Ogni giorno Pasquale Tridico si alza e sa che dovrà trovare un argomento, anzi un pretesto, per attaccare la Regione e il suo massimo rappresentante, Roberto Occhiuto. E’ ormai una lotta tra lui e Giuseppe Falcomatà. L’ultima polemica sollevata dal capodelegazione del M5S a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione Calabria, riguarda i 170 mila euro spesi dall’ente regionale per il concerto di Jovanotti a Catanzaro, show capace di raccogliere 30 mila persone per un evento molto bello e coinvolgente, dove lo stesso artista ha enfatizzato la bellezza del territorio, la sua storia, la sua tradizione.
Quella dei 170 mila euro è in realtà un polemica esplosa già da ieri, il giorno dopo l’evento. “Diciamolo con franchezza – esordisce Tridico in una nota stamp – gli eventi ci piacciono e sono utili. Ho apprezzato Jovanotti a Roma e in tante piazze d’Italia, e la serata di Catanzaro, col suo canto in calabrese, è stato un bello show. Non sono tra quelli che considerano la festa un nemico. Il punto è un altro, ed è squisitamente economico: una Regione non si governa a colpi di like e con campagne di comunicazione per una scampagnata”.
“Da calabrese so bene cosa rimane il lunedì mattina, quando i riflettori si spengono. Resta la regione più povera d’Italia, e non è un primato per cui esultare, ce ne dispiace, con una sanità allo stremo che pure conserva punte di eccellenza e professionisti integerrimi, lontana però dalla normalità; con i treni che saltano mentre a Roma si annunciano i tredici miliardi e mezzo del Ponte sullo Stretto, e un assessore ai trasporti che non riesce a garantire l’ordinario nemmeno su quella tratta ionica che pure dovrebbe connettere il suo territorio al resto della regione e d’Italia; con le aree interne che si svuotano e i fondi che non si spendono”.
Tridico ci mette in mezzo anche Ponte sullo Stretto, migranti e la demagogia pura
Tridico fa praticamente demagogia. Dopo una premessa iniziale che sta tanto di presa in giro, sul fatto che lui non sia contrario a quello che ha definito un bello show, comincia a mettere in mezzo argomenti che nulla hanno a che fare con l’evento, come il sempre “comodo” Ponte sullo Stretto o la questione migranti. “E resta – aggiunge l’ex candidato alla Regione – anche il capitolo di cronaca nazionale ma che ci interpella, quello dei migranti, che se non vogliamo essere ipocriti, sono linfa vitale del nostro sistema produttivo, nei campi come nei servizi, e che troppo spesso trattiamo come merce da contabilizzare. Dal Meeting di Rimini, Papa Leone XIV ha ricordato che “prima dei confini, delle definizioni e delle istituzioni ci sono sempre le persone”. È un appello da raccogliere, mentre sul tema, il governo Meloni sceglie la propaganda al posto delle risposte”.
“In mezzo a tutto questo, ben vengano le feste: i concerti, le sagre fatte bene, quelle pensate davvero per i calabresi. Ma promuovere un territorio e promuovere sé stessi sono due cose molto diverse. Si celebra il tutto esaurito di un tour privato come un merito della Regione, si contano le migliaia di spettatori di un evento nazionale come se si fosse centrato un politico. Intanto il turismo vero, quello che paga gli stipendi, racconta un’altra estate da “dieci giorni”, con soggiorni sempre più brevi, spesa in calo, presenze che pur ci sono ma non lasciano ricchezza sul territorio”.
“La cartolina sponsorizzata e la saracinesca che si abbassa a settembre, non sono la stessa Calabria. È qui la distinzione che, da economista, non mi stanco di ripetere: c’è differenza tra spendere e investire. Comprare visibilità, come i fondi a pioggia per gli stand a Verona Fiere, dura trenta secondi e non si trasforma in indotto. Investire significa costruire una filiera, festival che durano anni invece di una sera, produzioni che scelgono la Calabria perché conviene, lavoro che resta quando la carovana riparte. In una regione in cui ogni euro è sottratto a qualcos’altro, questa differenza è tutto”.
“Per questo, sui 170mila euro pubblici destinati attraverso la Film Commission alla tappa calabrese (100mila per la “visibilità della Regione” e 70mila per un video, a fronte di un evento privato) chiedo trasparenza, non polemiche. Nei casi come quello di Jovanotti la Regione dopo aver pubblicato immediatamente gli atti, dica quale visibilità ha acquistato e su quali mercati, e renda conto dei risultati con dati oggettivi (arrivi, pernottamenti, prenotazioni, tasse di soggiorno contabilizzate) non con titoloni da comunicati vuoti che invece raccontano altro. È il minimo che si chiede a chi amministra denaro pubblico”.
“Un presidente di Regione non è il direttore marketing di Ryanair, né il capo-promozione di un tour estivo. Il suo mestiere è quello di migliorare la qualità della vita dei suoi corregionali, facendo cose ordinarie, come far funzionare gli ospedali, i treni, le aree interne, spendere i fondi europei, e offrire dignità a di chi lavora in questa terra. Non chiediamo meno eventi ma una Calabria normale, in cui un grande concerto sia la normalità e non un miracolo da rivendicare, ed anche una pianificazione turistica seria, strutturale, che non finisca insieme all’ultima storia su Instagram della domenica sera. Gli eventi sono benvenuti. La sterile propaganda pagata dai calabresi, no” conclude Tridico.


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