Una domenica di emozioni, scoperta e meraviglia nel cuore della Sila Piccola. Opera Sila continua a costruire un modello di festival diverso dagli altri, nel quale il pubblico non è chiamato soltanto ad assistere, ma a diventare parte integrante dell’esperienza: camminare, ascoltare, osservare e lasciarsi sorprendere. L’appuntamento nella Valle del Fiume Crocchio, in località Tirivolo, ha trasformato un sentiero immerso nel bosco in un percorso capace di intrecciare musica, natura, storia e ricerca scientifica. Un viaggio tra alberi secolari, racconti del territorio e performance artistiche che ha coinvolto centinaia di persone, molte delle quali arrivate anche da fuori Calabria.
Uno degli elementi più significativi emersi dalla giornata è la capacità di Opera Sila di andare oltre il pubblico locale e regionale. Tra i partecipanti presenti nella Sila Piccola c’erano infatti visitatori provenienti da Puglia, Sicilia, Abruzzo e Roma, attratti da una formula ancora poco comune: portare la musica dentro il paesaggio, lontano dal modello tradizionale del concerto e costruire un rapporto diretto tra artista, ambiente e spettatore. Un successo che racconta la crescente attenzione verso un turismo culturale ed esperienziale, capace di valorizzare luoghi meno conosciuti attraverso un racconto fatto di suoni, natura e identità. Una formula nella quale la divulgazione diventa parte integrante dello spettacolo e permette di scoprire storie e curiosità legate al territorio.
Il bosco raccontato tra storia, biodiversità e memoria
Il percorso guidato dalle guide ambientali del Parco Nazionale della Sila, coordinate da Giovanni Vizza, ha permesso ai partecipanti di entrare in relazione con il paesaggio. A raccontare la storia del bosco è stato l’etnobotanico Carmine Lupia, che ha illustrato il legame profondo tra gli alberi e le comunità che per generazioni hanno vissuto queste montagne. Il racconto ha riportato alla luce il ruolo dei boscaioli, uomini che hanno ricavato dal territorio il legname necessario alla vita quotidiana ma anche destinato a grandi opere architettoniche. Tra gli esempi più significativi c’è l’abete bianco che cresce tra Tirivolo e il Monte Gariglione, il cui legname venne utilizzato anche per la costruzione della Reggia di Caserta.
La storia di questa specie racconta anche un importante capitolo della biodiversità europea. Durante le ere glaciali, l’area tra Sila e Serre rappresentò infatti uno dei rifugi meridionali dell’abete bianco, permettendone la sopravvivenza mentre i ghiacci avanzavano sul continente. La sua particolare resistenza all’inquinamento ha inoltre reso questa varietà una risorsa utilizzata per programmi di rimboschimento in diversi Paesi europei.
La scienza spiega il benessere del bosco
Il viaggio di Opera Sila ha unito natura e ricerca scientifica grazie all’intervento di Giosuè Costa, docente di chimica all’Università Magna Graecia di Catanzaro, che ha spiegato i meccanismi alla base della sensazione di benessere percepita quando si è immersi negli ambienti naturali. Al centro del suo intervento lo studio sulle molecole volatili presenti negli aghi dell’abete bianco e del pino laricio: sostanze che entrano in contatto con i recettori olfattivi e generano una risposta dell’organismo. Alcune simulazioni al computer hanno evidenziato la capacità di queste molecole di legarsi allo stesso sito recettoriale coinvolto dall’azione delle benzodiazepine, mentre esperimenti comportamentali sui topi hanno mostrato risposte compatibili con un effetto ansiolitico.
La musica si è inserita nel percorso senza interrompere il dialogo con la natura. Awa Ly è apparsa dal bosco trasformando la sua voce e il ritmo del tamburo in un momento di grande intensità emotiva. Una performance capace di coinvolgere il pubblico in un’esperienza collettiva dedicata alla Terra e alla ricchezza della diversità. Anche il suono del Koshi, con le sue vibrazioni ispirate ai quattro elementi naturali, ha contribuito a creare un’atmosfera sospesa, confermando una delle intuizioni più importanti del festival: la musica non arriva per coprire il bosco, ma per amplificarne l’ascolto.
