Sindaco calabrese nei guai, la Procura chiede l’arresto per alterazione delle acque

La Procura di Cosenza ha chiesto la misura cautelare in carcere per il primo cittadino Francesco Iannucci. L’indagine riguarda presunte irregolarità nella gestione della rete idrica comunale, appalti e servizi cimiteriali

Scossone politico e giudiziario a Carolei, piccolo centro della provincia di Cosenza, dove il sindaco Francesco Iannucci ha rassegnato le dimissioni dopo la richiesta della Procura della Repubblica di Cosenza di applicazione della misura cautelare in carcere nei suoi confronti. L’inchiesta, avviata nel 2024 dopo gli accertamenti del Comando Unità forestali dei Carabinieri, riguarda una serie di ipotesi investigative che coinvolgono la gestione della rete idrica comunale, oltre a presunte irregolarità relative ad appalti pubblici e alla gestione dei servizi cimiteriali. Dopo la decisione del primo cittadino, anche i componenti della giunta comunale e della maggioranza consiliare hanno scelto di dimettersi, in segno di protesta.

Carolei, il sindaco Iannucci si dimette dopo la richiesta della Procura

La richiesta avanzata dalla Procura di Cosenza rappresenta il passaggio che ha determinato la crisi amministrativa nel Comune di Carolei. Secondo quanto emerso, gli inquirenti hanno chiesto l’arresto in carcere del sindaco Francesco Iannucci con le accuse, contestate a vario titolo, di alterazione delle acque, corruzione e turbativa d’asta. A seguito della richiesta cautelare, il primo cittadino ha deciso di lasciare l’incarico. Una scelta che ha avuto immediate ripercussioni anche sul piano politico-amministrativo: la giunta e la maggioranza consiliare hanno seguito la stessa strada, formalizzando le proprie dimissioni per manifestare contrarietà rispetto alla situazione determinatasi.

L’inchiesta sulla rete idrica comunale e le accuse della Procura

Al centro dell’indagine c’è la gestione dell’emergenza idrica affrontata dal territorio di Carolei. Secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state immesse nella rete idrica comunale acque non potabili provenienti da una sorgente locale, con l’obiettivo di fronteggiare le difficoltà di approvvigionamento che interessavano il territorio. La vicenda è stata ricostruita dagli investigatori dopo gli accertamenti svolti dal Comando Unità forestali dei Carabinieri, che hanno dato origine al procedimento. Le contestazioni dovranno ora essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti e gli indagati avranno la possibilità di chiarire la propria posizione davanti al giudice.

Otto persone coinvolte: chi sono gli indagati

Complessivamente sono otto le persone per le quali la Procura ha avanzato richiesta di misura cautelare. Oltre al sindaco Francesco Iannucci, risultano coinvolti nell’inchiesta anche il vicesindaco, un dirigente comunale, un addetto alla manutenzione dell’impianto idrico e quattro imprenditori. Le ipotesi investigative riguardano diversi ambiti dell’attività amministrativa, dalla gestione delle risorse idriche fino agli affidamenti e ai servizi comunali. Tra le contestazioni figurano infatti anche presunte irregolarità relative ad alcuni appalti e alla gestione dei servizi cimiteriali.

L’interrogatorio preventivo davanti al gip di Cosenza

Il prossimo passaggio giudiziario è fissato per lunedì 14 settembre, quando il sindaco dimissionario e gli altri indagati compariranno davanti al gip del Tribunale di Cosenza Claudia Pingitore. Si tratta dell’interrogatorio preventivo di garanzia, previsto dalla nuova normativa prima dell’eventuale applicazione di misure cautelari. In quella sede gli indagati potranno fornire la propria versione dei fatti e rispondere alle contestazioni formulate dalla Procura. Al termine delle audizioni, il giudice sarà chiamato a valutare il quadro indiziario raccolto dagli investigatori e a pronunciarsi sulle richieste cautelari avanzate dall’accusa.

La difesa del sindaco: “ha fatto tutto nell’interesse della comunità”

A difendere Francesco Iannucci è l’avvocato Francesco Calabrò, che ha già annunciato la linea difensiva del primo cittadino. Il legale respinge le accuse e sostiene che le decisioni contestate siano state prese esclusivamente per tutelare gli interessi della comunità. “Il mio assistito – ha precisato l’avvocato Calabrò – ha fatto tutto nell’interesse della comunità e non aveva nessun interesse ad inquinare della acque che utilizza anche lui e la sua famiglia, considerato che vivono a Carolei. Dimostreremo che il pericolo di inquinamento non c’era, tant’è che in due anni non c’è stata alcuna epidemia, ma ne discuteremo nelle sedi opportune”.