Elezioni Suppletive, Benedetto: “a 25 anni dall’11 settembre, sicurezza e pace sono la stessa sfida”

La riflessione di Frank Benedetto, candidato alla Camera dei deputati nel collegio di Reggio Calabria per le prossime Elezioni Suppletive, sulla questione della sicurezza

Venticinque anni fa l’11 settembre cambiò il mondo. Non soltanto per la ferocia di un attacco terroristico che provocò quasi tremila vittime, ma perché da quel giorno cambiarono profondamente la nostra percezione della sicurezza, il rapporto tra libertà e controllo, il modo di viaggiare, il linguaggio della politica e le stesse relazioni internazionali“. È quanto afferma Frank Benedetto, candidato alla Camera dei deputati nel collegio di Reggio Calabria, proponendo una riflessione sui cambiamenti intervenuti nella società a venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre 2001 e sulle tensioni che attraversano oggi lo scenario internazionale.

Quella tragedia – prosegue Benedetto – mi ha colpito profondamente date le mie origini e i legami di parentela che ancora mantengo, e ci ha insegnato che nessuna democrazia può permettersi di sottovalutare la sicurezza dei propri cittadini e la minaccia del terrorismo. Ma, a distanza di un quarto di secolo, dobbiamo interrogarci anche su quanto è accaduto dopo. Abbiamo attraversato guerre, terrorismo, crisi economiche, pandemie, nuove tensioni internazionali. Le nostre società sono diventate tecnologicamente più avanzate, ma anche più impaurite, polarizzate e attraversate da nuove disuguaglianze. E la paura, quando diventa una condizione permanente, rischia di produrre altra paura, diffidenza e contrapposizione“. Secondo Benedetto, proprio l’attuale scenario geopolitico dimostra quanto sia necessario tornare a considerare pace e sicurezza non come concetti alternativi, ma come parti della stessa sfida.

Le guerre e le tensioni internazionali non rimangono confinate sulle carte geografiche. Entrano direttamente nelle nostre case. Le vediamo nel prezzo del gas e dell’energia, nei carburanti, nei trasporti, nell’aumento del costo dei beni e quindi nella vita quotidiana delle famiglie. E il conto delle crisi non viene mai distribuito in maniera uguale: a pagare di più sono sempre le persone con redditi più bassi, i pensionati, i giovani, i lavoratori precari, le famiglie in difficoltà e le piccole attività economiche“.

Anche questa – sottolinea Benedetto – è una questione di sicurezza. Sicurezza significa poter vivere senza la minaccia del terrorismo e della violenza, ma significa anche non essere travolti dalle conseguenze economiche di conflitti sui quali i cittadini non hanno alcuna possibilità di incidere. Significa sicurezza energetica, coesione sociale, contrasto alle disuguaglianze. Per questo servono politiche capaci di ridurre la nostra esposizione alle crisi internazionali, accelerando sulle energie rinnovabili e sulle comunità energetiche e facendo in modo che la transizione non diventi un altro costo scaricato sulle fasce più deboli“.

Per Benedetto occorre, dunque, “recuperare il valore della politica e della diplomazia, senza alcuna ambiguità nella condanna del terrorismo, delle aggressioni e di ogni forma di violenza“. “Difendere la sicurezza è indispensabile. Ma non possiamo rassegnarci all’idea che la guerra permanente diventi la normalità delle relazioni internazionali. La politica esiste proprio per impedire che ogni conflitto produca inevitabilmente quello successivo. Servono diplomazia, cooperazione internazionale e istituzioni capaci di costruire spazi di dialogo. E serve contemporaneamente investire sulla cultura, sulla scuola, sull’università e sull’informazione, perché il contrasto all’odio, all’intolleranza e alla radicalizzazione comincia molto prima dell’intervento degli apparati di sicurezza“.

Una riflessione che, secondo Benedetto, assume un significato particolare proprio a Reggio Calabria. “Noi viviamo nel cuore del Mediterraneo. E il Mediterraneo può diventare sempre più una frontiera sulla quale si scaricano guerre, tensioni, disuguaglianze e contrapposizioni, oppure può tornare a essere uno spazio di incontro, cooperazione e sviluppo. È questa la seconda strada che Reggio deve scegliere. Quando parliamo di una città al centro del Mediterraneo non dobbiamo pensare soltanto a porti, infrastrutture, turismo o commercio. Dobbiamo immaginare una città capace di mettere in relazione culture, università, giovani, istituzioni e popoli diversi, recuperando una vocazione che appartiene alla nostra storia e alla nostra posizione geografica“.

A venticinque anni dall’11 settembre – conclude Benedetto – la politica deve avere il coraggio di imparare dalle trasformazioni che abbiamo vissuto. Proteggere i cittadini senza sacrificare libertà e diritti, contrastare terrorismo e violenza senza alimentare nuove spirali di odio, lavorare per la pace senza rinunciare alla sicurezza e impedire che siano ancora una volta i più deboli a pagare il prezzo delle crisi. La pace non è ingenuità né debolezza: è la più difficile e necessaria politica di sicurezza“.