Un tavolo istituzionale immediato con Regione, Comune, rappresentanze economiche e ordini professionali, ma con una condizione precisa: trasformare le dichiarazioni in atti concreti, corredati da date, delibere e impegni finanziari. È questa la proposta avanzata dall’avvocato Antonello Talerico, consigliere comunale di Catanzaro, nella replica al Rettore dell’Università Magna Graecia Giovambattista Cuda. Al centro del confronto ci sono il futuro dell’Ateneo, il progetto per Medicina Veterinaria, i rapporti tra Università e città, il numero delle immatricolazioni e le iniziative intraprese negli ultimi anni.
Talerico apre la propria nota prendendo atto della risposta del Rettore alle sollecitazioni pubbliche sull’Ateneo, contestando tuttavia l’affermazione secondo cui non avrebbe promosso iniziative concrete a sostegno dell’Università. “Prendo atto, con soddisfazione, della nota del Rettore Cuda. Fa piacere che, finalmente, a una sollecitazione pubblica sull’Università Magna Graecia segua un riscontro. Non è ironia: per mesi le stesse domande sono rimaste senza risposta, e già il fatto che oggi una risposta ci sia rappresenta un progresso. Detto questo, sono io a essere imbarazzato nel dover replicare. Non per il tono della nota, al quale sono abituato, ma perché contiene un’affermazione che i fatti smentiscono. Il Rettore scrive di non ricordare alcuna iniziativa concreta da me promossa a sostegno dell’Ateneo. Ricorda male. E poiché la memoria è cosa soggettiva, mentre gli atti e le cronache sono documenti, mi permetto di aiutarlo”.
Medicina Veterinaria, Talerico: “Ho consegnato un piano operativo in otto punti”
Uno dei temi centrali della replica riguarda Medicina Veterinaria. Talerico ricostruisce le interlocuzioni avute con il Rettore e sostiene di avere indicato già in precedenza le criticità che avevano contribuito alla valutazione negativa dell’ANVUR, insieme alle possibili soluzioni e alla disponibilità della Regione a intervenire sul fronte delle risorse.
“Medicina Veterinaria: L’ho contattato personalmente due volte e due volte mi sono recato da lui, non il contrario. In quelle occasioni gli ho rappresentato che il Presidente della Regione era disponibile a individuare le risorse, anche per l’acquisto di una struttura ospedaliera da destinare a Ospedale Veterinario Universitario: esattamente l’infrastruttura (condizioni preliminare e richiesta oggi dalla Legge) la cui assenza aveva – in concorso con altre gravi lacune – determinato la valutazione negativa dell’ANVUR. Gli ho indicato, punto per punto, le ragioni di quella bocciatura, dalla mancanza della struttura ospedaliera all’assenza di un cronoprogramma, dall’insufficienza del piano di reclutamento del corpo docente alla documentazione non allineata agli standard EAEVE. Ho consegnato un piano operativo articolato in otto punti (reso pubblico con una nota stampa). Nel luglio scorso, insieme al consigliere Veraldi, ho dovuto tornare sull’argomento perché a distanza di oltre un anno non risultava un atto, una delibera, un cronoprogramma. Sostenere che io non abbia mai inteso avviare interlocuzioni o non mi sia mai speso per l’Ateneo non è veritiero.
Oggi il Rettore scrive che è “sul tavolo” una proposta di riaccreditamento e che sono state avviate interlocuzioni con la Regione e con il Ministero. Bene. Allora chiedo, senza polemica: quali interlocuzioni, con quali atti, in quali date, con quali protocolli? A me risulta che, da quando non sono più consigliere regionale, non vi siano state interlocuzioni con il Presidente Occhiuto sulla questione di Medicina Veterinaria, né mi risulta che l’Ateneo si sia rivolto formalmente all’ANVUR e agli altri organismi di valutazione e accreditamento per sanare le lacune contestate, a cominciare proprio dal corpo docente. Se mi sbaglio, la smentita è semplice: bastano i numeri di protocollo e le date”.
