Entrare nell’appartamento presidenziale della Prefettura, scoprire la stanza del prefetto con il soffitto a cassettoni e i salottini privati. Poi cambiare completamente atmosfera e farsi aprire le porte dalla nobile padrona di casa, che accompagna personalmente tra affreschi, arredi e memorie di famiglia. Parte da queste due visite speciali l’ultimo weekend delle Vie dei Tesori a Messina – sabato 3 e domenica 4 ottobre: un viaggio che ritorna nel cuore istituzionale della città, per poi correre verso le residenze immerse nel verde, verso i giardini che guardano lo Stretto.
Dopo questo weekend, Messina e le altre città di questo primo gruppo) lasceranno il testimone a Caltanissetta, Corleone, Marsala, Sciacca e Termini Imerese (dal 10 al 25 ottobre), e alle due new entry Santa Flavia e Castelvetrano. Dal 17 al 25 ottobre si unisce Mantova; dal 24 ottobre al 15 novembre arriva Ragusa. Catania occupa un mese intero, dal 10 ottobre all’8 novembre. E infine Palermo dove i fine settimana di visite, esperienze e passeggiate saranno addirittura sei, dal 9 ottobre al 15 novembre. Sempre con il supporto di Unicredit, Mangia’s e Poste Italiane.
Un’occasione, dunque, la visita – solo per questo ultimo fine settimana – al neoclassico Palazzo della Prefettura, progettato da Cesare Bazzani e costruito nel 1915 dopo il terremoto. Sorge sull’area dove un tempo si trovavano la cinquecentesca chiesa di San Giovanni e il Palazzo dei Cavalieri di Malta. Si entra nella biblioteca, nella stanza del prefetto, nell’appartamento presidenziale e nei salottini. Fino alla terrazza, a un passo dallo Stretto. Ma sarà interessante anche raggiungere il Palazzo della Camera di Commercio, progettato da Camillo Puglisi Allegra e completato nel 1929. Bronzi, marmi, dipinti, stucchi e mosaici accompagnano fino al grandioso Salone della Borsa, mentre nell’atrio si incontrano le sculture in bronzo dei messinesi illustri.
Apre eccezionalmente la neorinascimentale Villa Filippina Tricomi
Basta spostarsi dal centro perché il racconto cambi. Apre eccezionalmente la neorinascimentale Villa Filippina Tricomi dove la baronessa Angela Sergio accoglierà personalmente i visitatori e racconterà la sua dimora, tra arredi, affreschi, eleganti saloni e curiosità di famiglia: fu una delle prime case di Messina ad essere dotata di riscaldamento elettrico, durante la guerra divenne quartier generale degli Alleati. Una visita straordinaria che si conclude con una degustazione di vini.
Ed è proprio la baronessa ad aprire idealmente la strada alla Messina delle ville, un patrimonio appartato che racconta la città rinata dopo il terremoto. O sopravvissuta: come Villa Cianciafara dove sembra che il tempo si sia fermato: antica tenuta agricola, conserva case coloniche, lavatoio, palmeto, frantoio, forno, cappella e stalla, oltre a un giardino con tempietto. All’interno restano gli arredi e l’impronta di Filippo Cianciafara, cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Lucio Piccolo. Villa Pace, costruita nel 1877 da Robert Sanderson e poi passata ai Bosurgi, conserva invece la memoria di ospiti illustri, tra cui il Kaiser Guglielmo II di Prussia; oggi appartiene all’Università e sarà destinata al progetto MIRA per l’arte contemporanea. A Villaggio Pace apre anche Villa Giovanna, preceduta da un giardino tropicale che degrada verso il mare, tra specie autoctone, officinali e una doppia fila di bonsai: la dimora custodisce le opere di Michele Panebianco e documenti della famiglia Bosurgi. E al Villaggio Sant’Agata c’è invece la delicatamente liberty Villa Martines, nota anche come Villa delle Rondini, per gli uccelli in volo sui timpani dell’ingresso. A poca distanza, il Parco di Villa Labruto è quasi un orto botanico privato: anni di ricerche hanno riunito oltre 365 specie di fiori e piante, tra giardini, orti, frutteti e pineta.
Poi si ritorna alla città e alle sue stratificazioni. A Gravitelli Superiore, l’Eremo di San Corrado è stato recentemente restaurato, ritrovando le strutture originarie della chiesa sorta tra il 1537 e il 1539 e una cripta scavata nella roccia; all’Annunziata dei Catalani, straordinario intreccio di culture bizantine, arabe e normanne, la cripta restituisce perfino il livello stradale precedente al sisma del 1908. E infine la Casa del Mutilato, sede messinese dell’Associazione invalidi e mutilati di guerra, inaugurata nel 1964 dal presidente Antonio Segni. E per chi ama le raccolte insolite, il Museo delle Ceramiche Zipelli riunisce nell’Antiquarium universitario circa 170 maioliche siciliane e spagnole, accanto a frammenti architettonici e opere che raccontano l’altra Messina, quella scomparsa e continuamente riaffiorante.


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