Nel 2021, prima della conferenza delle Parti, dell’ONU, a Glasgow, il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi affermava: “L’umanità deve fare delle scelte essenziali. Sono decenni che la scienza ci ha avvertito che i comportamenti umani stavano mettendo le basi per l’aumento vertiginoso della temperatura del nostro pianeta. E poi, le azioni intraprese dai governi non sono state all’altezza di questa sfida ed i risultati sono stati estremamente modesti.” In questa valutazione il nostro Paese rientra appieno. L’Energia è l’infrastruttura strategica per eccellenza che condiziona i processi di crescita economica ed ogni dinamica sociale. Essa, per l’Italia, rappresenta una fragilità che si può raccogliere nell’import del 73% dell’energia consumata, con una punta superiore per il 90 % per il gas.
Disporre di un’adeguata energia sostenibile, prodotta e usata in maniera consona deve essere un obiettivo prioritario
Questa fragilità è del sistema e si unisce ad altre carenze che vanno dalle disponibilità idriche, a quelle economiche, agli “arruffamenti” amministrativi e giudiziari. Disporre di un’adeguata energia sostenibile, prodotta e usata in maniera consona, senza compromettere il futuro, deve essere un obiettivo prioritario. Per esso, accanto ad un uso progressivo e ad un cauto affrancamento dal fossile, ci si deve impegnare nella produzione di fonti rinnovabili. Solo per questa via le imprese possono svilupparsi, fare crescere le capacità competitive proprie e delle filiere, e continuare a partecipare attivamente al miglioramento e alla affermazione del sistema.
La domanda di elettricità tenderà a crescere per l’assorbimento dei data center, per le esigenze delle imprese e per il comportamento delle famiglie
Presentato il quadro nel quale ci muoviamo, entro nello specifico, con qualche considerazione. Non possiamo illuderci. La domanda di elettricità tenderà a crescere, oggi e nel futuro, per l’assorbimento dei data center, per le esigenze delle imprese e per il comportamento delle famiglie. Autorevoli fonti sostengono che solo raggiungendo un tasso di fonti pulite pari al 50 % si può arrivare a ridurre il costo dell’energia del 20%. Per ottenere ciò occorre puntare decisamente sul geotermico, sull’idroelettrico, sperando che on sia penalizzato dalle conseguenze della ricorrente siccità, sull’eolico a terra ed offshore, sul fotovoltaico nel rispetto dell’agricoltura e del territorio, e nel medio, lungo periodo sul nucleare di nuova generazione.
Nucleare: nel mondo, e in 50 Paesi, esistono circa 440 centrali e 60 sono in costruzione
Mi soffermo sul nucleare. Oggi, i fervidi e appassionati animatori del referendum abrogativo del 1987 si mondano la coscienza affermando che hanno sbagliato, influenzati da una forte linea ideologica e, aggiungerei, “partitica”. Osservo, però, conoscendo personalmente qualche attore di tale movimento, erano nell’età della ragione, erano acculturati, o almeno presumo e per questo dovevano capire, a quel tempo, del grosso danno che stavano causando al Paese. In materia, su questo terreno eravamo all’avanguardia nel mondo, con un attento regista come, e ricordiamolo, l’Ing. Felice Ippolito. Si sostiene che il nucleare non risolva i problemi perché occorrono almeno 10 anni per la realizzazione di una Centrale. Sarà pure così, ma non dobbiamo fermarci per questo. Nel mondo, e in 50 Paesi, esistono circa 440 centrali e 60 sono in costruzione. In Europa svettano la Francia con 18 unità e la Spagna con 5.
Nel Centro di Ricerca Enea di Brasimone è entrato nella fase decisiva il nuovo nucleare, di quarta generazione, raffreddato a piombo
Arriva, fortunatamente, qualche segnale incoraggiante. Nel Centro di Ricerca Enea di Brasimone (Bologna) è entrato nella fase decisiva il nuovo nucleare, di quarta generazione, raffreddato a piombo. Si prevede che sarà completato e pronto all’avvio operativo entro il 30 dicembre di quest’anno. In tal modo si testerà il nucleare di ultima generazione, pulito ed in sicurezza. Sembra che siamo sulla strada giusta. Dobbiamo sperare, però, che per fini strumentali, collegati al montante clima pre elettorale, non si frappongano barriere ideologiche. A questi signori, bisogna dire: la Francia e la Spagna godono di un costo dell’energia prossimo al 50% di quello italiano. Ciò, evidentemente, sostiene adeguatamente la capacità competitiva delle loro imprese. Se si vuole una crescita più accelerata del PIL, che consenta alla nostra società di vivere sempre meglio, bisogna impostare strategie coerenti con l’obiettivo di sviluppo che si voglia raggiungere, a partire dall’energia. Credo non esista alternativa ad una azione incanalata nel doppio binario: nell’immediato, affidarci alla capacità dei nostri governanti di negoziare al meglio e fissare, attraverso producenti accordi di fornitura, in pool con altri Stati, quante più fonti energivore sia possibile individuare: nel medio-lungo periodo, varare una strategia che ci affranchi, quanto più possibile, dal mondo esterno, trovando, in particolare per il gas, soluzioni interne, facendo crescere le estrazioni, nel rispetto dell’ambiente e, fuori da ideologie, riprendere il discorso del nucleare dove, negli anni 60, lo ripeto, l’Italia primeggiava.
Per non essere velleitari, questi processi vanno aiutati finanziariamente
Per non essere velleitari, questi processi vanno aiutati finanziariamente. Ciò può avvenire su due fronti. Nel primo, collochiamo strumenti e canali attraverso i quali la finanza sostiene la transizione energetica, come i Green Bond e i Social Bond, i Fondi di Investimento ESG, i Finanziamenti agevolati (Credit Green) il Crowd funding e Impact Investing, i Fondi Pubblici Europei, messi a disposizione tramite il PNRR, i Fondi Pubblici Europei. Come secondo binario, tocchiamo gli investimenti privati sostenibili che debbono godere, di un percorso agevolato, anche in termini di costo, nonché una positiva incidenza sul merito di credito, pur rispettando la prudenza necessaria. Al riguardo, ricordo, come monito, la crisi del campione eolico danese ORSTED, prima aiutata e poi vittima del fallimento dei progetti eolici offshore negli USA, e colpita da svalutazioni miliardarie e dall’aumento dei costi.
Circa la finanza a sostegno dell’energia può essere utile segnalare che il prossimo 7 ottobre pv, si svolgerà a Roma la 58° Giornata del Credito sul tema “Energia sostenibile, leva a sostegno della competitività; ruolo del sistema finanziario” L’incontro, che sarà da me introdotto sarà aperto dalla relazione di base di Paolo Angelini, Direttore Generale Banca d’Italia e Presidente IVASS, cui farà seguito un dibattito animato da autorevoli personalità come: Marcello Messori, Bernabò Bocca, Giovanni Liverani, Gaetano Miccichè, Antonio Patuelli, Aurelio Regina, Giovanni Ferri, Francesca Mariotti, Fabio Pompei, Valeria Termini. In definitiva in questa sezione dei lavori, si discuterà di “Finanza climatica” a favore della transizione energetica, dei sistemi di produzione e dei consumi. Spero di poter dare conto del contenuto dei lavori in una prossima occasione.
P.S. Mi si impone l’obbligo di ricordare che, con riferimento al mio precedente articolo sulla Siccità, non ho ricordato in maniera adeguata il contributo del già Ministro dell’Infrastrutture Enrico Giovannini alla attuazione del PNRR, tra cui spicca la riforma della pianificazione degli investimenti e la loro “messa a terra”.


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