“Come APS LAV Romanò riteniamo positivo che Arghillà torni al centro dell’attenzione delle istituzioni e che siano state individuate risorse e interventi per il quartiere. Tuttavia, l’accordo sottoscritto giovedì scorso alla presenza del ministro Piantedosi non ci convince pienamente e ci lascia alcune importanti perplessità. In particolare, ci lascia titubanti la proposta di riaprire una scuola ad Arghillà Nord. La nostra perplessità non riguarda in alcun modo l’utilità dei servizi educativi e scolastici per l’infanzia e l’adolescenza, che riteniamo fondamentali. La questione riguarda il contesto nel quale questi servizi verrebbero collocati: in una realtà caratterizzata da una forte concentrazione della povertà, esiste il rischio concreto che una scuola territorialmente isolata possa trasformarsi in una scuola ghetto, finendo per riprodurre anche in ambito scolastico le condizioni di segregazione già presenti”. Lo afferma in una nota l’APS LAV Romanò, associazione che lotta contro ogni forma di razzismo, promuove la cultura romanì e costruisce percorsi mirati per creare alleanze fra comunità rom, istituzioni e società civile.
“Anche l’esperienza della scuola primaria di Arghillà negli anni passati va letta alla luce del contesto di allora. La scuola di Catona era infatti chiusa e questo faceva sì che quella di Arghillà avesse un bacino di utenza più ampio. Oggi la situazione è profondamente diversa: con la scuola di Catona nuovamente disponibile, una scuola riaperta ad Arghillà Nord rischierebbe di essere frequentata prevalentemente dai bambini e dalle bambine del quartiere, in particolare da quelli le cui famiglie, per condizioni economiche, sociali o per difficoltà di mobilità, non hanno la possibilità di scegliere o raggiungere scuole collocate altrove, come accade già per la scuola dell’infanzia di Arghillà Sud”.
“È proprio questo che ci preoccupa: il rischio che la scuola finisca per concentrare al proprio interno le situazioni di maggiore fragilità, anziché contribuire a spezzare la concentrazione territoriale della povertà. Arghillà Nord, infatti, non è semplicemente un quartiere periferico. Presenta alcune specifiche caratteristiche di fragilità che incidono sul capitale sociale della comunità, rendendo particolarmente delicata qualsiasi scelta che rischi di rafforzare ulteriormente la concentrazione territoriale delle situazioni di svantaggio. Ad oggi, inoltre, nonostante i finanziamenti destinati al sostegno di minori e famiglie, non si riesce a incidere in modo significativo proprio a causa delle caratteristiche e della fragilità del tessuto sociale”.
“Per questo riteniamo che, parallelamente al potenziamento dei servizi educativi, si debba favorire la possibilità per bambine e bambini di frequentare scuole distribuite sull’intero territorio, agevolando la mobilità e, in particolare, rendendo gratuito lo scuolabus per le famiglie in condizioni di difficoltà economica. Per le stesse ragioni, ci lascia inoltre perplessi che nell’accordo la questione abitativa non sembri ricevere la stessa attenzione riservata alla sicurezza e alla rigenerazione urbana. Ad Arghillà il problema non può essere affrontato soltanto attraverso l’abbellimento degli spazi, il decoro urbano o gli interventi sulla sicurezza, che possono essere utili e necessari, ma non possono rappresentare la risposta principale alle fragilità del quartiere”.
“La priorità deve essere il diritto all’abitare e il superamento della concentrazione territoriale della povertà, che aggrava le condizioni di vita di chi risiede nel quartiere. Riteniamo inoltre fondamentale estendere e ampliare la partecipazione alla costruzione degli interventi, coinvolgendo le diverse componenti della comunità locale. È necessario creare uno spazio di confronto più ampio, che non coinvolga soltanto una parte della cittadinanza e delle organizzazioni, ma che sappia raccogliere punti di vista, competenze e bisogni differenti. Il futuro di Arghillà deve essere costruito attraverso un processo realmente partecipato e inclusivo, che oggi non ci sembra avviato, al di là dei proclami e delle iniziative di comunicazione che si sono susseguite in questi mesi da più parti”.
“In questo senso, ricordiamo che da mesi attendiamo un incontro con il sindaco di Reggio Calabria, richiesto dalla nostra associazione, proprio per poter discutere direttamente delle diverse questioni che riteniamo necessario affrontare. Riteniamo che un confronto con l’amministrazione comunale e con la comunità locale nelle sue varie componenti sia indispensabile per costruire interventi realmente efficaci. L’attenzione istituzionale è certamente un passo importante. Ora è necessario che questa attenzione si traduca in politiche capaci di affrontare le cause profonde delle difficoltà di Arghillà, a partire dalla casa, dalla mobilità, dall’accesso ai servizi e dal superamento della concentrazione territoriale della povertà, indipendentemente dall’abbellimento del quartiere”.


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