Addio a Sandro Mazzola, leggenda dell’Inter e del calcio mondiale: se ne va il simbolo della Grande Inter

L'Inter piange una delle sue icone più grandi: 17 stagioni in nerazzurro, 565 partite e 158 gol per il campione che ha scritto la storia del club

È morto Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter e della Nazionale italiana, uno dei più grandi protagonisti della storia del calcio mondiale. La notizia è stata annunciata dal club nerazzurro attraverso il proprio sito ufficiale, con un lungo messaggio di cordoglio dedicato a un campione che avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 8 novembre. L’intero mondo Inter si è stretto attorno alla famiglia di Mazzola, ricordando una figura che ha rappresentato per decenni il legame più profondo tra passato, presente e futuro della società milanese.

“FC Internazionale Milano, il suo presidente Giuseppe Marotta, il vicepresidente Javier Zanetti, l’allenatore Cristian Chivu e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter si uniscono con profonda commozione al cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra e del calcio mondiale e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”, si legge nella nota ufficiale dell’Inter.

Sandro Mazzola, il figlio di Valentino diventato leggenda nerazzurra

La storia di Sandro Mazzola è una delle più intense e romantiche del calcio italiano. Figlio di Valentino Mazzola, capitano del leggendario Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga del 1949, Sandro ha costruito la propria carriera portando sulle spalle un’eredità enorme, trasformandola in una storia di successi e identità.

“La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia, l’ha scritta per davvero, in maniera indelebile e senza precedenti? E poi si fa fatica, attanagliati da una malinconia che è già presente e che non ci lascerà, perché ci sembra di vederlo ancora qui, tra la sede ed Appiano, a ricordare di Puskas, di Herrera, di Suarez e Corso, un aneddoto dietro l’altro subito da mischiare con l’attualità, la voglia di Inter accesa negli occhi, di parlare di Lautaro e della nostra Inter, quella di adesso, quella di sempre”.

Un legame nato da bambino e mai più interrotto. Sandro, insieme al fratello, entrò presto nel mondo nerazzurro grazie anche alla presenza di grandi figure come Giuseppe Meazza e Benito Lorenzi, che contribuirono alla sua crescita tecnica e umana.

“Sandro Mazzola è stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra. Lui è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito. Sulle spalle un fardello pesante, il ricordo di un papà che pareva invincibile. Nel destino, due leggendari nerazzurri che di fatto lo cresceranno, accompagnandolo nel percorso della storia”.

Dalla tragedia di Superga alla nascita di un campione

Quando Valentino Mazzola morì nella tragedia aerea di Superga, Sandro aveva appena sei anni, cinque mesi e 23 giorni. La sua infanzia fu segnata dalla perdita del padre, ma anche dalla passione per il calcio, coltivata nei campi dell’oratorio San Lorenzo a Milano, nel quartiere di Porta Ticinese.

“Una sola maglia per tutta la vita, un solo sogno. Da costruire senza un papà, perso nella strage di Superga, quella del Grande Torino. Aveva sei anni, cinque mesi e 23 giorni, Alessandro, per tutti Sandro, Sandrino. Vedeva le facce distrutte della gente che lo abbracciava e gli passava le mani sulla testa e si domandava cosa stesse succedendo. Quello che fu Valentino, Sandro lo conobbe nell’epica tramandata giorno per giorno”.

La sua crescita fu accompagnata da autentici maestri del calcio italiano. Meazza gli insegnò i segreti tecnici del pallone, mentre Lorenzi arrivò persino a casa sua con scarpe e pallone per alimentare il talento del giovane Sandro. A soli otto anni Mazzola era già una presenza familiare ad Appiano Gentile: campo, spogliatoi e stadio diventarono il suo ambiente naturale.

L’esordio a 18 anni e la nascita della Grande Inter

La consacrazione arrivò giovanissimo. Il 10 giugno 1961, nella controversa ripetizione di Juventus-Inter, Sandro Mazzola venne schierato in prima squadra da Angelo Moratti e Helenio Herrera insieme alla formazione Primavera.

Il risultato fu pesantissimo, 9-1 per la Juventus, ma quel giorno nacque una nuova stella: il giovane nerazzurro segnò infatti l’unico gol dell’Inter, mostrando al mondo il proprio talento.

“Bruciare le tappe, diventare grande per necessità. Sandrino lo ha fatto in fretta, anche grazie agli eventi. Lui, classe ’42, fu proiettato in campo in Prima Squadra nella famigerata ripetizione di Juventus-Inter, 10 giugno 1961, a Torino. Dall’interrogazione a scuola al viaggio nel capoluogo piemontese, dove Moratti ed Herrera schierarono la Primavera. Finì 9-1, per l’Inter segnò un ragazzo magro e bravo nel tocco: Sandro Mazzola. Aveva 18 anni”.

Con Helenio Herrera arrivò la definitiva trasformazione tattica. Mazzola divenne uno dei simboli della Grande Inter, una squadra destinata a dominare in Italia e in Europa. “Herrera riuscì a costruirgli addosso il ruolo giusto, per un’esplosione incontrollabile in quell’armata spettacolare che era la Grande Inter”.

La doppietta nella finale di Coppa dei Campioni e il trionfo europeo

Il momento più iconico della carriera arrivò nel 1964, nella finale di Coppa dei Campioni al Prater di Vienna contro il Real Madrid.

Mazzola, inizialmente emozionato davanti ai campioni spagnoli come Alfredo Di Stéfano e Ferenc Puskás, fu spinto in campo da Luis Suarez. La risposta fu memorabile: due gol e il primo storico trionfo europeo dell’Inter.

“All’ingresso in campo fu Suarez a spingere Mazzola in campo: Sandro era rimasto ad ammirare i suoi idoli fuori dagli spogliatoi, Di Stefano, Puskas e gli altri campioni del Real Madrid. In campo, poi, due gol. Doppietta in finale di Coppa dei Campioni, il primo trionfo europeo dell’Inter, un trionfo senza precedenti con le firme di Mazzola e i complimenti di Puskas: ‘Sei degno di tuo papà Valentino’ gli disse il fortissimo ungherese, regalandogli la maglia”.

Una carriera irripetibile: scudetti, Coppe dei Campioni e sfiorò il Pallone d’Oro

Il palmarès di Sandro Mazzola racconta una carriera straordinaria. Con la maglia dell’Inter conquistò:

  • 4 scudetti
  • 2 Coppe dei Campioni
  • 2 Coppe Intercontinentali
  • il titolo di capocannoniere della Serie A nel 1965 con 17 gol
  • il titolo di capocannoniere della Coppa dei Campioni 1964 con 7 reti

Nel 1971 arrivò anche il secondo posto nel Pallone d’Oro, alle spalle di Johan Cruyff.

“La Grande Inter di Angelo Moratti, di Helenio Herrera, di Sarti, Burgnich, Facchetti. Mazzola lì, tra centrocampo e attacco, a disegnare traiettorie e segnare gol. Notti europee, pomeriggi al Meazza. Reti pesantissime e indimenticabili”.

Con la Nazionale italiana vinse inoltre l’Europeo 1968 e fu protagonista ai Mondiali del 1970, nella storica semifinale contro la Germania vinta dagli Azzurri per 4-3, una delle partite più celebri nella storia del calcio.

17 stagioni, 565 partite e un amore eterno per l’Inter

La carriera di Mazzola in nerazzurro si chiuse nel 1977, dopo 17 stagioni, 565 presenze ufficiali e 158 gol. Ma il rapporto con l’Inter non si è mai interrotto. Dopo il campo arrivarono gli incarichi dirigenziali, con intuizioni importanti e un ruolo centrale anche nel ritorno di Ronaldo il Fenomeno a Milano.

“Un legame con l’Inter mai chiuso, con la carriera da dirigente e poi da direttore sportivo. Anche dietro alla scrivania, intuizioni uniche. Platini e Falcao, poi sfumati. Zenga, riportato a Milano dalla Sambenedettese. E, soprattutto, Ronaldo. Il Fenomeno, arrivato dopo il pressing di Moratti e Mazzola, appunto”.

Negli ultimi anni Mazzola aveva continuato a frequentare la casa nerazzurra, raccontando storie e aneddoti alle nuove generazioni.

“Le sue visite in sede all’Inter sono continuate anche negli ultimi anni, lui che è nella Hall of Fame del Club, ha sempre raccontato del legame unico e indissolubile con i colori nerazzurri”.

L’ultimo saluto al “baffo” della Grande Inter

Nel maggio 2024 Sandro Mazzola era tornato sul prato di San Siro per celebrare la seconda Stella dell’Inter, insieme a Bedin e Cappellini, protagonisti della prima Stella conquistata 58 anni prima.

“L’affetto dei tifosi nerazzurri l’ha sentito dal vivo anche a maggio 2024, nel giorno della celebrazione della seconda Stella: lui –con Bedin e Cappellini– in campo, celebrati per quella prima Stella arrivata 58 anni prima. Brillava in campo, brilla anche ora, la stella del baffo”.

Il suo desiderio finale era semplice: essere ricordato non soltanto come un campione, ma come un uomo. “Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1”. Un messaggio che racchiude l’essenza di Sandro Mazzola, leggenda dell’Inter, simbolo della Grande Inter e patrimonio del calcio italiano.