Un pezzo della Messina storica torna idealmente a vivere grazie a una ricostruzione che restituisce alla città uno dei suoi monumenti più importanti e ormai perduti. Francesco Ferla ha infatti ricreato il Collegio dei Gesuiti di Messina, il grande complesso architettonico distrutto dal terremoto del 1908 e successivamente cancellato dalle demolizioni del Novecento. L’opera di ricostruzione, visibile nell’immagine a corredo dell’articolo, permette di immaginare nuovamente le forme di un edificio che per secoli rappresentò un punto di riferimento culturale, religioso e universitario della città dello Stretto. Il Collegio dei Gesuiti, con l’attigua chiesa di San Giovanni Battista dei Gesuiti, non era infatti un semplice edificio religioso, ma un complesso di straordinaria importanza storica: fu sede del primo collegio della Compagnia di Gesù al mondo, nato su impulso diretto di Ignazio di Loyola, fondatore dell’ordine.
Il Collegio dei Gesuiti di Messina, il primo collegio della Compagnia di Gesù al mondo
La storia del Collegio dei Gesuiti di Messina affonda le proprie radici nel XVI secolo, quando i gesuiti arrivarono in città già nel 1548, grazie alla concessione della chiesa di San Nicolò dei Gentiluomini. L’edificio destinato ad accogliere il Collegio Prototipo venne poi realizzato a partire dal 1608, sulla base del progetto dell’architetto gesuita Natale Masuccio, nella zona della contrada del Fosso. Il complesso rappresentava una delle prime grandi applicazioni del modello educativo e architettonico della Compagnia di Gesù. La sua organizzazione seguiva il cosiddetto “modo nostro”, un modello progettuale pensato per integrare in maniera funzionale gli spazi dedicati alla formazione, alla vita religiosa e alle attività della comunità. Il collegio ospitava infatti tre aree principali: quella delle scuole, l’area destinata ai religiosi e quella collegata alla chiesa. Una struttura innovativa che sarebbe diventata un riferimento per numerosi altri collegi gesuitici costruiti nei territori cattolici.
Un centro di cultura e la prima università di Messina
Il ruolo del Collegio dei Gesuiti andò ben oltre la funzione religiosa. Nel corso della sua storia divenne anche sede del Messanense Studium Generale, ovvero la prima università della città di Messina, gestita almeno in parte dagli stessi gesuiti. L’edificio divenne così uno dei luoghi simbolo della vita culturale messinese, un punto di riferimento per l’istruzione e la formazione delle nuove generazioni. La sua architettura, caratterizzata da un impianto rigoroso e funzionale, rifletteva lo stile tipico delle costruzioni gesuitiche dell’epoca, con prospetti sobri, elementi decorativi concentrati nei punti principali e una particolare attenzione all’organizzazione degli spazi interni.
Dall’espulsione dei Gesuiti ai nuovi utilizzi dell’edificio
Nel 1767, dopo l’espulsione della Compagnia di Gesù dalla Sicilia, il complesso non perse la propria vocazione educativa. L’edificio continuò infatti a ospitare attività scolastiche attraverso l’Accademia Carolina, conosciuta anche come Collegio Carolino di Pubblici Studi. Nel corso dei decenni successivi il collegio attraversò diverse trasformazioni. Dopo i danni provocati dal terremoto del 1783, venne restaurato e tornò ad assumere un ruolo centrale nella vita universitaria cittadina. A partire dal 1839 ospitò nuovamente l’Università di Messina, ripristinata da Ferdinando I delle Due Sicilie dopo la chiusura seguita alla rivolta antispagnola del XVII secolo. Per oltre tre secoli, dunque, il complesso gesuitico rappresentò uno dei cuori pulsanti della città, un luogo nel quale religione, cultura e formazione si intrecciarono profondamente.
Il terremoto del 1908 e la perdita del complesso storico
La storia del Collegio dei Gesuiti cambiò drammaticamente con il terremoto di Messina del 1908, uno degli eventi più devastanti mai vissuti dalla città. Il sisma provocò gravi danni all’intero complesso, rendendolo pesantemente compromesso. Nel 1913 arrivò la demolizione delle strutture superstiti, cancellando progressivamente uno dei simboli architettonici della Messina pre-terremoto. Dell’antico edificio rimase soltanto parte del patrimonio storico, tra cui il portale d’ingresso del tempio, sopravvissuto al disastro e successivamente inglobato in una parete secondaria della nuova sede universitaria realizzata sull’area originaria del collegio. La città perse così una testimonianza fondamentale della propria storia, una perdita che ancora oggi rappresenta una delle ferite della memoria urbana messinese.
La ricostruzione di Francesco Ferla restituisce memoria alla città
La ricostruzione realizzata da Francesco Ferla assume quindi un valore particolare: attraverso la rappresentazione dell’antico complesso permette di recuperare visivamente un edificio che non esiste più. La ricostruzione digitale diventa uno strumento per riportare alla conoscenza collettiva un patrimonio cancellato dagli eventi naturali e dalle trasformazioni urbanistiche. Il Collegio dei Gesuiti di Messina non era soltanto un monumento, ma un luogo che raccontava secoli di storia cittadina: dalla presenza dei gesuiti alla nascita dell’università, dalla formazione culturale alla trasformazione della città dopo il terremoto.
Dal Collegio Sant’Ignazio alla demolizione degli anni Settanta
Dopo il sisma, negli anni successivi venne ricostruito il Collegio Sant’Ignazio, in stile arabo-normanno, nel quadrangolo compreso tra via Nicola Fabrizi, via Ugo Bassi, via XXVII Luglio e piazza Cairoli. Anche questo edificio, però, ebbe una vita breve. Il collegio e la chiesa annessa, caratterizzata da tre cupole e due torri campanarie progettate dall’ingegnere palermitano Antonio Zanca, furono demoliti il 30 aprile 1975 per lasciare spazio a un edificio commerciale. Un ulteriore capitolo della progressiva scomparsa della memoria architettonica del complesso gesuitico messinese. Oggi, grazie alla ricostruzione di Francesco Ferla, quella storia torna nuovamente visibile e offre alla città la possibilità di riscoprire uno dei luoghi più importanti della propria identità culturale.


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