Dopo il successo della manifestazione poetica dedicata alla Madonna della Consolazione, il Movimento Culturale Cento e più Poeti per la Pace rilancia il proprio percorso con nuove iniziative all’insegna della cultura, della spiritualità e dell’impegno civile. L’evento, vissuto a Reggio Calabria con grande partecipazione, ha rappresentato un momento di incontro tra poesia, fede e riflessione sui temi della pace, ma per il Movimento non è stato un punto di arrivo, bensì l’inizio di una nuova fase. Il coordinatore del Movimento, lo scrittore Giovanni Suraci, nei prossimi giorni incontrerà i responsabili della Marcia della Pace Perugia-Assisi con l’obiettivo di costruire insieme un’iniziativa dal forte valore culturale e sociale. L’intento è riportare al centro del dibattito pubblico il tema della pace e coinvolgere sempre più persone in un percorso fatto di dialogo, confronto e responsabilità collettiva.
“La pace deve essere preparata attraverso la cultura della pace”
In una nota, Giovanni Suraci ha spiegato il significato del percorso intrapreso dal Movimento, sottolineando il ruolo che la cultura può avere davanti alle tragedie del presente. “Dopo l’emozionante manifestazione poetica dedicata alla Madonna della Consolazione, vissuta con intensa partecipazione e nel segno della poesia, della spiritualità e dell’impegno civile, il Movimento Culturale Cento e più Poeti per la Pace non si ferma”.
“L’ultima iniziativa, organizzata grazie all’impegno di Don Demetrio Sarica, Prevosto della Cattedrale, di Padre Pietro Ammendola, Guardiano dei Frati Cappuccini dell’Eremo, di Gaetano Surace, Presidente dei Portatori della Vara, e di Giovanni Suraci, Coordinatore del Movimento Culturale Cento e più Poeti per la Pace, ha rappresentato un momento significativo di incontro tra cultura, poesia, fede e impegno per onorare la Madonna della Consolazione nel segno della pace. Ma quella manifestazione non è un punto di arrivo. È un nuovo punto di partenza”.
Secondo il Movimento, la cultura non può restare spettatrice davanti ai conflitti e alle sofferenze che attraversano il mondo. La poesia, gli artisti, gli insegnanti e gli intellettuali vengono chiamati a svolgere un ruolo attivo nella costruzione di una società fondata sull’ascolto e sulla convivenza pacifica, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. “Gli scrittori, gli artisti, gli insegnanti, gli intellettuali e tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni hanno una responsabilità: educare alla pace, al dialogo, all’ascolto, alla convivenza tra i popoli”, si legge nella nota.
Il messaggio ai giovani: “Hanno il diritto di immaginare un futuro diverso”
Uno dei passaggi centrali della riflessione riguarda il ruolo dei giovani, indicati come destinatari principali di una nuova cultura della pace. Il Movimento evidenzia come le nuove generazioni debbano poter costruire il proprio futuro senza essere condizionate dalla paura e dalla distruzione causate dai conflitti. “E soprattutto bisogna ascoltare le nuove generazioni. I giovani hanno il diritto di immaginare un futuro diverso da quello segnato dalla paura, dalla distruzione e dalla morte. Hanno il diritto di studiare, amare, viaggiare, costruire famiglie e progettare il proprio domani senza essere chiamati a pagare il prezzo delle guerre decise dagli adulti”.
Nel messaggio del Movimento trova spazio anche il richiamo alle conseguenze umane dei conflitti, oltre ogni analisi politica o strategica. “E ci sono immagini davanti alle quali ogni retorica dovrebbe fermarsi: il volto di un bambino che piange, quello di una madre che perde un figlio, quello di una famiglia costretta ad abbandonare la propria casa”. Per Cento e più Poeti per la Pace, ogni guerra non può essere considerata soltanto come un evento astratto, perché dietro ogni conflitto ci sono persone, storie e vite segnate. La poesia viene indicata come uno strumento capace di restituire un volto umano alle sofferenze e di favorire una nuova consapevolezza collettiva.
Da Reggio Calabria alla Perugia-Assisi: il nuovo percorso del Movimento
Il Movimento Culturale Cento e più Poeti per la Pace intende ora ampliare la propria rete, affiancando con gli strumenti della cultura tutti coloro che cercano nella diplomazia e nel dialogo una strada alternativa alla contrapposizione. La parola, secondo il progetto, deve diventare uno strumento per costruire ponti e non alimentare divisioni. “Non si tratta di restare in silenzio. Al contrario: significa usare la parola per costruire ponti invece di muri, per aprire spazi di confronto invece di alimentare odio, per ricordare che la diplomazia non è debolezza e che cercare un accordo non significa rinunciare ai propri valori”.
Il percorso che parte da Reggio Calabria punta quindi verso nuove collaborazioni e iniziative pubbliche, con l’obiettivo di trasformare il messaggio della manifestazione dedicata alla Madonna della Consolazione in un impegno permanente. La poesia e la cultura diventano così strumenti di partecipazione e di sensibilizzazione su un tema ritenuto fondamentale per il futuro della società. “Ecco perché Cento e più Poeti per la Pace continuerà a camminare. Da Reggio Calabria alla Perugia-Assisi, dalle piazze ai luoghi della cultura, dai versi alle iniziative pubbliche, il Movimento vuole continuare a tessere una rete di donne e uomini convinti che la pace non sia un’utopia da custodire nei sogni, ma un impegno concreto da assumere ogni giorno”.
“La cultura ha il dovere di disobbedire all’indifferenza”
Nel messaggio conclusivo, Giovanni Suraci richiama il ruolo della cultura come elemento capace di contrastare l’abitudine alla guerra e alla sofferenza. La richiesta è quella di mantenere alta l’attenzione sui temi della pace attraverso la scrittura, l’educazione e il dialogo tra comunità diverse. “Le coscienze non possono dormire. La cultura deve svegliarle. I poeti devono continuare a scrivere. Gli educatori devono continuare a insegnare. I giovani devono poter continuare a sperare. E tutti coloro che credono nel dialogo devono trovare la forza di dire, insieme, che la guerra non può diventare l’orizzonte inevitabile dell’umanità”.
Il Movimento conferma quindi la volontà di proseguire il proprio impegno attraverso la poesia e le iniziative culturali, nella convinzione che la pace debba essere costruita quotidianamente attraverso conoscenza, confronto e responsabilità. “Cento e più Poeti per la Pace continuerà a esserci. Con la poesia. Con la cultura. Con la parola. Con il dialogo. Con l’ostinata e mai rassegnata ricerca della pace. Perché quando il mondo sembra abituarsi alla guerra, la cultura ha il dovere di disobbedire all’indifferenza”, conclude Giovanni Suraci, coordinatore del Movimento Culturale Cento e più Poeti per la Pace.


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