“Sempre da dirigente di destra, oggi Capogruppo di Fratelli d’Italia e storica esponente dell’opposizione nel Comune di San Ferdinando, ho fatto dello smantellamento della baraccopoli e della gestione dei flussi migratori nella Piana di Gioia Tauro una delle mie principali battaglie politiche negli ultimi quindici anni attraverso dure prese di posizioni, nonché dichiarazioni pubbliche emerse nel corso del tempo riguardo a questo tema pieno di criticità“. È quanto dichiarato in un comunicato stampa da Maria Carmela Digiacco, Capogruppo Fratelli d’Italia del Comune di San Ferdinando.
“Della mia battaglia storica per lo smantellamento, a partire dall’anno 2010 ricordo la denuncia delle sue condizioni strutturali descrivendo ripetutamente la tendopoli come un luogo degradato, insicuro e non dignitoso per gli stessi braccianti agricoli. Non nascondo il mio continuo lancio di accuse di immobilismo criticando a viso aperto, aspramente, le giunte comunali succedutesi negli anni per non aver risolto definitivamente il problema dell’accampamento informale, nonostante lo stanziamento di fondi pubblici a pioggia che ad oggi, a dire dagli attuali amministratori non è nemmeno facile da rendicontare. Non dimentico le visite fatte all’interno dei vari accampamenti ministeriali e non, in compagnia di politici nazionali come il senatore Maurizio Gasparri, gli onorevoli Matteo Salvini, