Girare per le strade con il bottino in una mano e l’ecografia nell’altra — pronta ad attestare lo stato di gravidanza non appena spuntano fuori le manette — è l’ultima assurda trovata delle borseggiatrici straniere. Non siamo più di fronte a qualche ladruncola improvvisata, ma a un’organizzazione parassitaria che si fa beffe della legge. È l’ennesima, assurda, immonda strategia delle borseggiatrici forestiere. Ieri l’ennesimo show dell’arroganza a Rialto: in Campo San Bartolomeo la Polizia di Stato ha pizzicato cinque borseggiatrici seriali straniere — tre maggiorenni e due minorenni — mentre adocchiavano i turisti come prede da spennare. Portate in Questura, tre di loro hanno tirato fuori la loro arma ricattatoria: il referto d’ecografia per attestare la gravidanza, gridare allo stato interessante e pretendere l’impunità. Una messinscena per sfuggire alla cella e tornare a delinquere un minuto dopo! Usare la gravidanza come scudo penale ed esibire l’ecografia al posto dei documenti: ecco fino a che punto si è spinta la sfacciataggine di chi ha trasformato il crimine in un diritto acquisito.
L’inefficacia delle misure e dell’impunità
E lo Stato cosa fa? Assiste quasi inerme! Due delle maggiorenni avevano già sul groppone un foglio di via che vietava loro di stare a Venezia. Lo hanno ignorato, sbeffeggiato: e la punizione? Una semplice denuncia a piede libero. La terza naviga nel vizio delle pratiche burocratiche per il rinnovo di un provvedimento scaduto ad agosto. E le due minorenni? Impunite pure loro, riaccompagnate comodamente in comunità a spese dei contribuenti.
Magistratura debole, giustizia fai-da-te e pene ridicole
La misura è colma. È per colpa di questo vuoto di giustizia che i cittadini applaudono le azioni al limite dello youtuber Dje Media, costretto a dare la caccia alle borseggiatrici con la vernice rossa lavabile per difendere i passanti. Nel frattempo, nelle aule di tribunale va in onda il festival degli sconti di pena. Dalla maxi-inchiesta dei Carabinieri di Venezia da 23 misure cautelari siamo passati, a maggio, ai soliti patteggiamenti-barzelletta: la maggior parte delle borseggiatrici se la cava con l’ennesimo accordo, mentre le città italiane sprofondano anche sotto i colpi di chi questa volta ha osato trasformare la maternità in uno strumento per beffare la legge.


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