Fort Lewis, Washington, Stati Uniti. “What’s your name?”. No, “va curcati”. Potremmo dire il classico “mericanu ill’Archi”, ma è più semplicemente, americano di Catanzaro. Così, dal nulla, Weston McKennie diventa virale. Lui, statunitense puro, senza neanche un ramo lontano italiano, ancor di più calabrese, se ne esce con il più classico dei “va curcati”, ovvero “vai a dormire”. L’espressione nasce dopo un simpatico scambio di battute con Gabriele Vagnato, comico, influencer e tiktoker nato ad Asti ma cresciuto a Catanzaro. Vagnato ha trascorso una intera giornata al centro sportivo della Juventus, come se dovesse svolgere un giorno di prova: visite mediche, incontri, profumo di campo. E poi, negli spogliatoi, si ritrova McKennie: “parlo italiano, anche calabrese, Catanzaro” spiega Vagnato. E il centrocampista della Juve, così, dal nulla, “va curcati”, espressione che genera ovviamente la risata del comico.
Una scena surreale, di quelle che soltanto il calcio riesce a regalare. Perché se normalmente ci si aspetterebbe un americano alle prese con qualche parola italiana di circostanza, magari un “ciao” o un “grazie”, nessuno avrebbe mai immaginato che Weston McKennie potesse tirare fuori uno dei tormentoni più genuini della tradizione calabrese.
Il centrocampista della Juventus, da sempre conosciuto per la sua simpatia, il carattere espansivo e la capacità di creare un rapporto diretto con compagni e tifosi, ha dimostrato ancora una volta di avere una grande predisposizione alla battuta. E poco importa se la pronuncia non sarà quella del calabrese doc: il messaggio è arrivato forte e chiaro. In pochi secondi McKennie è passato da centrocampista della nazionale statunitense a quasi “figlio adottivo” della Calabria. Una trasformazione improvvisa, sancita da due semplici parole che sui social hanno fatto il giro del web.
Il precedente illustre: Santos Batista Mozart, il brasiliano che parlava reggino
Ma McKennie non è il primo calciatore straniero capace di conquistare una terra attraverso il dialetto. Un precedente indimenticabile arriva dalla Reggina dei tempi della Serie A, con Santos Batista Mozart, centrocampista brasiliano che in riva allo Stretto aveva imparato a districarsi con sorprendente naturalezza tra le espressioni più tipiche del dialetto reggino.
Mozart, arrivato dal Brasile, aveva conquistato tutti non soltanto per le qualità tecniche in mezzo al campo, ma anche per la simpatia e per quella capacità tutta particolare di entrare nel cuore della gente. A Pellaro, dove viveva, aveva assorbito modi di dire e parole della tradizione locale, diventando protagonista di alcune espressioni diventate leggendarie. Tra tutte, il celebre “ttacca o sceccu”, diventato un vero simbolo grazie anche alla storica trasmissione “Chisti Simu”, che ha contribuito a trasformare quella frase in un pezzo di memoria popolare reggina.
Dal Brasile alla Calabria, dagli Stati Uniti a Catanzaro: il calcio parla dialetto
La storia di Mozart e quella, molto più recente, di McKennie hanno qualcosa in comune: il calcio non è soltanto tecnica, tattica e risultati. È soprattutto capacità di entrare dentro una comunità, di comprenderne lo spirito e di condividerne anche gli aspetti più spontanei. Un brasiliano che impara il reggino a Pellaro e un americano che risponde “va curcati” a un ragazzo di Catanzaro sembrano due episodi lontanissimi, ma raccontano la stessa cosa: quando un giocatore riesce a sorridere insieme alla gente, supera qualsiasi barriera geografica e linguistica.
McKennie probabilmente non diventerà mai un vero catanzarese, così come Mozart non era reggino di nascita. Ma nel calcio, spesso, basta una frase detta al momento giusto per conquistare un’intera città. E stavolta, con un semplice “va curcati”, Weston ha già strappato un sorriso a tutta la Calabria.


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