La Vara di Messina è uno dei simboli religiosi e popolari più importanti della città dello Stretto. Ogni anno, il 15 agosto, in occasione della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, la monumentale macchina votiva viene trascinata per le vie del centro storico da centinaia di devoti, accompagnata da una folla che rinnova una tradizione radicata da secoli nella storia messinese. Non si tratta soltanto di una processione religiosa. La Vara è diventata nel tempo una rappresentazione dell’identità di Messina, della devozione mariana e del particolare rapporto che lega la città alla Madonna. L’edizione 2026 è dedicata nel ricordo della tragedia di Pistunina.
Le origini della Vara di Messina
Le origini della Vara di Messina vengono generalmente ricondotte al XVI secolo e alla particolare stagione storica vissuta dalla città durante il dominio spagnolo. Un momento frequentemente associato alla nascita della tradizione è il 1535, anno in cui l’imperatore Carlo V d’Asburgo arrivò a Messina dopo la spedizione militare di Tunisi. Per accogliere solennemente l’imperatore furono realizzati apparati celebrativi e macchine scenografiche secondo una consuetudine diffusa nelle grandi città europee dell’epoca. Nel corso del Cinquecento questi apparati spettacolari si intrecciarono con la tradizione religiosa cittadina fino allo sviluppo della grande macchina processionale dedicata all’Assunzione della Vergine. La forma della Vara cambiò diverse volte nel corso dei secoli. Quella che oggi percorre le strade di Messina è quindi il risultato di una lunga evoluzione religiosa, artistica e tecnica.
Perché si chiama “Vara”
Il termine Vara viene utilizzato tradizionalmente in Sicilia per indicare strutture o macchine destinate al trasporto processionale di immagini e rappresentazioni sacre. Nel caso di Messina, però, la Vara ha assunto dimensioni e caratteristiche eccezionali, trasformandosi in una vera e propria macchina scenica verticale dedicata al mistero dell’Assunzione di Maria. L’intera struttura rappresenta simbolicamente il passaggio della Vergine dalla terra al cielo.
Cosa rappresenta la Vara di Messina
La Vara è concepita come una grande rappresentazione teologica dell’Assunzione. Alla base della macchina si sviluppa la scena terrena, mentre salendo verso la sommità la composizione conduce progressivamente verso il cielo. La rappresentazione comprende figure angeliche, elementi celesti e personaggi che partecipano simbolicamente alla glorificazione della Vergine. Nella parte più alta si trova la figura del Cristo, mentre la Madonna Assunta viene rappresentata nel momento della sua elevazione verso il cielo. L’impianto scenografico non è quindi casuale: ogni parte della Vara contribuisce alla narrazione visiva del mistero cristiano celebrato il 15 agosto.
Una macchina processionale imponente
Una delle caratteristiche che rendono unica la Vara di Messina è la sua imponenza. La struttura si sviluppa per diversi metri in altezza e possiede una complessa architettura interna che deve garantire stabilità durante il movimento. Nel corso della processione alcune parti della macchina compiono movimenti rotatori, contribuendo all’effetto scenografico dell’intera rappresentazione. Storicamente sulla Vara trovavano posto anche persone in carne e ossa, soprattutto bambini, che interpretavano angeli e altre figure della composizione. Questa pratica, molto suggestiva ma evidentemente delicata dal punto di vista della sicurezza, è stata progressivamente abbandonata. Le figure umane sono state sostituite da elementi figurativi e statue.
I tiratori e le grandi corde della Vara
La Vara non viene trasportata sulle spalle. La grande macchina viene trascinata attraverso lunghe corde alle quali si aggrappano centinaia di persone. Sono i tradizionali tiratori della Vara, protagonisti di uno dei momenti più intensi della festa. Il loro compito richiede coordinamento, forza e attenzione. Mettere in movimento una struttura di tali dimensioni, mantenerla nella corretta direzione e affrontare il percorso cittadino rappresenta infatti un’operazione complessa. La partecipazione alla tirata possiede inoltre un forte significato religioso. Per molti devoti prendere la corda significa sciogliere un voto, chiedere una grazia, ringraziare la Madonna o semplicemente testimoniare pubblicamente la propria devozione.
“Viva Maria”, il grido della processione
Uno degli elementi più caratteristici della processione della Vara di Messina è il grido di devozione rivolto alla Vergine. Durante la tirata risuona ripetutamente l’invocazione “Viva Maria”. Il grido accompagna le fasi più importanti del percorso e diventa una voce collettiva capace di unire tiratori, fedeli e spettatori. È uno degli aspetti che meglio rappresentano la dimensione popolare della festa: una religiosità vissuta non soltanto attraverso le cerimonie liturgiche, ma attraverso gesti, suoni e tradizioni tramandate tra le generazioni.
