La domanda nasce spontanea: ma questa Reggina giocherà davvero in Serie D? Perché a guardare la rosa costruita dalla società amaranto, il mercato realizzato e il livello dei calciatori arrivati sullo Stretto, sembra quasi di assistere alla preparazione di una squadra pronta per una categoria superiore. In attesa delle conferme del campo, oggi una cosa appare evidente: la Reggina ha costruito una delle rose più importanti della Serie D, sicuramente la più completa del girone I, e lo ha fatto attraverso un mercato che rappresenta una netta inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni. Dopo stagioni segnate da partenze anticipate, calciatori che lasciavano la squadra già a gennaio e giocatori che preferivano altre destinazioni per generici “problemi familiari”, oggi il quadro è completamente diverso. Oggi c’è chi sceglie volontariamente di scendere dalla Serie C o rinunciare ad altre opportunità professionistiche pur di vestire la maglia della Reggina.
È questo forse il dato più significativo del mercato amaranto. Non soltanto i nomi, ma la volontà con cui determinati calciatori hanno deciso di sposare il progetto. La Reggina oggi è una società solida, ambiziosa e con una prospettiva futura chiara. Un progetto che può contare anche sull’esperienza di uno dei manager calcistici italiani più longevi, esperti e vincenti della storia recente del calcio nazionale, Claudio Lotito, capace di costruire squadre competitive e di programmare sul lungo periodo. Il club amaranto non sta semplicemente costruendo una squadra per vincere la Serie D, ma sta gettando le basi per un percorso più ampio, con una struttura già pronta per affrontare il salto di categoria.
Da B e C alla D: da Acquadro e Baldan a Lancini e Magrassi
Alcuni esempi raccontano meglio di qualsiasi analisi il livello del mercato amaranto. Andrea Acquadro e Marco Baldan, dopo aver conquistato la promozione con la Scafatese, avrebbero potuto proseguire il loro percorso in categorie superiori o comunque mantenere un palcoscenico più vicino al professionismo. Hanno invece scelto la Reggina. Una decisione che testimonia il fascino del progetto e la percezione di una società pronta a tornare protagonista. Non si tratta soltanto di acquistare calciatori forti, ma di convincere giocatori già vincenti ad abbracciare una nuova sfida in una piazza storica.
Il discorso vale ancora di più per profili come Andrea Lancini e Andrea Magrassi, giocatori con esperienza ai massimi livelli del calcio italiano. Lancini porta con sé un percorso importante tra Serie B e Serie C, mentre Magrassi rappresenta forse uno dei colpi più significativi dell’intero mercato dilettantistico. L’attaccante ha infatti giocato anche in Serie B, segnando e accumulando presenze in una piazza come Cittadella, una società storicamente riconosciuta per la capacità di valorizzare e scegliere bene i propri calciatori.
Il dato più significativo è che Magrassi avrebbe avuto anche altre possibilità, tra cui quella del Lecco, squadra che nella passata stagione aveva disputato i playoff per la promozione in Serie B. Ha scelto invece Reggio Calabria. Una scelta che racconta molto più di un semplice trasferimento: racconta la forza attrattiva di una Reggina tornata credibile.
Un centrocampo da categoria superiore e una rosa costruita senza punti deboli
La profondità della squadra emerge anche negli altri reparti. Baggi e Franchini rappresentano profili che non hanno praticamente conosciuto la Serie D e arrivano con caratteristiche da categoria superiore. Abonckelet, Guida e Alma, invece, conoscono bene il campionato e hanno già dimostrato di saperlo vincere più volte. C’è poi il caso di Jallow, che ha vissuto soltanto una stagione in Serie D, ma in quell’annata ha segnato ben 21 reti, attirando l’attenzione del calcio professionistico. Dopo quattro anni tra i professionisti, a 28 anni, l’attaccante rapido e potente ha scelto di tornare in quarta serie. E lo ha fatto soltanto per la Reggina.
L’ultimo colpo, quello arrivato ieri, ha aggiunto ulteriore qualità a una rosa già molto competitiva. Rosseti rappresenta un profilo che, per caratteristiche e curriculum, sembra appartenere a un’altra categoria. È un calciatore abituato a giocare da protagonista in Serie C, con anche esperienze in Serie B. Un elemento che può essere considerato un vero lusso per la categoria, soprattutto se inserito in un centrocampo già ampio, vario e ricco di soluzioni. La Reggina non ha costruito soltanto una squadra con grandi nomi, ma una rosa equilibrata, con alternative in ogni reparto e caratteristiche diverse per affrontare un campionato lungo.
Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda il lavoro sugli under. Spesso in Serie D il rendimento dei giovani può diventare decisivo e la Reggina sembra aver lavorato con attenzione anche su questo fronte. La piacevole sorpresa è stata rappresentata da Toscano, protagonista di una buona prestazione nella sfida di Coppa Italia e già apprezzato per personalità e qualità. Un segnale importante: una squadra costruita per vincere non può vivere soltanto sull’esperienza dei grandi nomi, ma deve avere giovani pronti a diventare protagonisti.
Dopo tre anni la Reggina torna a essere una corazzata
Oggi, dopo tre anni difficili, si può affermare senza timori che la Reggina è tornata a essere una corazzata. Sulla carta è la squadra più forte del girone I di Serie D e una delle più attrezzate dell’intera categoria. Il campo dovrà confermare questa sensazione, perché nel calcio nulla è scontato. Ma la base costruita dalla società amaranto è di altissimo livello. E soprattutto è accompagnata da un elemento fondamentale: l’entusiasmo della piazza.
I segnali arrivati nelle ultime settimane sono evidenti. La presenza massiccia alla conferenza di Lotito, la grande atmosfera vissuta all’Arena dello Stretto durante la presentazione della squadra e il dato degli abbonamenti raccontano una città che sta tornando a riavvicinarsi alla propria squadra. Con circa 3.200 tessere sottoscritte, la campagna abbonamenti ha già superato i numeri della stagione precedente e non è ancora conclusa, visto che la società ha annunciato una proroga. Un entusiasmo che non nasce soltanto dai risultati, ma dalla percezione che finalmente ci sia un progetto stabile.
Il titolo non è una provocazione: “Ma la Reggina giocherà in Serie D o in Serie C?” Perché questa squadra, almeno sulla carta, possiede già un’ossatura tecnico-tattica in grado di affrontare la Serie C con dignità e competere anche in quella categoria. Ed è proprio questo il segnale più importante: la società non sembra costruire soltanto per vincere oggi, ma per non dover rivoluzionare tutto domani. Se arriverà la promozione, questa Reggina avrà già una base importante da cui ripartire. Un mercato stellare, un gruppo ambizioso e una piazza che sta tornando a sognare. E siamo soltanto all’inizio.
