Assistenti educativi, l’appello: “siamo professionisti dell’inclusione, servono ascolto e tutele”

La lettera denuncia le difficoltà quotidiane degli assistenti educativi e alla comunicazione: dai contratti ai pagamenti, fino ai compensi orari e alle differenze nell’organizzazione del servizio

“Ogni giorno, nelle scuole, accanto agli studenti con disabilità, operano figure professionali fondamentali per garantire il diritto all’inclusione scolastica. Sono gli assistenti educativi e alla comunicazione, professionisti chiamati a svolgere un ruolo delicato e complesso nel percorso formativo degli alunni, favorendone la partecipazione, l’autonomia e la piena integrazione nella vita scolastica”. A richiamare l’attenzione sulle condizioni di lavoro di questa categoria è Viviana Bianchetti, che in una lettera mette in evidenza “le difficoltà ancora presenti nella gestione del servizio e nella valorizzazione di una figura considerata indispensabile, ma che spesso si trova ad affrontare situazioni lavorative lontane dal riconoscimento che il ruolo richiederebbe”. “Una figura, quella dell’assistente educativa, che viene spesso definita indispensabile, ma che troppo frequentemente si trova a lavorare in condizioni che non sembrano rispecchiare l’importanza del ruolo che le viene riconosciuto”, scrive Bianchetti.

Contratti, ore assegnate e burocrazia

Secondo quanto evidenziato nella lettera, dietro la presenza quotidiana degli assistenti educativi nelle aule scolastiche si nasconde una realtà caratterizzata da numerose criticità organizzative. Tra gli aspetti segnalati ci sono “la gestione del servizio, la situazione contrattuale, i continui cambiamenti organizzativi, le differenze nella distribuzione delle ore tra i vari istituti scolastici e un carico burocratico che spesso rende più complesso lo svolgimento dell’attività. A tutto questo si aggiunge una questione che meriterebbe una riflessione seria: il compenso orario. Per un lavoro che richiede responsabilità, competenze, formazione, capacità relazionali e grande coinvolgimento umano, si arriva, in alcuni casi, a parlare di cifre che si aggirano intorno ai 6 euro l’ora, a seconda del contratto e delle condizioni applicate”, sottolinea nella lettera.

“Non è soltanto una questione economica, ma di dignità professionale”

La denuncia non riguarda soltanto l’aspetto economico, ma investe il tema del riconoscimento professionale e della continuità educativa garantita agli studenti con disabilità. L’assistente educativo e alla comunicazione, infatti, non rappresenta una semplice presenza aggiuntiva all’interno della classe, ma una figura che svolge un compito centrale nel percorso scolastico dello studente.

“L’assistente alla comunicazione non è semplicemente una presenza aggiuntiva in classe. È una figura che accompagna lo studente nel percorso scolastico, favorisce la partecipazione, sostiene l’autonomia, facilita la comunicazione e collabora con docenti, famiglia e altre figure educative”, evidenzia Bianchetti. Un lavoro che richiede quindi “preparazione, capacità relazionali e una forte componente umana, elementi che secondo la lettera dovrebbero trovare maggiore riscontro nelle condizioni lavorative offerte agli operatori”.

Differenze tra scuole e continuità educativa: la richiesta di maggiore uniformità

Un altro punto sollevato riguarda le differenze che possono emergere tra una scuola e l’altra nella gestione del servizio. Secondo quanto riportato nella lettera, possono cambiare significativamente le modalità organizzative, il numero di ore assegnate agli studenti e le condizioni operative degli assistenti educativi, con conseguenze sulla continuità del percorso di inclusione. “Per questo è difficile comprendere perché, da una scuola all’altra, possano cambiare così tanto le modalità organizzative, il numero di ore assegnate allo studente e le condizioni concrete in cui il servizio viene svolto”, scrive Bianchetti. Il tema centrale è quello dell’uguaglianza nell’accesso ai servizi: il diritto all’inclusione scolastica, secondo la riflessione proposta, “non dovrebbe essere condizionato dalla scuola frequentata, dalle risorse disponibili in un determinato momento o dalle modalità organizzative adottate dai singoli servizi”.

La provocazione finale: “Siamo professionisti dell’inclusione o l’offerta speciale dell’inclusione scolastica?”

La lettera si conclude con un appello al riconoscimento del ruolo svolto quotidianamente dagli assistenti educativi e alla comunicazione. “Non si tratta soltanto di una questione economica. Si tratta di riconoscimento professionale, di dignità del lavoro e di continuità educativa”, afferma Bianchetti, evidenziando come la qualità dell’inclusione scolastica passi anche dalla tutela di chi concretamente la rende possibile. Gli assistenti educativi chiedono quindi “di essere ascoltati e valorizzati per il contributo che offrono ogni giorno nelle scuole”. Una riflessione che si chiude con una domanda: “perché, se siamo davvero indispensabili, allora viene da chiedersi: siamo indispensabili perché il nostro lavoro è prezioso… oppure perché siamo diventati l’“offerta speciale” dell’inclusione scolastica?”. È una domanda provocatoria, certo. Ma forse è proprio per questo che merita una risposta”, conclude Viviana Bianchetti.