Il turismo in Calabria e il rischio di confondere i rientri estivi degli emigrati con una reale crescita dei flussi turistici. È questo il tema al centro della lunga riflessione di Domenico Mazza, del Comitato Magna Grecia, che analizza il rapporto tra eventi estivi, presenze sui territori e sviluppo strutturale della regione. Secondo Mazza, il fenomeno delle piazze affollate durante i mesi estivi viene spesso interpretato dagli amministratori locali come un indicatore di attrattività turistica, mentre rappresenterebbe in molti casi soprattutto il ritorno temporaneo di calabresi residenti fuori regione.
“Piazze gremite, luci accese, decibel al massimo, per qualche settimana d’estate la Calabria si convince di essere una terra florida, attrattiva, proiettata verso un futuro di sviluppo. I sindaci — dallo Stretto al Pollino, dal Tirreno allo Jonio — contano i presenti con l’orgoglio dei grandi numeri, esibendo le affluenze come prova del buon governo.”
“Un equivoco tra turismo reale e turismo di ritorno”
Nella sua analisi Mazza evidenzia quella che definisce una sovrapposizione tra flussi turistici e rientri della diaspora calabrese, richiamando anche il calo demografico che ha interessato la regione negli ultimi anni. “Ma c’è un equivoco, spesso alimentato ad arte. Gli amministratori confondono volutamente i flussi turistici reali con il mero turismo di ritorno. Non sono nuovi visitatori conquistati da un brand territoriale, ma emigrati che rientrano per un mese e tornano altrove per undici.”
“Del resto, secondo i dati Istat, negli ultimi dieci anni la popolazione calabrese è diminuita di oltre 100.000 unità. A questa emorragia contribuisce anche un saldo migratorio strutturalmente negativo e particolarmente marcato tra le fasce più giovani. I rientri estivi, per quanto affettivamente densi, non modificano il bilancio demografico. A settembre, i comuni tornano a perdere abitanti, e la media d’età della popolazione residua continua a crescere.”
Secondo il componente del Comitato Magna Grecia, quindi, il rischio sarebbe quello di leggere in modo errato alcuni indicatori estivi. “È un’illusione contabile: un trucco statistico che gonfia gli indici di affluenza mentre i visitatori reali restano una minoranza rispetto ai rientri della diaspora.” “Le piazze si riempiono. La Calabria resta vuota.”
La Costa degli Dei come eccezione nel panorama regionale
Mazza individua però alcune realtà che rappresentano esempi virtuosi, citando in particolare i territori della Costa degli Dei, dove negli anni sono state costruite strategie di promozione capaci di attrarre visitatori esterni. “Il paradigma resta invertito lungo la Costa degli Dei. Tropea è tra i primi 25 comuni italiani per densità turistica, Ricadi supera le 180 presenze per abitante. In questi contesti, anni di campagne di marketing territoriale continuano a richiamare flussi esogeni genuini.” Secondo Mazza, tuttavia, questi casi rappresenterebbero un’eccezione rispetto alla situazione generale della Calabria. “Questi territori sono l’eccezione. Non fanno regola.”
Nella seconda parte della riflessione Mazza sposta l’attenzione sul rapporto tra grandi eventi estivi e condizioni strutturali dei territori, sostenendo che dopo la fine della stagione delle manifestazioni emergerebbero nuovamente le criticità quotidiane. “A settembre cala il sipario. La festa finisce, i cartelloni si strappano e i paesi si svuotano di colpo. Il crollo non è metaforico. Quando la parentesi estiva si chiude, la realtà torna a presentare il suo conto salatissimo“. Tra i problemi richiamati vengono citati la sanità regionale, la mobilità passiva verso altre regioni, la carenza di personale nei pronto soccorso, le difficoltà infrastrutturali e la riduzione dei servizi nei piccoli centri. “Di fronte a questa emergenza strutturale, la classe dirigente risponde con la solita distrazione di massa.”
Mazza richiama anche gli eventi regionali, citando i tre Capodanno Rai organizzati negli ultimi anni come esempio di iniziative capaci di garantire visibilità ma, a suo giudizio, prive di ricadute strutturali. “È un’equazione tragica. Finanziare la serata canora è infinitamente più facile, immediato ed elettoralmente remunerativo. Progettare infrastrutture, garantire il diritto alla salute e creare le condizioni per far restare chi lavora e studia è molto più difficile.”
La riflessione precisa però che le responsabilità non sarebbero uguali per tutti gli amministratori. “Un sindaco di un comune montano con pochi fondi di bilancio non ha gli stessi margini di manovra degli amministratori regionali. Ma proprio per questo, la logica dell’evento diventa una scappatoia per tutti: facile per il piccolo comune, elettoralmente comoda per i grandi insediamenti antropici.”
“Dai piani di sviluppo alla direzione artistica”
Secondo Mazza, negli ultimi anni sarebbe cambiata la priorità della politica locale, con un crescente peso attribuito agli eventi rispetto alla programmazione amministrativa. “La mutazione delle classi dirigenti è ormai compiuta: non più amministratori della cosa pubblica, ma direttori artistici“. “Il valore di un consorzio umano e politico non si calcola più sulla qualità delle reti idriche e stradali, sulle opportunità lavorative, sul potenziamento dei servizi. Si calcola sul nome dell’artista ingaggiato per la serata conclusiva delle manifestazioni estive”.
La critica riguarda anche l’utilizzo del consenso politico legato agli spettacoli, contrapposto alle difficoltà sociali ed economiche della regione. “Come se il merito amministrativo si misurasse in qualità degli spettacoli e non in tasso di disoccupazione giovanile, che nella regione supera il 40%. Questo populismo dell’evento reinterpreta la logica antica del panem et circenses”. Mazza riconosce però anche il valore sociale delle feste di comunità, sottolineando che il problema non sarebbe rappresentato dagli eventi in sé, ma dalla loro trasformazione nell’unico strumento di politica pubblica. “Il problema non sono le feste in sé, ma il fatto che siano diventate la sola forma di politica pubblica. La movida si è imposta come l’unico linguaggio condiviso tra istituzioni e cittadini. Quando l’evento sostituisce il progetto, la piazza piena non è più aggregazione. Diventa surrogato.”
La richiesta di una nuova stagione di programmazione
Nella parte conclusiva della riflessione Mazza richiama la necessità di utilizzare meglio le risorse disponibili, compresi i fondi europei, e di costruire politiche di lungo periodo. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento della sanità, il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie e stradali, una maggiore capacità di accesso ai fondi europei, il sostegno al ritorno dei giovani e nuovi strumenti per innovazione e lavoro.
“Una comunità non sopravvive di sole sagre. La Calabria ha bisogno d’altro. Alla regione servono visione, investimenti a lungo termine e una politica che sappia guardare oltre il calendario di settembre”. Mazza conclude con un appello a superare una visione basata esclusivamente sugli eventi e a costruire una Calabria capace di vivere tutto l’anno. “Pretendere di misurare la virtù di un’amministrazione attraverso il successo degli spettacoli di piazza è un atto di resa culturale. Finché il consenso continuerà a essere misurato dal numero di presenze sotto un palco, la regione rimarrà prigioniera di una perenne finzione festiva.”
“La Calabria si risveglierà, ogni autunno, nella sua amara e immutata quotidianità. La sfida non è rinunciare alle piazze, ma farle vivere anche a ottobre, a gennaio, a maggio. Servono servizi, lavoro, presidi sanitari funzionanti, strade percorribili. Il vuoto istituzionale non spaventa nessuno. Conviene a chi ci specula sopra. Altrimenti, il palco resta solo un monumento provvisorio alla resa“.



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