Non è che ci si aspettasse poi tanto eh. L’ultimo Mondiale che ci ricordiamo è quello del 2006, tra figuracce e appuntamenti mancati. L’ultimo CT che abbiamo visto in carica per un po’ di tempo è proprio Mancini, con la felice parentesi dell’Europeo 2021, oggi ritornato dopo un’estate di scelte, colloquio, dimissioni presidenziali e dirigenziali, gente che voleva Pirlo, poi Grosso (esonerato subito dalla Fiorentina). Poi ci siamo accontentati dell’usato sicuro.
E quindi Mancini bis. Si riparte dalla Nations League, che “è sempre un trofeo“, ma che forse è il “trofeo” in cui si può sperimentare un po’ di più. Anche perchè l’Italia, dal suddetto 2026, deve “rifondare” e non “rifonda” mai. Al massimo affonda. Mancini ha messo insieme un gruppo con parecchi giovanotti presi chi dal Portogallo (Doumbia), chi dalla B tedesca (Zoma) e chi dal Cagliari (Maldini e Romano).
A proposito di Romano, sua la palla sanguinosa persa nel primo tempo per la rete di Godts, verrebbe da dire che se l’inizio è questo: “me cojoni“. Ironia a parte, Romano ha qualità e si farà, il problema non è lui. Anche perchè Barella, ben più esperto, ha lanciato il contropiede del Belgio chiuso con la rete di Lukebakio dello 0-2.
È una “giovine Italia” quella di Mancini che non manca dello spirito rivoluzionario del quasi omonimo Mazzini, ma ancora tutta “da fare”, tatticamente, ma soprattutto dal punto di vista identitario. Da sistemare l’avvio, troppo timido, in balia del Belgio e con Donnarumma che ha evitato la goleada. Migliore la reazione a inizio ripresa con Lammers, estremo difensore opposto, chiamato agli straordinari. Kean prima e Scalvini poi, hanno mancato due ghiotte occasioni da pochi passi rendendo, forse, meno amaro il giudizio finale.
Nell’altra partita del girone, la Turchia, prossima avversaria degli azzurri, ha perso 0-1 contro la Francia. Lunedì sera si torna in campo per un altro esame di maturità.


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