Il cammino è poi proseguito fino alla Valle Luminosa, sul Fiume del Crocchio, primo Luogo del Belsentire inaugurato nel Parco Nazionale della Sila e inserito nella mappa dei territori caratterizzati da un paesaggio sonoro di particolare valore ecologico e culturale. Qui Nico Arezzo ha imbracciato la chitarra proponendo un racconto musicale dedicato al Sud e all’emigrazione. Una storia intima e malinconica, quella di chi parte dalla propria terra per cercare un futuro altrove e scopre, nel tempo, che il legame con le proprie radici resta impossibile da cancellare.
Il gran finale tra Pino Daniele e il concerto intimo di Motta
Il pubblico ha vissuto anche un momento di sorpresa al Villaggio Grechi, dove una vera e propria incursione artistica ha visto protagonisti Antonio Pascuzzo, Nico Arezzo e Awa Ly, insieme sulle note delle canzoni di Pino Daniele. La giornata si è conclusa davanti alla chiesetta di Villaggio Grechi con Motta, una delle voci più intense della scena indie italiana. Seduto sull’erba e senza la mediazione della band, l’artista ha proposto diversi brani del suo repertorio, tra cui “La fine dei vent’anni”, “Vivere o morire”, “Sei bella davvero”, “La nostra ultima canzone” e “La musica è finita”. Il momento più intenso è arrivato con “Ed è quasi come essere felice”, brano che Motta definisce la sua “Vaffanculo” di Masini, capace di far emergere il mondo di inquietudini, domande e riflessioni che attraversa la sua scrittura. Con il pubblico, composto in larga parte da giovani, è nato un dialogo spontaneo e diretto.
Il successo di Opera Sila non riguarda soltanto la qualità artistica, ma anche la capacità di generare movimento per il territorio. Le strutture ricettive locali stanno registrando numerose prenotazioni legate agli appuntamenti del festival, anche grazie al progetto “Do ut Jazz”, sostenuto dalla Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, in un periodo dell’anno tradizionalmente meno caratterizzato dai grandi flussi turistici. Un segnale concreto di come una proposta culturale possa diventare occasione di scoperta e sviluppo economico per le comunità locali.
Il programma dei prossimi appuntamenti
Opera Sila, festival gratuito ideato da Vivodimusica con la direzione artistica di Antonio Pascuzzo, proseguirà con nuovi appuntamenti tra musica, natura, divulgazione scientifica e racconto del territorio. Il programma prevede sabato 19 settembre la presenza di Simone Cristicchi, Amara, Coro Opera Sila e Ensemble Vocale Luminae diretto dal M° Giovanna Massara, mentre domenica 20 settembre sarà la volta di Simona Sciacca, Alessandro Chimienti e Rocco Papaleo.
La giornata di sabato 12 settembre, rinviata per le condizioni meteorologiche, è stata riprogrammata per sabato 27 settembre con Raiz & Solis String Quartet. Gli appuntamenti saranno modulati in base all’evoluzione del meteo, monitorato costantemente da Francesco Benevento della Stazione Meteorologica di Sant’Elia, con la priorità della sicurezza dei partecipanti.
Il progetto è realizzato con il sostegno della Regione Calabria – Fondi POC 2014/2020 Azione 6.8.3 – Settore 2 del Dipartimento Turismo, Cultura e Marketing Territoriale, nell’ambito degli interventi “Calabria Straordinaria” – Avviso Pubblico “Eventi Straordinari: la Calabria che incanta”, con il sostegno economico e logistico di DNA Logistica e Paradiso Auto.
Partner istituzionali sono il Comune di Taverna, il Parco Nazionale della Sila e il Reparto Carabinieri Biodiversità di Catanzaro. Alla riuscita dell’iniziativa hanno contribuito inoltre volontari, associazioni e realtà del territorio, tra cui Valle dell’Alli, Protezione Civile Angeli della Sila e Protezione Civile Comune di Zagarise, oltre ai ristoratori che hanno accolto artisti e staff.








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