delle infrastrutture debba essere affrontato senza trasformarlo in un’unica chiave di lettura del ritardo calabrese. Alta Velocità, strade moderne, collegamenti efficienti e aeroporti più connessi restano obiettivi fondamentali, ma non possono sostituire una strategia complessiva di valorizzazione del territorio. “Le infrastrutture servono, vanno pretese e realizzate. Dobbiamo avere l’Alta Velocità, strade migliori, collegamenti efficienti e aeroporti sempre più connessi. Ma continuiamo a commettere un errore culturale prima ancora che strategico: confondiamo gli strumenti con la soluzione. E soprattutto raccontiamo la Calabria come se fosse un luogo irraggiungibile dal resto del continente, spesso senza avere o usare termini reali di paragone”, ha evidenziato Gallo.

L’assessore ha inoltre richiamato l’attenzione sulla percezione del deficit infrastrutturale calabrese, ricordando come anche altre aree del Paese presentino criticità nei collegamenti. Secondo Gallo, infatti, non è corretto pensare che il problema della mobilità sia una condizione esclusiva della Calabria né che rappresenti l’origine di tutte le difficoltà della regione. “Solo chi viaggia poco può pensare che il deficit infrastrutturale materiale sia un’esclusiva calabrese e, soprattutto, che rappresenti l’origine di tutti i nostri problemi. Questo non significa – ha scandito Gallo – accontentarsi, né rinunciare a rivendicare ciò che manca. Significa evitare di trasformare ogni ritardo in un alibi”.

Alta Velocità, quei 45 minuti che non possono spiegare tutto

Uno dei passaggi centrali del ragionamento ha riguardato il completamento dell’Alta Velocità sulla direttrice Roma-Reggio Calabria. L’opera consentirebbe di recuperare circa 45 minuti nei collegamenti ferroviari, un risultato considerato importante e da perseguire. Ma proprio quel dato, secondo Gallo, deve spingere a una riflessione più ampia. “Quanti blocchi da 45 minuti perdiamo ogni giorno? Di questi ritardi non teniamo il cronometro. Abbiamo finito per convincerci che recuperare tre quarti d’ora su un treno possa compensare decenni di ritardo nella costruzione delle destinazioni. Forse non funziona così”. La questione, dunque, non riguarda soltanto quanto tempo serva per raggiungere la Calabria, ma soprattutto quale sia il motivo per cui un visitatore dovrebbe scegliere di arrivarci.

Tropea, il caso simbolo: la destinazione più difficile da raggiungere diventata la più internazionale

A rappresentare concretamente questa tesi è il caso di Tropea, citato da Gallo come esempio emblematico di come una destinazione possa crescere anche in presenza di difficoltà infrastrutturali. La località della Costa degli Dei, pur avendo un collegamento stradale complesso con l’autostrada e tempi di percorrenza che possono arrivare anche a 40-50 minuti, è diventata una delle realtà calabresi con maggiore riconoscibilità internazionale. Tropea è riuscita ad attrarre visitatori italiani e stranieri, ampliando progressivamente la propria stagione turistica oltre il tradizionale periodo balneare. Un percorso che, secondo l’assessore, dimostra come la costruzione di un’identità forte possa incidere più della sola vicinanza fisica.

“Tropea è un modello se non il modello di riferimento. Si pensi alla stessa stazione ferroviaria di quella città, arrivata nel periodo estivo a restituire l’immagine di una metropolitana nelle ore di punta, dentro una crescita complessiva dell’utilizzo regionale del treno”, ha spiegato Gallo. “Tropea dovrebbe costringerci a riscrivere parecchi convegni sullo sviluppo locale. È forse il caso più clamoroso di isolamento infrastrutturale materiale che non si è trasformato in isolamento turistico e reputazionale. Perché? Perché Tropea è diventata un brand”.

Montesanto: “Il marketing territoriale non si inventa”

Sul caso Tropea è intervenuto anche Lenin Montesanto, sottolineando come il successo della destinazione sia il risultato di un percorso costruito nel tempo attraverso strategia, riconoscibilità e valorizzazione dell’identità locale. “Tutto ciò non è accaduto per generazione spontanea. Negli ultimi anni, in particolare attraverso la strategia istituzionale e turistica portata avanti dall’Esecutivo guidato dal Sindaco Giovanni Macrì, Tropea ha lavorato sulla propria riconoscibilità, sull’esperienza di destinazione e sulla capacità di superare progressivamente l’equazione Tropea uguale solo mare”.

