“L’Affordable Housing Act nasce con un obiettivo: affrontare la crisi abitativa, sostenere l’accesso alla casa e aiutare le autorità nazionali, regionali e locali a intervenire nelle aree sottoposte a maggiore tensione. Ma non può applicare la stessa lettura a territori totalmente diversi: Barcellona e un piccolo paese della provincia di Reggio Calabria non sono uguali”. È netto Denis Nesci, eurodeputato di FdI-Ecr, componente della commissione IMCO e coordinatore ECR in REGI e relatore sulla nuova Agenda europea delle città, nel commentare l’impostazione dell’esecutivo sul Regolamento Europeo sulla Casa, l’Affordable Housing Acr.
L’Affordable Housing Act, infatti, è l’iniziativa con cui la Commissione europea intende affrontare la crisi abitativa
L’Affordable Housing Act, infatti, è l’iniziativa con cui la Commissione europea intende affrontare la crisi abitativa, aiutando Stati, Regioni e autorità locali a individuare le aree sottoposte a maggiore tensione e a intervenire per rendere la casa più accessibile. Tra i temi al centro del confronto ci sono anche gli affitti brevi, le seconde case, il patrimonio immobiliare inutilizzato, l’edilizia sociale e la necessità di aumentare l’offerta abitativa. “La crisi abitativa – spiega Nesci – non è uguale ovunque. Ci sono grandi città dove mancano case per residenti e studenti, e ci sono aree interne e piccoli Comuni, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il problema è opposto: le case ci sono, ma mancano giovani, famiglie, lavoro e servizi”.
“La Commissione – spiega Nesci – parla di diritto a restare e di politiche costruite sulle specificità locali. Per questo sarebbe contraddittorio impostare l’Affordable Housing Act con criteri troppo uniformi, pensati soprattutto per le metropoli e per le aree turistiche sotto pressione. Una seconda casa in un borgo calabrese o un piccolo alloggio destinato alla ricettività diffusa non possono essere trattati come decine di appartamenti sottratti stabilmente al mercato residenziale di una grande capitale europea”.
Per Nesci, nell’individuazione delle aree a tensione abitativa non devono pesare solo prezzi, redditi e pressione turistica
Per Nesci, nell’individuazione delle aree a tensione abitativa non devono pesare solo prezzi, redditi e pressione turistica: “servono indicatori più completi: dinamica demografica, spopolamento, presenza di immobili vuoti o sottoutilizzati, stagionalità, reale disponibilità di abitazioni per residenti, capacità dei territori di attrarre o trattenere giovani e famiglie. Solo così la politica europea sulla casa potrà essere davvero coerente con il principio del Right to Stay”. “Per il Mezzogiorno – aggiunge – la casa deve diventare parte della soluzione. Recuperare immobili abbandonati, rigenerare centri storici, favorire l’insediamento di giovani coppie e famiglie, sostenere la piccola accoglienza e riportare vita nei paesi significa trasformare il patrimonio inutilizzato in una leva di rilancio demografico ed economico”.
“Nel percorso parlamentare – conclude Nesci – lavorerò perché questa specificità venga riconosciuta. L’Europa non può parlare di diritto a restare e poi usare la stessa impostazione per chi ha troppe poche case e per chi ha sempre meno abitanti. La vera sfida per il Sud non è solo rendere accessibili le abitazioni: è creare le condizioni perché quelle case tornino ad avere dentro giovani, famiglie e futuro”.


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