Il ceppo e il sistema di movimento della Vara
La struttura della Vara poggia su un grande basamento che consente alla macchina di avanzare trascinata dalle corde. La movimentazione non è paragonabile a quella di un normale carro moderno: proprio questa caratteristica contribuisce a rendere particolarmente impegnativo il lavoro di chi dirige e accompagna la processione. Ogni partenza, rallentamento e variazione della direzione deve essere coordinata con grande attenzione. Il movimento della Vara costituisce per questo uno degli aspetti più spettacolari e allo stesso tempo più complessi dell’intera manifestazione.
L’Assunta e la devozione mariana di Messina
Per comprendere completamente la storia della Vara bisogna considerare il fortissimo legame esistente tra Messina e il culto della Vergine Maria. La tradizione religiosa cittadina attribuisce infatti a Messina un rapporto privilegiato con la Madonna, rappresentato in modo particolare dalla venerazione della Madonna della Lettera, patrona della città. Secondo l’antica tradizione messinese, una delegazione di cittadini si sarebbe recata in Palestina nei primi tempi del cristianesimo e avrebbe ricevuto dalla Vergine una lettera destinata alla comunità cittadina. Alla tradizione è collegata la celebre frase latina: “Vos et ipsam civitatem benedicimus” ovvero: “Benediciamo voi e la stessa città”.
Queste parole sono diventate uno dei simboli più riconoscibili di Messina e sono riportate anche sulla grande stele della Madonna della Lettera posta all’ingresso del porto. È importante distinguere il piano della tradizione religiosa da quello della documentazione storica: il racconto della lettera della Madonna appartiene alla tradizione devozionale messinese e non può essere trattato come un episodio storicamente dimostrato.
La Vara e la Madonna della Lettera: due tradizioni diverse ma unite dalla devozione
La Madonna della Lettera e la Vara dell’Assunta appartengono a due celebrazioni differenti. La festa della Madonna della Lettera viene celebrata il 3 giugno, mentre la processione della Vara di Messina si svolge il 15 agosto, festa dell’Assunzione. Entrambe, tuttavia, testimoniano quanto profondamente il culto mariano abbia influenzato la storia religiosa e l’identità culturale della città.
La Vara attraverso terremoti, guerre e trasformazioni della città
La storia della Vara attraversa alcuni dei periodi più difficili vissuti da Messina. La città è stata ripetutamente colpita da terremoti, incendi, guerre e profonde trasformazioni urbanistiche. Il più devastante fu il terremoto del 28 dicembre 1908, che distrusse gran parte di Messina e provocò un numero enorme di vittime. Anche le vicende della Seconda guerra mondiale, con i pesanti bombardamenti sulla città, segnarono profondamente il tessuto urbano e sociale messinese. Nel corso dei secoli anche la Vara dovette essere restaurata, modificata e adattata. La sopravvivenza della tradizione, nonostante le numerose tragedie attraversate dalla città, ha contribuito a trasformarla in un simbolo della continuità storica di Messina.
La Vara non è soltanto folklore
Definire la Vara di Messina semplicemente come una manifestazione folkloristica sarebbe riduttivo. Alla base della processione rimane una precisa celebrazione religiosa: l’Assunzione della Vergine Maria. Intorno alla dimensione religiosa si è sviluppato, nei secoli, un vastissimo patrimonio di tradizioni popolari. La Vara riunisce quindi diversi elementi: fede, storia, arte, meccanica, devozione popolare, memoria collettiva e identità cittadina. È proprio questa fusione a spiegare perché ogni 15 agosto la processione continui a rappresentare uno degli appuntamenti più sentiti dai messinesi.
Mata e Grifone e le tradizioni dell’agosto messinese
Il periodo della Vara è legato anche ad altre celebri tradizioni popolari della città, tra cui quella dei giganteschi Mata e Grifone. Le due enormi figure vengono tradizionalmente portate per le strade cittadine nei giorni della festa. Attorno ai due personaggi sono nate nei secoli diverse leggende sulla loro identità e sul loro significato. Le versioni tramandate non coincidono sempre tra loro e devono quindi essere considerate nell’ambito della tradizione popolare, evitando di trasformarle automaticamente in fatti storici documentati. Oggi Mata e Grifone sono comunque tra le immagini più riconoscibili del patrimonio folklorico messinese.
Il significato del 15 agosto per Messina
Il Ferragosto a Messina assume quindi un significato molto diverso da quello di una semplice giornata festiva estiva. Per la città è il giorno della Vara, dell’Assunta e di una delle manifestazioni collettive più partecipate dell’anno. La preparazione coinvolge istituzioni religiose e civili, organizzatori, maestranze, tiratori e numerosi volontari. Quando la Vara viene finalmente messa in movimento, il centro cittadino diventa il teatro di una tradizione che collega la Messina contemporanea alla città dei secoli passati.


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