Il suicidio di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, ha riaperto il dibattito sul ruolo dei testimoni di giustizia e sulle difficoltà affrontate da chi decide di rompere il silenzio contro la criminalità organizzata. A intervenire sulla vicenda è stata Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, durante Fenix, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia. Nel suo intervento, Colosimo ha posto l’attenzione sul valore delle testimonianze di chi sceglie di collaborare con lo Stato, sottolineando come il contributo dei testimoni di giustizia sia spesso poco conosciuto dall’opinione pubblica. “Il ruolo dei testimoni di giustizia è molto sottovalutato e poco raccontato”, ha dichiarato la presidente della Commissione antimafia. Secondo Colosimo, numerosi procedimenti giudiziari hanno potuto svilupparsi grazie alle loro dichiarazioni: “ci sono processi che non si sarebbero potuti svolgere senza le loro testimonianze e questo è anche il caso di Denise Cosco che ha preso l’eredità della mamma”.
La storia di Denise dopo la scelta della madre Lea Garofalo
Nel suo intervento, Chiara Colosimo ha ricordato il percorso vissuto da Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, la donna che aveva scelto di collaborare con la giustizia e che venne uccisa dalla ‘ndrangheta. “Denise era uscita dal servizio di protezione nel 2018 e aveva un nome di copertura e si era faticosamente ricostruita una vita”, ha spiegato Colosimo. Un percorso complesso, segnato dalla necessità di ricostruire una quotidianità lontano dal passato e dalle conseguenze della scelta della madre. La presidente della Commissione parlamentare antimafia ha quindi espresso una valutazione sul dramma vissuto dalla giovane donna: “credo che quanto è accaduto sia una sconfitta dello Stato”.
“Se sono stati dati alcuni ergastoli è perché lei ha testimoniato”
Nel suo intervento a Fenix, Colosimo ha sottolineato il peso avuto dalle testimonianze di Denise nel percorso giudiziario seguito alla morte della madre. “Se sono stati dati alcuni ergastoli è perchè lei ha testimoniato”, ha affermato la presidente della Commissione antimafia. Le parole richiamano il ruolo centrale assunto dalle dichiarazioni di chi, nel corso degli anni, ha scelto di collaborare con la giustizia affrontando conseguenze personali e familiari profonde.
La protezione dello Stato e il percorso di ricostruzione personale
Colosimo ha ricordato anche le misure messe in campo dallo Stato nei confronti di Denise Cosco, sottolineando tuttavia la complessità di un percorso che non si esaurisce con gli strumenti di tutela istituzionale. “Lo Stato in verità ha messo a disposizione quello che poteva fare, le ha dato un lavoro, lei aveva trovato l’amore e fatto un figlio e io penso che un figlio guarisce quasi tutto, invece no”, ha dichiarato. Un passaggio nel quale la presidente della Commissione antimafia ha evidenziato la difficoltà di superare completamente ferite profonde legate alla propria storia personale e familiare.
“L’eredità che abbiamo da lei è il coraggio”
Nel ricordare Denise Cosco, Colosimo ha parlato del significato lasciato dalla sua storia. “L’eredità che abbiamo da lei è il coraggio, il tempo del coraggio”, ha affermato. Poi ha aggiunto: “per me Denise è morta per mano della ‘ndrangheta, la stessa che ha ucciso sua madre”. Secondo la presidente della Commissione parlamentare antimafia, il peso del passato e delle vicende familiari avrebbe avuto un ruolo determinante nella sofferenza vissuta dalla donna. “I sensi di colpa di Denise vengono da quello che ha fatto il padre”, ha concluso Colosimo.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?