Antonio Marziale, già Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Calabria, commenta la presenza di Roberto Vannacci a Reggio Calabria, dove il Generale ha partecipato a un comizio elettorale in Piazza Duomo a sostegno di Mimmo Giannetta, candidato di Futuro Nazionale alle elezioni suppletive. Marziale ha scelto di intervenire – con un video sui social – non sul piano strettamente politico, ma su quello sociologico e culturale, soffermandosi su alcuni temi affrontati negli ultimi anni dal Generale. “Tratti somatici, sessualità normale o anormale, ma che discorsi sono?”, ha dichiarato l’ex Garante, introducendo la sua riflessione.
Nel suo intervento, Marziale ha rivolto direttamente le proprie considerazioni a Vannacci, sottolineando come alcune posizioni possano essere accolte diversamente in base al contesto sociale e culturale del territorio. “Ma Generale Vannacci, so che in queste ore lei è in Calabria, è anche tra le altre cose un personaggio simpatico, devo dire la verità, Ma le sue proposte in Calabria, per esempio, sono sociologicamente ricevibili, perché la Calabria è terra di grande solidarietà”, ha affermato. Secondo l’ex rappresentante regionale, la storia della Calabria, segnata anche dai fenomeni migratori, avrebbe contribuito a costruire una particolare sensibilità verso i temi dell’inclusione e della diversità.
Marziale ha poi concentrato la propria analisi sul modo in cui alcuni messaggi politici vengono percepiti nella società, sostenendo che una comunicazione incentrata sulle differenze possa produrre conseguenze anche non intenzionali. “Bisogna stare molto attenti anche perché la sua comunicazione politica, che gioca proprio sulla diversità, in questo momento storico alimenta odio, certo magari non voluto da lei perché lei è un comunicatore d’assalto, proprio un militare, e però poi ci sono ricadute nella comunicazione. L’odio è uno dei primi elementi”, ha dichiarato. Un ragionamento che Marziale ha presentato come una valutazione sociologica, distinguendolo da una critica di natura esclusivamente politica.
Il messaggio ai calabresi: “Noi non discriminiamo”
Nel finale del suo intervento, Marziale ha richiamato il rapporto tra la storia della Calabria e il tema delle discriminazioni, ricordando come anche i calabresi abbiano vissuto nel tempo esperienze di emarginazione e stereotipi. “Generale, noi calabresi abbiamo imparato perché siamo un popolo di immigrati. Ci chiamavano terroni, abbiamo la pelle più scura di quelli che abitano al nord, siamo diversi in tante cose e proprio perché noi nel tempo siamo stati discriminati, noi non discriminiamo”, ha affermato. Secondo Marziale, proprio questa esperienza storica avrebbe contribuito a sviluppare una cultura dell’accoglienza che renderebbe difficilmente recepibili determinati messaggi nel territorio regionale.
L’ex Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Calabria ha concluso il proprio intervento ribadendo il carattere sociologico della sua analisi e il suo giudizio sulla percezione del messaggio di Vannacci in Calabria. “La lezione, i calabresi, quelli seri, quelli con la testa a posto, l’hanno compresa e il mio è un discorso sociologico, il suo messaggio qui non passa”, ha concluso Marziale.


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