Quarant’anni di cammini, natura, memoria e conoscenza del territorio. Torna l’appuntamento con “Una Storia in Cammino”, il programma escursionistico nato nel 1999 con il titolo “Aspromonte a piedi verso il 2000”, che domenica 20 settembre 2026 propone una nuova esperienza nel cuore dell’Aspromonte, tra paesaggi incontaminati, antichi sentieri e luoghi dal fascino unico come le Rocche degli Smaledetti e le Rocce dell’Agonia. Un’escursione pensata non soltanto come una passeggiata nella natura, ma come un vero e proprio viaggio nella storia e nell’identità delle montagne calabresi, alla scoperta di ambienti naturali spettacolari e delle tracce lasciate dalle comunità che per secoli hanno vissuto e lavorato in questi territori.
Aspromonte, il percorso tra Monte Due Mari e Aria del Vento
Il raduno dei partecipanti è fissato alle ore 9:45 presso l’incrocio sulla S.P. 36 con il bivio per Molochio, nella zona di Monte Due Mari, mentre la partenza dell’escursione è prevista alle ore 10:00. Il punto di arrivo è facilmente raggiungibile dall’Autostrada A3, uscendo a Gioia Tauro e proseguendo in direzione Taurianova lungo la S.P. 1, seguendo le indicazioni per Molochio, il villaggio Trepitò e il bivio Monte dei Due Mari. Dalla fascia ionica è invece possibile salire attraverso Gerace, Antonimina e Ciminà fino a raggiungere l’area dell’escursione. Il percorso prende avvio dalla spettacolare veduta dei Due Mari, uno dei punti panoramici più suggestivi dell’Aspromonte reggino, dove lo sguardo può abbracciare un territorio vastissimo: vallate, paesi arroccati sui rilievi preappenninici, torrenti, propaggini montane che scendono verso il mare e formazioni rocciose modellate nel tempo dagli elementi naturali. Da questo balcone naturale il panorama si apre fino alla linea dell’orizzonte, offrendo una prospettiva così ampia da rendere difficile coglierne completamente l’estensione con un solo sguardo.
Dalla mulattiera della Malacaccia alle Rocche degli Smaledetti
Dopo un breve tratto sulla strada asfaltata, il sentiero entra nel territorio più selvaggio attraverso un viottolo creato dal passaggio degli animali. In circa dieci minuti si raggiunge Monte Due Mari, da cui inizia un itinerario immerso nella natura aspromontana. Il cammino prosegue lungo la vecchia mulattiera della Malacaccia, un antico percorso che conduce rapidamente a un punto panoramico dal quale è possibile ammirare la valle sottostante, il canyon e la parte inferiore della cascata. Un breve tornante in leggera salita accompagna gli escursionisti verso i Piani Selvarello, da dove il percorso diventa più rilassato e si sviluppa lungo una strada sterrata che conduce, dopo circa dieci minuti, all’acquedotto di Cirella, punto previsto per il rifornimento d’acqua. Da qui il sentiero attraversa una splendida faggeta, supera il vallone di Sorvarello e arriva a un balcone roccioso naturale posto proprio nel grande massiccio compreso tra le Rocche degli Smaliditti e le Rocce dell’Agonia, conosciuto comunemente come Aria del Vento.
Aria del Vento, il luogo dove il Maestrale scolpisce il paesaggio
Uno dei momenti più affascinanti dell’escursione è rappresentato dalla zona dell’Aria del Vento, un luogo che deve il suo nome alle caratteristiche uniche della vegetazione. Come spiegano gli organizzatori, osservando il paesaggio circostante è possibile comprendere l’origine del toponimo: la vegetazione bassa e selezionata dalle condizioni meteorologiche cresce quasi aderente al terreno, modellata dalla forza del Maestrale, il vento che caratterizza l’Aspromonte e in particolare questa località. In questo tratto il vento può raggiungere intensità tali da rendere difficile mantenersi in equilibrio, lasciando un segno evidente sul territorio e sulla forma stessa delle piante, piegate e adattate alle condizioni estreme dell’ambiente montano. Dal punto panoramico dell’Aria del Vento il sentiero prosegue allo scoperto e in pianura, con una breve deviazione verso il Puntone dell’Aria del Vento, altro punto privilegiato per osservare il paesaggio circostante.
Un viaggio nella storia dell’Aspromonte tra antiche attività e muri a secco
L’escursione non racconta soltanto la natura dell’Aspromonte, ma anche la storia delle comunità che hanno abitato queste montagne. Lungo il percorso emergono infatti numerose testimonianze della vita produttiva del passato, quando l’entroterra rappresentava il centro delle principali attività agricole e pastorali. Le pietre lavorate dalla mano dell’uomo raccontano ancora oggi un rapporto profondo tra territorio e popolazione: dai muri perimetrali delle basse capanne utilizzate come riparo dalle intemperie ai terrazzamenti agricoli costruiti per rendere coltivabili anche le zone più difficili. Si tratta di opere realizzate con la tradizionale tecnica della muratura a secco, una pratica che rappresenta una delle espressioni più significative dell’ingegno contadino e della capacità di adattamento alle caratteristiche dell’ambiente aspromontano.
Il ritorno attraverso faggete e antichi sentieri
Dopo la sosta nell’area dell’Aria del Vento, il percorso riprende tornando sulla sterrata che costeggia i Piani Alati. Dopo pochi minuti si lascia la pineta per attraversare nuovamente una splendida faggeta, seguendo un sentiero pianeggiante immerso nel verde. Il cammino conduce quindi verso la strada asfaltata, che viene percorsa per un breve tratto prima di imboccare una pista forestale sulla sinistra. Da qui una leggera discesa porta, dopo circa quindici minuti, ai Piani di Pantanella, altro punto previsto per il rifornimento d’acqua. L’ultimo tratto dell’escursione segue una vecchia pista a mezza costa lungo il costone dei Piani Alati, in un continuo alternarsi di salite e discese attraverso la faggeta. Dopo aver raggiunto il vecchio tracciato della Grande Via d’Aspromonte, gli escursionisti percorrono gli ultimi minuti del sentiero fino al ritorno al punto di partenza. Una giornata dedicata alla scoperta di uno degli angoli più autentici della Calabria, dove natura, geologia, storia e cultura del territorio si incontrano in un unico grande racconto: quello dell’Aspromonte a piedi verso il futuro, nel segno di una storia lunga quarant’anni.


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