Morte Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo che sfidò la ‘ndrangheta: “ha portato per tutta la vita il peso del coraggio di sua madre”

Dioghenes APS ricorda la giovane scomparsa a 35 anni: la sua testimonianza fu decisiva per ricostruire l’omicidio di Lea Garofalo e ottenere la condanna dei responsabili. A novembre il Premio nazionale Lea Garofalo dedicherà uno spazio speciale alla sua memoria

La morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, riapre una delle pagine più drammatiche della storia della lotta alla ’ndrangheta e impone, come sottolinea Dioghenes APS – Associazione Antimafie e Antiusura, “silenzio, rispetto e responsabilità”. Denise è morta a soli 35 anni, dopo aver portato sulle proprie spalle una storia che aveva segnato profondamente la sua esistenza fin dall’adolescenza. Non è stata soltanto la figlia di una donna assassinata dalla criminalità organizzata, ma una giovane costretta a diventare adulta troppo presto, chiamata ad affrontare il peso di una scelta difficile e dolorosa: stare dalla parte della verità e della giustizia. La sua testimonianza è stata fondamentale per ricostruire la vicenda dell’omicidio di Lea Garofalo, la donna che aveva deciso di ribellarsi alla ’ndrangheta per proteggere la figlia e cambiare il destino della propria famiglia.

La storia di Lea Garofalo e il sacrificio della figlia Denise

La vicenda di Lea Garofalo rappresenta una delle storie più conosciute di coraggio nella lotta alle mafie. Dopo aver denunciato il contesto criminale nel quale era cresciuta e aver chiesto protezione, Lea venne sequestrata e uccisa il 24 novembre 2009. Il suo corpo fu distrutto nel tentativo di cancellarne ogni traccia, ma la sua storia non è mai scomparsa. A mantenerla viva è stata proprio Denise Cosco, che ha scelto di testimoniare contro i responsabili dell’omicidio della madre, compreso il padre. Una decisione che ha avuto un costo umano enorme. Denise ha dovuto rinunciare alla possibilità di vivere una quotidianità normale, affrontando paura, isolamento e la necessità di proteggere la propria identità. Per Dioghenes APS, ricordare oggi Denise significa non limitarsi alla celebrazione del suo coraggio, ma interrogarsi anche sulle difficoltà che ha dovuto affrontare dopo essere diventata simbolo di una battaglia più grande di lei.

Dioghenes APS: “Denise ha continuato a combattere anche quando i riflettori si erano spenti”

L’associazione Dioghenes APS, da anni impegnata nella promozione della cultura della legalità e nel contrasto alle mafie, ha espresso profondo dolore per la scomparsa di Denise Cosco, sottolineando il valore della sua testimonianza e la necessità di non dimenticare il percorso umano vissuto dalla giovane. Il presidente Paolo De Chiara ha dichiarato: “Denise ha continuato a combattere anche quando i riflettori si erano spenti – dichiara Paolo De Chiara, presidente di Dioghenes APS –. Ha pagato un prezzo che nessuna ragazza avrebbe dovuto pagare. Oggi dobbiamo interrogarci su quanto sia stato fatto per accompagnarla, proteggerla e aiutarla a ricostruire la propria esistenza. Ricordarla significa assumersi delle responsabilità, non limitarsi a pronunciare parole solenni”. Parole che richiamano l’attenzione non solo sul valore della testimonianza resa nei processi contro gli assassini di Lea Garofalo, ma anche sul lungo percorso personale affrontato da Denise dopo la fine del processo e dopo il venir meno dell’attenzione pubblica.

“Ricordare Lea e Denise significa scegliere da che parte stare”

Secondo Dioghenes APS, la memoria di Lea Garofalo e Denise Cosco deve trasformarsi in un impegno concreto contro la cultura mafiosa e contro ogni forma di indifferenza. L’associazione sottolinea come la storia delle due donne non possa essere separata: Lea ha scelto di ribellarsi alla criminalità per salvare la figlia, mentre Denise ha raccolto quella scelta portandola avanti davanti alla giustizia. La testimonianza della giovane è stata determinante per ricostruire la dinamica dell’omicidio e per arrivare alle condanne dei responsabili, diventando uno dei passaggi più importanti nella lotta giudiziaria contro la ’ndrangheta. Per questo, secondo l’associazione, il ricordo non può fermarsi alle parole pronunciate dopo una tragedia, ma deve tradursi in un’assunzione collettiva di responsabilità.

Il Premio nazionale Lea Garofalo 2026 dedicherà uno spazio alla memoria di Denise

La memoria di Denise sarà al centro anche della prossima edizione del Premio nazionale Lea Garofalo, organizzato da Dioghenes APS. La quinta edizione della manifestazione si svolgerà dal 24 al 26 novembre 2026 a Padula e sarà dedicata, in modo particolare, anche alla figura della figlia di Lea, perché – come sottolineato dagli organizzatori – la storia della donna che sfidò la ’ndrangheta non può essere raccontata senza quella della ragazza che ne ha raccolto il coraggio. La giuria del premio sarà presieduta da Marisa Garofalo, sorella di Lea, mentre Angela Napoli ricoprirà il ruolo di madrina. All’iniziativa parteciperanno studenti, rappresentanti della società civile, giornalisti e persone impegnate quotidianamente nella lotta alle mafie, con l’obiettivo di trasformare il ricordo in un momento di riflessione e partecipazione civile.

La memoria come strumento di impegno contro le mafie

Da anni Dioghenes APS porta avanti attività dedicate alla memoria di Lea Garofalo attraverso incontri pubblici, iniziative nelle scuole, momenti di sensibilizzazione, approfondimenti giornalistici e il Premio nazionale a lei intitolato. L’obiettivo è mantenere viva una storia che rappresenta un simbolo della resistenza alla criminalità organizzata, ma anche ricordare il lato umano di chi quella battaglia l’ha combattuta pagando un prezzo altissimo. La morte di Denise Cosco lascia dunque un vuoto profondo, ma consegna anche una responsabilità: continuare a raccontare la sua storia e quella di sua madre affinché il loro coraggio non venga dimenticato. Come ribadisce Dioghenes APS, ricordare Lea e Denise significa scegliere da che parte stare. Una scelta che, secondo l’associazione, deve essere compiuta ogni giorno attraverso la difesa della legalità, della verità e della giustizia”.