Il caso CNR e le proposte per riportare l’Università nel centro di Catanzaro
Talerico richiama poi il tema del Consiglio Nazionale delle Ricerche e rivendica il proprio intervento per evitare il trasferimento del centro da Catanzaro a Cosenza. Nella stessa parte della nota torna anche sulla necessità di rafforzare la presenza dell’Università nel tessuto urbano del capoluogo, indicando tre possibili immobili che, a suo dire, erano già stati sottoposti all’attenzione del Rettore.
“Il CNR: Quando si dava ormai per acquisito il trasferimento da Catanzaro a Cosenza del centro del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e a sostenere quella soluzione era chi allora ne aveva la responsabilità scientifica (il Prof. Aldo Quattrone, sponsor del Rettore Cuda), il sottoscritto si oppose e coinvolse il Presidente della Regione, impedendone la rimozione. Quel centro è rimasto a Catanzaro. Oggi non soltanto funziona, ma svolge anche attività diagnostica, e la svolge con trasparenza. Se anche fosse l’unica iniziativa della mia esperienza amministrativa, basterebbe a rispondere alla domanda del Rettore.
L’Università in città: Ho indicato e suggerito al Rettore nei nostri incontri, non genericamente ma per immobili, tre possibili soluzioni per riportare corsi nel centro urbano: l’ex Conservatoria su Corso Mazzini, il progetto su Parco Romani e la struttura nella zona nord della città, quella che nell’impianto richiama il Palazzo della Cittadella. Nessuna di queste proposte ha mai ricevuto una risposta, né positiva né negativa. Poichè al Rettore e ad altri decisori non interessa.
Immatricolazioni e confronto con gli altri atenei calabresi
Il consigliere comunale torna quindi sui numeri delle immatricolazioni e sulle prospettive strategiche dell’Università Magna Graecia, chiedendo che siano pubblicati i dati definitivi corso per corso e confrontati con quelli degli altri Atenei della Calabria. Il confronto, secondo Talerico, dovrebbe riguardare soprattutto la capacità dell’Università di attrarre studenti e di costruire una visione riconoscibile per il futuro.
Vengo al merito della nota. Il Rettore non prospetta una sola soluzione. Si limita a difendersi sostenendo che i miei sarebbero dati parziali. Ma, così argomentando, conferma che di dati si tratta: parziali finché si vuole, però dati, non invenzioni, né fantasie. Se le immatricolazioni sono ancora in corso, tanto meglio: pubblichi l’Ateneo i numeri definitivi a chiusura delle procedure, corso per corso, posti disponibili e immatricolati, e li confronti con quelli degli altri atenei calabresi. Sarò il primo a rettificare se avrò sbagliato. Quello che nessuno ha ancora capito, e temo non abbia chiaro neppure lui, è quale idea abbia il Rettore per l’Ateneo di Catanzaro. Ce lo dica: quali corsi, con quali risorse, in quali sedi, con quale rapporto con la città.
Perché il problema non sono i miei numeri. È sotto gli occhi di tutti che l’Unical e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria hanno impresso da tempo una velocità e un’impostazione diverse, e non per merito della politica: per merito di un management capace, lungimirante, in grado di trascinare. Quanto afferma il Rettore, del resto, non è smentito da Talerico. È smentito dai report nazionali e internazionali e dalle analisi che ogni anno vengono condotte sugli atenei italiani. Con quelli dovrebbe misurarsi, non con un consigliere comunale.
FFO e AlmaLaurea, la domanda di Talerico: “Perché un ragazzo di Catanzaro sceglie altrove?”
Talerico prende atto positivamente dei risultati richiamati dal Rettore sul Fondo di Finanziamento Ordinario e sui dati AlmaLaurea, ma sostiene che si tratti di indicatori diversi rispetto alla questione da lui sollevata, cioè la capacità dell’Università di trattenere e attrarre gli studenti del territorio.
