La collaborazione tra Italia e Giappone si allarga dai settori della ricerca scientifica e della difesa fino alle grandi infrastrutture strategiche. È questo uno dei temi emersi durante il convegno “La Scienza al Servizio della salute e della pace – Cooperazione Italia-Giappone: un punto di svolta. Una grande opportunità”, organizzato alla Camera dei deputati nell’ambito delle celebrazioni per i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Al centro del confronto ci sono innovazione, sicurezza, ricerca e sviluppo industriale, con un’attenzione particolare alle competenze tecnologiche maturate dal Giappone nel corso dei decenni. Tra gli esempi citati anche quello del ponte di Akashi, una delle infrastrutture sospese più importanti al mondo, richiamato come possibile riferimento nell’ambito del percorso italiano verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Italia e Giappone, una cooperazione strategica tra scienza, industria e tecnologia
Il rapporto tra Italia e Giappone sta vivendo una fase di crescente collaborazione in diversi ambiti strategici. Ricerca scientifica, innovazione tecnologica, sicurezza e industria sono i pilastri di una relazione che coinvolge istituzioni, università, centri di ricerca e imprese. Uno degli esempi più avanzati di questa integrazione è rappresentato dal Global Combat Air Programme (Gcap), il programma che vede coinvolti Italia, Giappone e Regno Unito nello sviluppo congiunto di un sistema aereo da combattimento di nuova generazione.
Il progetto rappresenta una delle principali forme di cooperazione tecnologica internazionale, perché mette in comune ricerca avanzata, capacità industriali e competenze ingegneristiche dei tre Paesi. Durante l’incontro alla Camera, il vicepresidente di Montecitorio Giorgio Mulè ha evidenziato il valore della collaborazione bilaterale, definendo la giornata “un nuovo punto di inizio nella relazione tra l’Italia e il Giappone”. “La scienza al servizio della salute e della pace può sembrare un’antinomia, ma è un’antinomia soltanto apparente, perché scienza e pace vanno esattamente nella stessa direzione”, ha affermato Mulè.
Il ponte di Akashi e il possibile collegamento con il Ponte sullo Stretto
Uno dei passaggi più significativi del confronto ha riguardato il settore delle grandi infrastrutture e, in particolare, l’esperienza giapponese nella costruzione dei ponti. A richiamare il tema è stato Eugenio Zoffili, presidente della Sezione di amicizia dell’Unione interparlamentare Italia-Giappone, che ha ricordato le competenze maturate dal Giappone nella progettazione e nella gestione di opere infrastrutturali complesse.
Tra gli esempi citati c’è il ponte di Akashi, in Giappone, una delle opere simbolo dell’ingegneria moderna e un riferimento mondiale per la realizzazione dei grandi ponti sospesi. Secondo Zoffili, questo patrimonio di conoscenze e tecnologie può rappresentare un elemento di interesse anche nel percorso italiano legato al Ponte sullo Stretto di Messina, una delle opere infrastrutturali più discusse e complesse previste nel panorama nazionale.
“Sono esempi concreti di come due Paesi lontani geograficamente possano mettere insieme conoscenze, esperienze e capacità industriali, creando nuove opportunità per le imprese e per i territori”, ha affermato Zoffili. Il confronto non riguarda soltanto l’aspetto costruttivo, ma anche la possibilità di valorizzare competenze, innovazione e cooperazione industriale tra due realtà con una forte tradizione nel campo dell’ingegneria.
Ponte sullo Stretto di Messina, l’esperienza internazionale come elemento di confronto
Il richiamo al ponte di Akashi si inserisce nel più ampio dibattito sulle grandi opere infrastrutturali italiane e sul ruolo delle collaborazioni internazionali. Il Ponte sullo Stretto di Messina rappresenta un progetto caratterizzato da elevati livelli di complessità tecnica, legati alla particolare conformazione geografica dell’area, alla necessità di garantire sicurezza strutturale e alla gestione di condizioni ambientali specifiche.
