La fine dell’esperienza amministrativa a Sant’Eufemia d’Aspromonte continua ad alimentare il confronto politico. Dopo la conclusione anticipata del mandato e l’arrivo del commissario prefettizio, interviene il vicesindaco Gemma Foti, che affida a una lunga riflessione pubblica il proprio punto di vista sulla crisi che ha portato alla caduta del Consiglio comunale. Foti contesta la narrazione secondo cui la conclusione dell’amministrazione rappresenterebbe un momento di rinascita per il paese e respinge le definizioni più dure rivolte alla precedente gestione. “Oggi ho letto le parole con cui è stata raccontata la fine del Consiglio Comunale di Sant’Eufemia e, sinceramente, faccio ancora più fatica a comprendere come si possa parlare di “atto di dignità”, di “nuova possibilità” o addirittura di “peggiore giunta della storia” con una leggerezza che, personalmente, trovo sconcertante”, afferma il vicesindaco. Secondo Foti, infatti, la conclusione anticipata del percorso amministrativo non sarebbe un motivo di celebrazione, ma una scelta che apre una fase delicata per la comunità. “Oggi non c’è da festeggiare proprio nulla. Oggi c’è un paese che si ritrova davanti a un commissario perché sette consiglieri hanno deciso, insieme all’ex vicesindaco, di interrompere definitivamente questa esperienza amministrativa”, aggiunge.
“La legge consente una scelta, ma non dice che sia necessariamente giusta”
Nel suo intervento, il vicesindaco riconosce la legittimità formale della decisione assunta dai consiglieri, ma pone l’attenzione sulle conseguenze politiche e amministrative. “È una scelta che la legge consente, nessuno lo mette in discussione. Ma la legge stabilisce ciò che si può fare; non stabilisce che ciò che si può fare sia necessariamente ciò che è giusto fare per una comunità”, sottolinea Foti. Il nodo centrale, secondo l’amministratrice, riguarda il rapporto tra le dinamiche politiche e gli interessi della comunità. Una distinzione che, a suo avviso, dovrebbe portare a interrogarsi sugli effetti concreti della crisi. “E io, da amministratrice e soprattutto da cittadina, penso che questa sia la domanda che dovremmo porci”, evidenzia.
La replica alle accuse: “quattro anni non possono essere cancellati con poche parole”
Foti richiama anche il contesto nel quale è maturata la crisi, ricordando la recente festa patronale del paese come momento simbolico di comunità. “Mercoledì Sant’Eufemia celebrava la sua festa patronale. Mercoledì eravamo tutti lì, dentro quella comunità che oggi viene descritta come se fosse stata trascinata per quattro anni nel degrado e nell’abbandono”, afferma. Da qui la domanda posta dal vicesindaco: “Davvero la fotografia di Sant’Eufemia è soltanto quella che qualcuno ha deciso di consegnare oggi ai giornali? Davvero quattro anni di amministrazione possono essere cancellati con poche parole e trasformati in una sentenza definitiva?”. Secondo Foti, il giudizio sull’operato dell’amministrazione avrebbe dovuto essere affidato ai cittadini attraverso il voto, al termine naturale del mandato. “Davvero la soluzione ai problemi di un paese è far saltare il Consiglio Comunale e consegnarlo alla gestione commissariale? Io non la penso così”, afferma.
“Abbiamo commesso errori, ma abbiamo provato ad amministrare”
Nel lungo intervento, Gemma Foti rivendica il lavoro svolto dalla squadra amministrativa, ammettendo anche le difficoltà e gli errori affrontati nel corso del mandato. “Ci siamo assunti responsabilità quando sarebbe stato molto più semplice non farlo. Abbiamo commesso errori? Certamente. Solo chi non fa nulla può raccontare di non averne mai commessi”, dichiara.
Il vicesindaco respinge però l’idea che le difficoltà amministrative possano essere interpretate come disinteresse verso il territorio. “Ma una cosa non accetto: che si possa confondere l’errore con la mancanza di amore per il proprio paese o raccontare che dietro il nostro impegno ci siano state soltanto incapacità, poltrone e voglia di restare attaccati alle cariche”, afferma. Foti ricorda anche la scelta personale di assumere il ruolo di vicesindaco in una fase particolarmente complessa. “Io personalmente, a 24 anni, non ho accettato di diventare vicesindaco il 25 agosto perché avessi bisogno di una poltrona. L’ho fatto quando la situazione era già difficilissima, dopo le dimissioni dell’11 agosto di Carlo Violani, proprio perché qualcuno doveva scegliere di rimanere e di provare a lavorare fino all’ultimo”, spiega.
Il timore per opere e progetti: “a pagare potrebbero essere i cittadini”
Uno dei passaggi centrali della riflessione riguarda il futuro delle attività amministrative già avviate. Foti chiarisce che il problema, a suo giudizio, non riguarda la perdita dell’incarico personale, ma il rischio di rallentamenti per iniziative e servizi destinati alla comunità. “Quello che mi amareggia non è perdere un incarico. Le cariche finiscono e, prima o poi, finiscono per tutti”, afferma.
“Quello che mi amareggia è sapere che avremmo potuto continuare a lavorare ancora, seguire le opere, accompagnare i progetti, affrontare i problemi e lasciare che fossero i cittadini, tra qualche mese, a decidere se avevamo fatto bene oppure male”. Secondo il vicesindaco, le conseguenze della crisi non riguardano soltanto chi ricopriva ruoli istituzionali. “Perché un’opera che aspetta di essere aperta non appartiene a un sindaco. Un finanziamento non appartiene a una maggioranza. Un servizio non appartiene a un assessore. Appartengono a Sant’Eufemia”, sottolinea.
“Non è una vittoria, per me è una ferita per Sant’Eufemia”
Nella parte conclusiva del suo intervento, Foti ribadisce di non sentirsi sconfitta personalmente, ma profondamente amareggiata per il percorso interrotto. “Per questo oggi non mi sento sconfitta. Mi sento profondamente amareggiata. Sconfitta sarebbe smettere di credere nel mio paese. E quello non succederà”, afferma. Il vicesindaco chiede inoltre che venga spiegata ai cittadini la motivazione della scelta di interrompere anticipatamente il mandato.
“Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare ai cittadini non soltanto perché ha scelto di far cadere un’amministrazione, ma anche perché riteneva che fosse necessario farlo proprio adesso, proprio alla vigilia della conclusione naturale del mandato e proprio quando c’erano ancora opere, progetti e questioni da portare avanti”, puntualizza. La conclusione è un appello alla comunità e una valutazione amara della giornata vissuta dal paese. “Io non riesco a chiamarla una vittoria. Non riesco a chiamarla una festa. Non riesco a chiamarla una “nuova possibilità”. Per me oggi è semplicemente una ferita. E sono profondamente, sinceramente e umanamente rammaricata che a portarla sia Sant’Eufemia”, conclude.


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