Una carriera lunghissima, iniziata da predestinato e mai davvero conclusa. Davide Saitta, palleggiatore classe 1987 della Domotek Volley Reggio Calabria, è stato ospite di OA Sport nel corso dell’intervista condotta da Alice Liverani. Un viaggio attraverso vent’anni di pallavolo, tra successi, etichette pesanti da portare, rinascite lontano dall’Italia e la gioia di essere ancora in campo a 39 anni. Saitta ha ripercorso le tappe della sua carriera: da Catania a Latina, poi Treviso, Forlì, Perugia, di nuovo Latina, Molfetta, l’esperienza in Qatar per il Mondiale per club (“un mese e mezzo bellissimo, giocammo contro il Trento di Osmany Juantorena“), l’esperienza in Polonia, e infine quattro anni in Francia, tra Tolosa, Parigi e Montpellier, dove ha vinto uno scudetto e ricevuto il premio di miglior palleggiatore e miglior giocatore del campionato.
La Francia e la medaglia d’argento con la Nazionale
“La Francia è stato un passaggio importantissimo – ha raccontato –. Lì ho ricominciato a divertirmi. In Italia ero andato via a 26-27 anni, dopo che non ero stato considerato buono nel range dei 20-22 anni. In Francia ho imparato a lavorare sui miei limiti, a non aggirarli. Oggi mi sento molto più forte di quando ne avevo 21″. Tra i momenti più emozionanti, la medaglia d’argento conquistata con la nazionale nel 2013 a Copenhagen: “Fu una delle prime finali giocate in uno stadio di calcio. Ero il secondo palleggiatore di Dragan Travica, che saluto. Indossare quella maglia azzurra era il mio sogno da ragazzino, quando vedevo in TV quel campo verde e color salmone. Arrivare a vincere una medaglia all’Europeo ha dato senso a tutti i sacrifici”, spiega.
La lettera inviata a Papa Francesco per chiedere di spostare una partita in programma il 26 dicembre
Immancabile il racconto dell’episodio che lo ha reso celebre anche fuori dal campo: la lettera inviata a Papa Francesco per chiedere di spostare una partita in programma il 26 dicembre. “Ero davanti al presepe con mia figlia in braccio e ho scritto quella lettera. Ha fatto molto rumore mediatico. Poi il Papa mi ha risposto dopo la partita: non ha potuto spostarla, ma mi ha mandato la sua benedizione a me, a mia moglie e a mia figlia. La custodiamo gelosamente”, evidenzia.
“Reggio Calabria è una piazza bellissima”
Oggi Saitta è a Reggio Calabria, dove l’anno scorso ha vissuto la finale promozione davanti a 7.000 spettatori. “Una piazza bellissima, con una passione incredibile. L’obiettivo è la salvezza, ma con la voglia di stupire, non vediamo l’ora di scendere in campo e riempire il Palacalafiore”. Sul futuro, le idee sono chiare: “ho una laurea in giurisprudenza, sto studiando diritto e management dello sport a Lecce e faccio concorsi pubblici. Mi piacerebbe allenare o creare una società, ma finché gioco penso solo alla squadra. Sono papà di due figli e ho delle responsabilità”.
Da veterano, Saitta non nasconde una critica al mondo dei social: “consiglierei a tutti gli sportivi di non usarli troppo. Che un “pinco pallino” qualunque ti possa toccare la stabilità emotiva è un potere che i giovani non dovrebbero dare a nessuno. Anche i giornali vanno a prendere i commenti. Noi siamo umani, con le nostre paure e insicurezze”. E sulla pallavolo moderna: “la tecnica è cambiata, l’uso della pipe è diventato predominante. Io continuo a studiare i più giovani e a copiare qualcosina. L’esperienza, per un palleggiatore, è davvero tanta roba”. Davide Saitta e la Domotek Volley Reggio Calabria sono pronti ad affrontare la nuova stagione con l’obiettivo di consolidarsi dopo il salto di categoria.


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