Cateno De Luca condannato a risarcire una famiglia di Fiumedinisi: 9 mila euro per la diffamazione al comizio del 2012

La Corte d’appello civile di Messina riconosce il danno dopo le frasi pronunciate durante un comizio: oltre al risarcimento, il deputato regionale dovrà pagare anche 6.327 euro di spese legali

La Corte d’appello civile di Messina ha condannato il deputato regionale di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina, Cateno De Luca, al pagamento di 9.000 euro di risarcimento danni nei confronti di una famiglia di Fiumedinisi, oltre a 6.327 euro per le spese legali, per le espressioni pronunciate durante un comizio del 4 marzo 2012 ritenute diffamatorie. La decisione arriva al termine di una lunga vicenda giudiziaria iniziata oltre dieci anni fa e che ha attraversato diversi gradi di giudizio, sia in sede penale sia civile. Al centro del procedimento ci sono alcune frasi pronunciate pubblicamente da De Luca nel corso dell’intervento politico, considerate lesive della reputazione dei cittadini coinvolti.

La vicenda giudiziaria nata dal comizio del 4 marzo 2012

La contestazione riguarda un comizio del 4 marzo 2012, durante il quale Cateno De Luca aveva utilizzato alcune espressioni nei confronti della famiglia di Fiumedinisi che aveva poi deciso di ricorrere alla giustizia. Il procedimento penale aveva portato a una prima condanna nel 2018, quando il tribunale aveva inflitto al politico una pena pecuniaria di 1.800 euro di multa. Successivamente, nel 2020, la sentenza era stata riformata in appello con una riduzione della sanzione a 200 euro. Nel 2022 la Corte di Cassazione aveva però annullato senza rinvio la sentenza per intervenuta prescrizione del reato, disponendo il ritorno della questione alla Corte d’appello per una nuova valutazione relativa alla cosiddetta scriminante del diritto di critica, cioè alla possibilità per un esponente politico di utilizzare toni anche duri nell’ambito del confronto pubblico.