Platì, funerali vietati per Micu Papalia: la provocazione del clan nel manifesto funebre

La nota diffusa dai familiari di Domenico Papalia riaccende la polemica dopo lo stop alle esequie pubbliche deciso dalla Procura di Milano. Klaus Davi documenta l’applauso durante l’inumazione a Platì e parla di oltre 150 persone presenti nonostante il divieto

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  • L'attesa della funzione di inumazione di Domenico Papalia
  • L'affissione funeraria della famiglia Alvaro, 11 luglio 2025 2
  • Il feretro di Domenico Papalia
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“I familiari tutti ringraziano quanti fino ad ora sono stati vicini al loro grande dolore ma al momento sospendono le visite a casa ed ogni altro dovere. La Salma è a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, si scusano per il disagio recatogli. I familiari ringraziano.”: il poster polemico della famiglia Papalia è stato diffuso all’indomani della decisione di Alessandra Cerreti, magistrato di punta della procura di Milano, che ha disposto il 28 agosto l’autopsia di Domenico Papalia, una comunicazione valida fino al 2 settembre ma ancora ieri a Platì e nella Locride se ne contavano oltre 70. Una polemica velata con le istituzioni che si unisce all’applauso scattato durante l’inumazione e documentato da Klaus Davi, in esclusiva per il sito Dagospia, nella notte del 6 settembre ha seguito l’evento iniziato alle 5:00 del mattino”. E’ quanto inviato alla stampa da Klaus Davi.

“Non è la prima volta che una famiglia di ‘Ndrangheta fa polemica per le decisioni adottate dall’Autorità giudiziaria o prefetture: successe con la famiglia Alvaro di Sinopoli, altro potentissimo clan, che nel manifesto funebre dedicato alla scomparsa di Giuseppe Alvaro avvenuta il 10 luglio 2025, scrissero «Le forze dell’ordine e la magistratura hanno già fatto tanto fino ad ora….. Ogni atto di limitazione è inutile e finalizzato solo a pubblicità. No strumentalizzazione ma opere di rispetto della dignità umana». “Colpisce – annota Klaus Davi – la mancanza di una foto di Domenico Papalia sostituita con un’immagine di Gesù. Non solo, anche la scelta di chiamare il defunto con il soprannome MICU PAPALIA è stato un modo di identificare la persona scomparsa con il suo storico soprannome, un vero e proprio brand conosciuto dal Sud America all’Australia”. All’inumazione di Domenico Papalia erano presenti 150 persone per rendergli omaggio, un numero non trascurabile considerato che le esequie pubbliche erano state vietate: la funzione si è svolta alle 6 del mattino e un’ora prima erano già presenti almeno la metà di loro. ‘Se i funerali fossero stati autorizzati, secondo alcuni calcoli degli inquirenti, sarebbero arrivate almeno 10.000 persone da tutto il mondo'” conclude il giornalista.