La Svezia resta divisa a metà dopo le elezioni politiche, con un equilibrio estremamente fragile tra i due principali schieramenti. Il centrosinistra guidato dai Socialdemocratici di Magdalena Andersson mantiene un leggero vantaggio sul blocco di centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson, ma la distanza è minima e lascia aperti diversi scenari per la formazione del prossimo governo. Con il 94% dello scrutinio completato, secondo le proiezioni diffuse dalla televisione pubblica svedese Svt, il centrosinistra si attesterebbe a 176 seggi, mentre il centrodestra avrebbe 173 seggi. Una differenza di appena tre seggi che fotografa un Paese profondamente diviso dal punto di vista politico.
Il testa a testa tra Magdalena Andersson e Ulf Kristersson
I primi exit poll diffusi da Svt avevano delineato un vantaggio più netto per il centrosinistra, con la coalizione guidata dai Socialdemocratici di Magdalena Andersson inizialmente indicata come nettamente avanti. Durante lo spoglio, però, il margine si è progressivamente ridotto, fino ad arrivare a una distanza minima tra i due schieramenti. A circa metà scrutinio, infatti, la differenza tra il blocco progressista e quello conservatore si era ridotta a un solo seggio, alimentando l’incertezza sull’esito definitivo della consultazione. Nelle ore successive il vantaggio del centrosinistra è tornato ad ampliarsi leggermente, ma senza mai trasformarsi in una vittoria netta. Il risultato finale conferma quindi una Svezia politicamente frammentata, dove ogni seggio può risultare decisivo per gli equilibri parlamentari.
Il risultato dei Socialdemocratici e la sfida per il governo
Il dato più evidente emerso dalle urne è il sostanziale equilibrio tra i due blocchi principali. Da una parte il centrosinistra guidato da Magdalena Andersson, dall’altra il centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson. La partita resta dunque aperta e il vantaggio numerico del centrosinistra, pari a soli tre parlamentari secondo le proiezioni disponibili, non consente di considerare chiusa la fase politica. Il prossimo passaggio sarà quello della definizione degli accordi parlamentari necessari per garantire una maggioranza stabile, in un quadro nel quale il peso dei partiti più piccoli potrebbe diventare determinante.
Il calo della destra di Jimmie Åkesson: dal 20,5% al 17,6%
Se il confronto tra i due principali schieramenti resta equilibrato, il risultato più significativo della tornata elettorale riguarda il ridimensionamento della destra guidata da Jimmie Åkesson. Il suo partito ha infatti registrato un arretramento rispetto alle precedenti elezioni, fermandosi al 17,6% dei consensi, contro il 20,5% ottenuto nella precedente tornata elettorale. Un calo che rappresenta un passo indietro non solo rispetto al passato, ma anche rispetto alle aspettative della vigilia.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?