Secondo Montesanto, il punto centrale riguarda la capacità dei territori di trasformare le proprie peculiarità in elementi distintivi e riconoscibili. Una destinazione, infatti, esiste prima nella percezione del viaggiatore e poi nella geografia dei collegamenti. “Tropea ha dimostrato e continua a dimostrare che il marketing territoriale non si inventa e che la bellezza naturale ed il genius loci vanno necessariamente governati. Una destinazione esiste nella testa del viaggiatore prima ancora che sul navigatore. Se possiede una ragione forte per raggiungerti, il visitatore affronta anche una strada difficile. Se quella ragione non esiste, puoi costruirgli davanti una stazione dell’Alta Velocità e continuerà a passare oltre”.

Brand territoriale, attenzione ai marchi senza identità

Durante il confronto è stato affrontato anche il tema della brandizzazione dei territori. Montesanto ha evidenziato il rischio di confondere un vero percorso di costruzione identitaria con la semplice attribuzione di slogan privi di legame con la storia e le caratteristiche dei luoghi. “La necessità di brandizzare i territori non può essere confusa con la proliferazione di definizioni estemporanee attraverso le quali comuni e destinazioni si auto-proclamano città dell’amore, della pace o di qualsiasi altro valore universale privo di un rapporto identitario con quel luogo”.

Per Montesanto un marchio territoriale efficace nasce da studio, formazione e conoscenza delle caratteristiche uniche di un luogo. In questa prospettiva si inserisce il progetto Calabria Straordinaria, nato nel 2021 da un percorso strategico e non da un’iniziativa occasionale. “Un claim non diventa subito brand perché lo si scrive sotto lo stemma di un comune o lo si dichiara sui media”.

I Marcatori Identitari Distintivi al centro della strategia Calabria Straordinaria

Il ragionamento si collega alla metodologia dei Marcatori Identitari Distintivi (MID), considerati uno dei pilastri dell’impostazione di Calabria Straordinaria. L’obiettivo è individuare quegli elementi materiali e immateriali che appartengono esclusivamente a un territorio e che possono diventare motivazioni autentiche di viaggio. Non una gara sulla bellezza, ma una ricerca della distintività: dalla storia alla cultura, dai prodotti simbolo alle personalità che hanno lasciato un segno. Montesanto ha richiamato esempi come il Teorema di Pitagora, Telesio, il Pino Loricato, la Liquirizia, i Bronzi di Riace e Lilio, elementi capaci di trasformare la narrazione da un generico “più bello del mondo” a un più competitivo “questo lo trovi solo qui”.

Il messaggio finale è rivolto soprattutto ai territori che attendono grandi opere infrastrutturali. Secondo Montesanto, il rischio è che l’arrivo di nuovi collegamenti non sia accompagnato dalla costruzione di una reale identità territoriale. “Stiano attenti quei sindaci, soprattutto quelli avvezzi al facile conio di brand completamente sganciati da ogni fondamentale di marketing territoriale, che tra qualche anno si troveranno improvvisamente iperconnessi. Se utilizzeranno questo tempo soltanto per aspettare l’infrastruttura e non per costruire consapevolezza, servizi, contenuti e posizionamento ad oggi inesistenti, rischieranno un paradosso feroce: saranno più raggiungibili e contemporaneamente più isolati”.

Il messaggio finale: prima della velocità serve una ragione per arrivare

La conclusione del confronto ruota attorno a una domanda considerata decisiva per il futuro della Calabria: non soltanto come far arrivare le persone, ma perché spingerle a scegliere questa regione. “Possiamo continuare a discutere per anni di quanti minuti servano per raggiungere la Calabria. Io vorrei che cominciassimo finalmente a discutere con la stessa ossessione del motivo per cui qualcuno, dal resto d’Italia o del mondo, dovrebbe scegliere di raggiungerla”, ha concluso Gallo. Una prospettiva che sintetizza il cuore del dibattito: le infrastrutture possono accorciare le distanze, ma è l’identità a trasformare un territorio da semplice passaggio a vera destinazione.

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