Messina, viaggio nei tesori nascosti della città: nel weekend porte aperte a palazzi, chiese e luoghi mai accessibili

Secondo weekend del festival il 26 e 27 settembre: visite straordinarie alla Regia Dogana, alla Casa del Mutilato e nei luoghi più nascosti della città tra arte, memoria e storia

C’è un palazzo affacciato sul porto che aprirà le porte soltanto per poche ore, una Casa che custodisce oltre un secolo di memoria e si visita questo e il prossimo weekend; e un borgo abbandonato dove il tempo sembra essersi fermato dopo l’alluvione del 1972. Sono tesori di solito chiusi al pubblico, e sarà un’occasione unica poterli visitare. Le Vie dei Tesori tornano sabato e domenica (26 e 27 settembre) a Messina per il secondo dei tre weekend del festival, e questa volta sarà difficile scegliere tra luoghi, esperienze e passeggiate. Con un appuntamento che è già quasi sold out: sono infatti rimasti gli ultimi posti per l’itinerario nella Messina liberty, sabato pomeriggio.

Un edificio affacciato sul porto, riconoscibile per la tettoia in ferro decorata dalle teste del dio Mercurio, costruito nell’area dell’antico Palazzo Reale: l’occasione da non perdere è il Palazzo della Regia Dogana, che aprirà soltanto sabato dalle 9.30 alle 12.30, una finestra di sole tre ore per entrare in uno dei luoghi che raccontano il rapporto strettissimo tra Messina e il suo mare. Progettato in stile liberty dal Luigi Lo Cascio nel 1912, fu completato in soli due anni sul sito del Palazzo Reale normanno distrutto nel terremoto del 1783: una palazzina ospita gli uffici, con altri corpi di fabbrica destinati a magazzini. Nel 1963 fu anche set di Mare matto con Gina Lollobrigida e Jean-Paul Belmondo.

Entra nel circuito la Casa del Mutilato, sede messinese dell’Associazione nazionale invalidi e mutilati di guerra

Da questo weekend entra invece nel circuito la Casa del Mutilato, sede messinese dell’Associazione nazionale invalidi e mutilati di guerra, inaugurata nel 1964 dall’allora presidente della Repubblica Antonio Segni. L’edificio tardo razionalista, progettato nel 1955 dall’ingegnere Alonci, accoglie con il bassorilievo di Amoroso e il motto Gemendo Germinat; all’interno, la cappella, la vetrata artistica del 1963, la sala della presidenza e quella del Consiglio direttivo. Sarà visitabile sabato e domenica dalle 9 alle 13.

Ma il viaggio continua dentro una Messina che conserva le tracce delle sue molte vite. Si potrà salire all’Eremo di San Corrado, a Gravitelli Superiore, restituito dal recente restauro con la grande cripta scavata nella roccia e la città distesa ai suoi piedi; oppure cercare le antiche celle monastiche dello Spirito Santo, entrare a San Giovanni di Malta, all’Annunziata dei Catalani, al Nuovo Oratorio della Pace, al santuario di Montalto e alla Madonna della Mercede. E ancora, visitare il Museo delle ceramiche Zipelli nell’antiquarium dell’Università, con le sue collezioni di 170 maioliche siciliane e spagnole; il Palazzo della Camera di Commercio; scoprire che nell’ex stabilimento di Costruzioni elettromeccaniche c’è la factory Schipani che recupera gli scarti e li trasforma in opere d’arte. Senza dimenticare la bellissima mostra di argenti liturgici che abbraccia quattro secoli nel segno di San Giuseppe.

Sul fronte delle dimore, si ritrovano Villa Cianciafara, con gli arredi, le collezioni e le memorie legate al fotografo cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa; Villa Giovanna, tra giardino tropicale e opere di Michele Panebianco; e il Parco di Villa Labruto, un piccolo universo botanico privato con centinaia di specie. E si può lasciare la città per inseguire una storia completamente diversa. La mattina si raggiunge Borgo Rajù, piccolo insediamento travolto nella notte di San Silvestro del 1972 dal torrente Fantina esondato, e da allora non è mai rinato. Tra case abbandonate e ruderi invasi dalla vegetazione (qui vivevano 400 persone), Ascosi Lasciti conduce alla ricerca dei brandelli di una comunità e ricostruisce la memoria di un luogo cancellato in poche ore.

Ultimissimi posti, invece, per la passeggiata nella Messina liberty, sabato alle 16. Con la guida Linda Iapichino si attraverserà la città che seppe reinventarsi dopo il terremoto del 1908: si parte da piazza Antonello e si seguono le architetture della rinascita novecentesca. Le Vie dei Tesori pensano anche ai più piccoli. Sabato alle 10.30, alla Galleria Lucio Barbera, si trasforma l’arte contemporanea in un gioco: i bambini (dagli 8 ai 12 anni) scopriranno opere e linguaggi astratti, informali e concettuali, poi sceglieranno un’emozione e proveranno a raccontarla, solo con linee, macchie di colore, texture e una parola ritagliata da un giornale.

Il festival Le Vie dei Tesori, sostenuto da Unicredit come main sponsor e da Mangia’s, quest’anno festeggia vent’anni di porte aperte, di luoghi ritrovati, di storie che sono diventate parte della vita delle città; un’avventura cominciata nel 2006 in seno all’Università, cresciuta insieme al suo pubblico, fino a imporsi come una delle manifestazioni più partecipate in Italia. Messina è stata tra le primissime città a sposare il progetto e condurlo finora: negli stessi weekend si visitano anche Alcamo, Bagheria, Carini, Enna, Leonforte, Mazara e Trapani. Dal 10 al 25 ottobre, tocca a Caltanissetta, Corleone, Marsala, Sciacca e Termini Imerese, e le due new entry di quest’anno, Santa Flavia e Castelvetrano. Dal 17 al 25 ottobre si unisce Mantova; dal 24 ottobre al 15 novembre anche Ragusa. Catania dal 9 ottobre all’8 novembre. E infine Palermo per sei fine settimana, da venerdì a domenica, dal 9 ottobre al 15 novembre. Tutti i programmi delle città che vivono il festival a settembre e ottobre si possono consultare on line (www.leviedeitesori.com).

Regia dogana messina