Reggio Calabria, il dolore per Anthea Ranieri e il 17enne morto sul viadotto Cavaleone: “perché alcune tragedie restano nel silenzio?”

Un lettore di StrettoWeb riflette sul contrasto tra la grande partecipazione collettiva per la tragedia della giovane Ranieri e il silenzio seguito alla morte del 17enne che si è tolto la vita sul viadotto Cavaleone: “Non facciamo graduatorie del dolore, ma chiediamoci perché alcune tragedie restano invisibili”

“Gentile Redazione, ​scrivo questa lettera guidato da una profonda amarezza e dal bisogno di condividere una riflessione che, credo, meriti un momento di pausa collettiva. ​In questi giorni di festa per la nostra città, abbiamo giustamente assistito a un forte abbraccio della comunità attorno alla figura di Anthea Ranieri. È stato doveroso dedicarle preghiere, pensieri e tributi dal palco; la vicinanza ana meravigliosa ragazza e alla sua famiglia di fronte al dolore è il segno più limpido di una comunità viva ed empatica”. E’ questa la lettera inviata da un cittadino di Reggio Calabria e lettore di StrettoWeb.

“​Ciò che tuttavia lascia un senso di vuoto e sconcerto è il contrasto con quanto accaduto soltanto pochi giorni prima. Un ragazzo di soli 17 anni si è tolto la vita gettandosi dal viadotto Cavaleone. Un’altra giovane esistenza spezzata, una tragedia enorme che ha consumato nel silenzio una famiglia. ​Per quest’ultimo dramma non ci sono stati riflettori, non c’è stato il medesimo slancio emotivo collettivo, né una piazza che si sia fermata a porsi delle domande. Viene spontaneo chiedersi: in che mondo viviamo? Perché esistono tragedie che mobilitano l’attenzione pubblica ed altre che scivolano via nell’indifferenza o nel quasi totale anonimato?”.

“​Non si tratta di fare graduatorie del dolore, che sarebbe sbagliato e ingiusto. Si tratta di interrogarci sul ruolo dei media e sulla nostra sensibilità di cittadini. Un ragazzo di 17 anni che arriva a compiere un gesto simile rappresenta un grido d’aiuto inascoltato che dovrebbe scuotere le coscienze di tutti noi anzi dovrebbe essere un fallimento per tutti noi come cittadinanza e società civile. ​Spero che questa riflessione sia di aiuto, non per alimentare polemiche, ma per ricordarci che ogni giovane vita spezzata merita lo stesso rispetto, lo stesso ascolto e la stessa umana pietà. Un abbraccio e grazie per il vostro lavoro. Un cittadino qualunque”.