Una guerra di mafia a Catania per il controllo del territorio e delle attività illecite avrebbe portato alla sparatoria del 23 agosto a Motta Sant’Anastasia e alla successiva riunione di esponenti criminali nel quartiere Monte Po, dove sarebbe stata preparata una nuova azione di fuoco. È questa la ricostruzione della Procura distrettuale di Catania, che ha coordinato un’indagine culminata con l’esecuzione di sette fermi da parte dei carabinieri del comando provinciale di Catania e della Squadra Mobile della Questura etnea. Secondo gli inquirenti, lo scontro armato si inserirebbe in un contesto di crescente tensione tra due gruppi criminali contrapposti: da una parte gli esponenti del rione Monte Po, dall’altra la cosca dei Cursoti milanesi.
La sparatoria di Motta Sant’Anastasia e la presunta escalation mafiosa
Al centro dell’inchiesta c’è il conflitto a fuoco avvenuto il 23 agosto scorso nelle strade di Motta Sant’Anastasia, episodio che secondo la Procura avrebbe rappresentato un momento di forte escalation all’interno di una contrapposizione già in atto. Gli investigatori ritengono che lo scontro non sarebbe stato un episodio isolato, ma il risultato di una guerra tra gruppi criminali intenzionati a rafforzare il proprio controllo su specifiche aree del territorio catanese e sulle attività illegali. La Procura avrebbe collegato alla stessa dinamica anche la riunione avvenuta tre giorni dopo, il 26 agosto, nel quartiere Monte Po, dove otto esponenti di uno dei due gruppi si sarebbero incontrati per organizzare una possibile nuova azione violenta. L’intervento delle forze dell’ordine avrebbe impedito che il piano potesse concretizzarsi.
Il blitz nel quartiere Monte Po: sequestrate armi, munizioni e droga
Durante un controllo effettuato dai carabinieri della stazione di Nesima nel rione Monte Po, sono stati sequestrati diversi elementi ritenuti dagli investigatori compatibili con la preparazione di attività criminali. Tra il materiale trovato figurano una pistola calibro 22 con matricola abrasa, munizionamento di vario calibro e, in particolare, 19 cartucce calibro 7,62 x 39, destinate ad armi del tipo AK-47. Nel corso dell’operazione sono stati inoltre rinvenuti oltre due chilogrammi di marijuana, un giubbotto antiproiettile con colorazione mimetica, un passamontagna, una tuta monouso, guanti in lattice e una giacca riconducibile al personale sanitario del 118. Un insieme di materiali che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe potuto essere utilizzato per azioni criminali e per garantire copertura durante eventuali operazioni sul territorio.
Le accuse contestate agli indagati: anche l’aggravante mafiosa
I sette fermi sono stati eseguiti nell’ambito di un procedimento che ipotizza, a vario titolo, diversi reati. Tra le contestazioni figurano il porto illegale di armi comuni da sparo, la ricettazione di arma clandestina, la detenzione abusiva di munizionamento, la detenzione di un giubbotto antiproiettile e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Per gli investigatori il quadro sarebbe aggravato dalla contestazione dell’aggravante mafiosa, elemento che lega le condotte contestate alla presunta appartenenza o disponibilità nei confronti di gruppi criminali organizzati. L’inchiesta punta quindi a ricostruire non solo i singoli episodi, ma soprattutto gli equilibri criminali che si sarebbero modificati nel territorio catanese.
Il procuratore Curcio: “crescente escalation tra le due fazioni”
Il procuratore della Repubblica di Catania, Francesco Curcio, ha spiegato il quadro emerso dalle indagini, evidenziando il collegamento tra il ritrovamento di armi e il conflitto tra gruppi criminali. Gli approfondimenti investigativi successivi, secondo quanto dichiarato dal magistrato, “hanno consentito di ricondurre anche questo episodio alla medesima contrapposizione criminale emersa dopo la sparatoria di Motta Sant’Anastasia”. Le attività tecniche condotte da carabinieri e polizia, sempre secondo il procuratore, “avrebbero, infatti, evidenziato una crescente escalation tra le due fazioni, caratterizzata da azioni intimidatorie e conflitti a fuoco”. Una ricostruzione che delinea dunque uno scenario di forte tensione criminale, con due gruppi contrapposti impegnati in una sfida per il controllo del territorio.


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