“Sul Fondo di Finanziamento Ordinario e sui dati AlmaLaurea prendo atto volentieri, e me ne rallegro sinceramente. Ma sono piani diversi da quello che ho posto. Il FFO misura ricerca e performance dell’istituzione; AlmaLaurea misura l’esito occupazionale di chi si è già laureato. Io ho posto una domanda diversa e più scomoda: perché un ragazzo di Catanzaro, oggi, sceglie altrove? Su questo la nota tace.
Quanto al latino, Sutor, ne ultra crepidam. La citazione è elegante, ma fuori bersaglio. L’università pubblica vive di risorse pubbliche e risponde alla comunità che la ospita. Chiedere conto dei risultati non è invadere il campo altrui: è esercitare un dovere, che appartiene a un consigliere comunale come a qualunque cittadino. Non ho mai preteso di spiegare a nessuno come si progetta un corso di laurea. Ho letto dei numeri, per giunta numeri dell’Ateneo, e ho chiesto perché.
Il rapporto tra Università Magna Graecia e città
Un ulteriore nodo sollevato dal consigliere riguarda il rapporto tra l’Ateneo e Catanzaro. Talerico sostiene che manchi un confronto strutturato con le principali istituzioni e realtà economiche del territorio e restituisce al Rettore la domanda sulle iniziative concretamente realizzate dall’Università per favorire la crescita del capoluogo.
C’è poi la domanda che il Rettore rivolge a me e che gli restituisco per intero: quali iniziative concrete ha promosso l’Università per la crescita di Catanzaro? Non ci risulta la partecipazione dell’Ateneo anessun evento pubblico, financo neanche all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Non ricordiamo un confronto strutturato con il Comune e con il Sindaco, con Confindustria, con la Camera di Commercio. L’Università Magna Graecia appare distante dalla città e dalle sue iniziative, estranea al confronto con le altre istituzioni. Forse è proprio il Rettore a dover raccontare alla città che cosa ha fatto, anziché chiederlo a chi ha provato più volte a stimolare quel confronto e ha portato al tavolo un Presidente di Regione disponibile ad assumere impegni concreti che l’Ateneo non ha voluto sfruttare.
La proposta: un tavolo con Regione, Comune, imprese e ordini professionali
È nella parte conclusiva della nota che Talerico formula la proposta politicamente più significativa: aprire immediatamente un confronto istituzionale allargato, subordinandolo però alla produzione di atti concreti sulla riattivazione di Medicina Veterinaria, sull’Ospedale Veterinario Universitario, sul reclutamento dei docenti e sul ritorno dei corsi nel centro cittadino.
“Formulo allora una proposta, e la formulo pubblicamente. Sono disponibile a far aprire un tavolo, subito, in qualunque sede il Rettore ritenga opportuna, con la Regione, il Comune, le rappresentanze economiche e gli ordini professionali. Pongo però una condizione, e non è negoziabile: basta dichiarazioni di mera disponibilità cui non seguono atti. Il tavolo ha senso se produce documenti con una data sopra. Nell’ordine: la delibera degli organi accademici sulla riattivazione di Medicina Veterinaria, con cronoprogramma; il protocollo tra Regione e Ateneo sull’Ospedale Veterinario Universitario, con l’impegno finanziario; il piano di reclutamento del corpo docente, coperto finanziariamente; l’istanza formale all’ANVUR e agli organismi di accreditamento sui rilievi già noti; l’individuazione degli immobili per il trasferimento di corsi in città. Se questi atti arriveranno, sarò il primo a riconoscerlo pubblicamente. Se non arriveranno, continuerò a chiederli.
Il Rettore annuncia che considera concluso il confronto e che non replicherà oltre. È una facoltà che gli riconosco come persona, non come Rettore. Il confronto con la città non lo chiude chi lo trova scomodo. Le domande restano. Restano soprattutto i ragazzi che ogni settembre prendono un treno per il Nord, e ai quali nessuno di noi, né io né lui, ha ancora dato una risposta”.


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