Sanità in Calabria, Madeo denuncia: “abbiamo i ticket più cari d’Italia ma con prestazioni spesso indisponibili”

La vicepresidente della Commissione Sanità parla di criticità strutturali nel sistema regionale: "La Calabria registra un altro record: il tetto massimo più alto della spesa che tocca i 45 euro contro i 36 della media italiana"

“Pagare di più per avere di meno”. È questa la denuncia contenuta nella nota dell’avvocato Rosellina Madeo, vicepresidente della Commissione Sanità, che interviene sul tema dell’accesso alle cure in Calabria puntando l’attenzione su liste d’attesa, costi dei ticket e mobilità sanitaria. Secondo Madeo, le difficoltà vissute quotidianamente dai cittadini calabresi richiederebbero un’analisi basata sui dati e non su letture parziali della realtà regionale. “Talvolta per leggere nero su bianco che la prestazione è indisponibile. E non che non è disponibile sotto casa o nel comune più vicino, si fa per dire, nel giro di 100 chilometri. Ma che non si può fare in tutta la regione”, afferma Madeo, sottolineando come alcune criticità riguardino, secondo la sua denuncia, la disponibilità stessa di determinate prestazioni sanitarie sul territorio regionale.

Madeo: “I dati ostinati vanno letti in un’ottica oggettiva”

Nel suo intervento, la vicepresidente della Commissione Sanità evidenzia di non voler proporre una rappresentazione negativa della Calabria, ma una lettura legata alle difficoltà concrete affrontate dai cittadini. “E non si tratta di una narrazione distorta o pessimista. Siamo Calabresi, viviamo il territorio e amiamo la Calabria. Proprio in virtù di questo amore e stanchi di dover prendere le valigie per curaci altrove, riteniamo che i dati ostinati vadano letti in un’ottica oggettiva, perché solo affrontando le criticità con un approccio scientifico è possibile trovare soluzioni concrete a lungo termine”, dichiara. Secondo Madeo, il tema principale riguarda la necessità di individuare risposte strutturali per migliorare l’efficienza del sistema sanitario regionale e ridurre il ricorso dei cittadini alle cure fuori regione. La denuncia si concentra in particolare sulle difficoltà legate all’attesa per alcune prestazioni diagnostiche e sulle conseguenze economiche e sociali che queste situazioni determinerebbero per le famiglie calabresi.

Al centro della nota c’è anche il tema delle tempistiche per gli esami diagnostici. “Non è una novità che alcuni esami diagnostici, sebbene non invasivi e di routine, richiedano almeno sei mesi di attesa quando sono ‘celeri’, talvolta due anni o addirittura vengono dichiarati indisponibili”, afferma Madeo. La vicepresidente della Commissione Sanità collega il problema delle attese alla questione dei costi sostenuti dai cittadini, facendo riferimento al livello massimo dei ticket sanitari. “È però una novità, anzi un oltraggio al diritto alla salute, che sull’onda nazionale dell’aumento dei ticket la Calabria registra un altro record: è nella nostra regione il tetto massimo più alto della spesa che tocca i 45 euro contro i 36 della media italiana”, dichiara.

Nel suo intervento Madeo richiama inoltre il tema dei livelli essenziali di assistenza e della mobilità sanitaria passiva. “Quella stessa Regione che non trova soluzioni adeguate per smaltire le liste d’attesa e che, ancora una volta, è ultima nei livelli essenziali di assistenza facendo registrare il turismo sanitario più alto d’Italia con oltre 300milioni di euro, destinati a salire, di mobilità passiva. Cosa stiamo pagando allora esattamente?”, afferma.

Il nodo del privato e il rischio di rinuncia alle cure

La nota affronta anche il rapporto tra sanità pubblica e privata, evidenziando le conseguenze che, secondo Madeo, derivano dalle difficoltà di accesso alle prestazioni nei tempi previsti. La vicepresidente della Commissione Sanità lega il fenomeno alla capacità economica delle famiglie, sottolineando una differenza tra chi può sostenere una spesa privata e chi invece rischia di rinunciare alle cure.

“Se la fine del commissariamento è stata sbandierata come la grande svolta, sui social e sulle testate giornalistiche, sul territorio, per chi vive giornalmente le difficoltà legate a una regione non collegata dove mancano trasporti e servizi, si parla invece di continuità. Ad oggi solo più cara e dove il pubblico arretra, il privato avanza”, afferma Madeo. Secondo la vicepresidente della Commissione Sanità, “chi può permettersi di effettuare una prestazione a pagamento, visti i tempi biblici delle nostre strutture, sceglie il privato mentre chi non può rinuncia alle cure”. La nota richiama quindi anche il tema delle disuguaglianze nell’accesso alla salute, legate alle condizioni economiche dei cittadini.

Autonomia differenziata, la critica alla scelta della Regione

Nella parte conclusiva del suo intervento, Rosellina Madeo definisce la situazione sanitaria regionale come una “classifica al contrario”, ribadendo la necessità di affrontare le criticità attraverso interventi concreti. “La Calabria dunque capofila di una pericolosissima classifica al contrario. E non si tratta di narrazione distorta ma della presa di coscienza di una situazione che va affrontata con responsabilità e scelte concrete”, dichiara. Infine, la vicepresidente della Commissione Sanità collega il tema sanitario al dibattito sull’autonomia differenziata, criticando la scelta del presidente della Regione Calabria di firmare le pre-intese. “Scelte ben distanti da quella fatta dal Presidente della Regione che, con questi dati, ha deciso lo stesso di firmare le pre-intese per l’autonomia differenziata”, conclude Madeo.