Una stretta sui cambi di partito all’Assemblea regionale siciliana potrebbe presto entrare nelle regole che disciplinano la vita del Parlamento dell’Isola. La Commissione Regolamento dell’Ars ha infatti approvato un emendamento che introduce conseguenze precise per i deputati regionali che, nel corso della legislatura, decidono di lasciare il partito di appartenenza. La proposta porta la firma della deputata del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi e stabilisce che chi cambia partito decada dagli incarichi ricoperti negli uffici di presidenza del Parlamento regionale e negli uffici di presidenza delle commissioni. Un primo passaggio significativo, ma non ancora definitivo: perché la nuova disciplina possa diventare effettivamente operativa sarà necessario il successivo via libera dell’Aula dell’Assemblea regionale siciliana.
Ars Sicilia, cosa prevede la nuova norma contro i cambi di partito
Il principio contenuto nell’emendamento è legato direttamente alla permanenza negli incarichi istituzionali ottenuti all’interno dell’Ars. La modifica non impedisce a un deputato di cambiare partito o gruppo politico, ma collega a questa scelta una conseguenza sugli incarichi detenuti negli organismi interni del Parlamento siciliano. In particolare, secondo quanto approvato dalla Commissione Regolamento, il parlamentare che cambia appartenenza politica dovrebbe decadere dalle cariche eventualmente ricoperte negli uffici di presidenza dell’Assemblea e in quelli delle commissioni parlamentari. Si tratta dunque di una norma che interviene sul rapporto tra l’appartenenza politica con cui sono maturati determinati equilibri istituzionali e la permanenza negli incarichi successivamente assegnati.
La proposta di Cristina Ciminnisi
L’emendamento è stato presentato dalla parlamentare regionale Cristina Ciminnisi, eletta nella XVIII legislatura nella lista del Movimento 5 Stelle 2050 nel collegio di Trapani e componente della stessa Commissione Regolamento dell’Ars. Ciminnisi lega l’iniziativa all’esigenza di contrastare il fenomeno dei cosiddetti “cambia-casacca”, cioè il passaggio di parlamentari da una formazione politica a un’altra durante il mandato. La deputata richiama inoltre precedenti già presenti in altre istituzioni italiane, citando le sanzioni introdotte al Senato e la normativa approvata nelle Marche.
Ciminnisi: “è giunto il momento di cercare di restituire etica alla politica”
Molto dura la posizione della parlamentare pentastellata, che presenta la modifica del regolamento come uno strumento per rafforzare il rapporto tra rappresentanti politici ed elettori. “Queste sanzioni – dice Ciminnisi – sono operative al Senato dal luglio del 2022 e sono diventate norme di legge pure nelle Marche su proposta del M5S. Contiamo che anche qui queste modifiche vadano in porto. È giunto il momento di cercare di restituire etica alla politica, la cui credibilità tra l’altro è continuamente minata dagli scandali che la travolgono con inaccettabile frequenza. Non è possibile che i deputati, una volta eletti, passino da un partito all’altro per mero tornaconto personale, tradendo la volontà degli elettori che li avevano votati. Quello dei voltagabbana è un malcostume inaccettabile e ormai diffusissimo che vede tanti politici cambiare partito con impressionante facilità, passando magari a formazioni politiche con idee e programmi totalmente opposti a quelli graditi agli elettori che li avevano votati per rappresentarli in Parlamento”.
Cosa succede adesso all’Assemblea regionale siciliana
L’approvazione in Commissione Regolamento rappresenta soltanto il primo passaggio dell’iter. L’emendamento non è infatti ancora operativo. La modifica dovrà essere sottoposta al vaglio dell’Aula dell’Ars, che dovrà pronunciarsi sul nuovo meccanismo. Soltanto dopo il voto favorevole dell’Assemblea la disposizione potrà entrare concretamente nel sistema di regole interne del Parlamento siciliano. Sarà quindi il voto dei deputati regionali a determinare se la proposta diventerà definitivamente parte del regolamento dell’Assemblea.
La stretta riguarda gli incarichi, non il mandato da deputato
Un aspetto centrale della proposta riguarda la natura stessa della sanzione prevista. L’emendamento approvato in Commissione non contempla infatti la decadenza dal mandato parlamentare del deputato che decide di cambiare partito. La conseguenza riguarda invece gli incarichi interni ricoperti negli uffici di presidenza, sia a livello dell’Assemblea sia nelle commissioni. Il parlamentare continuerebbe dunque a esercitare il proprio mandato all’Ars, ma perderebbe le cariche istituzionali interessate dalla modifica del regolamento. È una distinzione particolarmente importante perché delimita con precisione la portata della nuova disciplina: al centro della norma non c’è la possibilità di esercitare il mandato parlamentare, ma il mantenimento di incarichi attribuiti nell’ambito degli equilibri politici e istituzionali del Parlamento regionale.
Il nodo politico dei passaggi da un gruppo all’altro
Il tema dei cambi di gruppo accompagna da tempo il dibattito politico nazionale e regionale. I passaggi da una formazione all’altra possono incidere sugli equilibri parlamentari, sulla composizione degli organismi interni e sui rapporti numerici tra maggioranza e opposizione. La proposta approvata in Commissione Regolamento punta dunque a introdurre una conseguenza specifica sul piano degli incarichi per chi modifica la propria collocazione politica dopo l’elezione. Per i promotori, la misura avrebbe l’obiettivo di rendere più coerente il sistema di attribuzione delle cariche parlamentari con gli equilibri determinati dall’appartenenza politica dei deputati. Resta ora da verificare quale sarà l’orientamento complessivo dell’Assemblea regionale siciliana quando la modifica arriverà all’esame dell’Aula.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?