In questo contesto, il confronto con Paesi che hanno realizzato grandi infrastrutture può diventare un elemento di approfondimento tecnico e industriale. Il Giappone, proprio per la sua esperienza nella costruzione di opere in territori caratterizzati da particolari condizioni geologiche e ambientali, viene spesso considerato un Paese con un patrimonio significativo di conoscenze nel settore dell’ingegneria civile.
160 anni di relazioni Italia-Giappone: dalla ricerca alle applicazioni industriali
Il convegno organizzato a Roma ha evidenziato come la collaborazione tra i due Paesi non sia limitata ai rapporti diplomatici, ma coinvolga un sistema più ampio formato da università, ricerca, industria e innovazione. La cooperazione scientifica bilaterale ha una struttura istituzionale dal 1988, anno della firma a Tokyo dell’Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica.
Secondo i dati illustrati durante l’incontro, nel 2025 circa 200 accordi collegavano università ed enti di ricerca italiani e giapponesi, mentre dal 1970 i ricercatori dei due Paesi hanno prodotto insieme circa 21.000 pubblicazioni scientifiche. Numeri che raccontano un rapporto consolidato e in continua evoluzione, con settori prioritari che comprendono intelligenza artificiale, tecnologie agricole avanzate, mobilità sostenibile, biodiversità e medicina.
Dalla ricerca all’industria: i settori strategici della collaborazione
Il confronto di Montecitorio ha riguardato anche il passaggio dalla ricerca alle applicazioni concrete nel mondo produttivo. Tra i comparti coinvolti figurano aerospazio, farmaceutica, biomedicina, agroalimentare e automotive, settori nei quali Italia e Giappone possono sviluppare nuove forme di collaborazione. La logica alla base della cooperazione è quella della condivisione di competenze e capacità industriali, con l’obiettivo di creare nuove opportunità per aziende, territori e sistemi produttivi. Proprio questa visione è stata richiamata durante l’incontro, dove è emerso il ruolo della tecnologia come strumento per rafforzare i rapporti tra Paesi e favorire lo sviluppo economico.
I protagonisti dell’incontro alla Camera dei deputati
All’appuntamento hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della ricerca e dell’industria. Tra gli interventi figurano quelli del presidente della Commissione Affari esteri e Difesa del Senato Maurizio Gasparri, dell’ambasciatrice del Giappone in Italia Hikariko Ono e dell’ambasciatore italiano a Tokyo Mario Vattani.
Per il mondo universitario e scientifico sono intervenuti, tra gli altri, la rettrice della Sapienza Università di Roma Antonella Polimeni, la rettrice dell’Università Ca’ Foscari Venezia Tiziana Lippiello, la vicepresidente dell’Istituto di Scienza di Tokyo Junko Morikawa, il presidente dell’Università medica del Kansai Tatsu Kinashi e Toshiyuki Takagi, direttore dell’ufficio di Strasburgo della Società giapponese per la promozione della scienza. Per la Difesa era presente la vicedirettrice nazionale degli Armamenti Luisa Riccardi, mentre il confronto è stato moderato dal presidente della Fondazione Italia Giappone Umberto Vattani.
Italia e Giappone, nuove opportunità per le grandi opere del futuro
La cooperazione tra Italia e Giappone si conferma quindi un rapporto multidimensionale, capace di unire diplomazia, ricerca, industria e tecnologia. Dal programma Gcap alle grandi infrastrutture, passando per università e innovazione, il dialogo tra Roma e Tokyo punta a rafforzare lo scambio di conoscenze e competenze. Nel settore delle opere pubbliche, il riferimento al ponte di Akashi apre un nuovo capitolo di confronto sulle esperienze internazionali che possono accompagnare il percorso delle grandi infrastrutture italiane, tra cui il Ponte sullo Stretto di Messina.


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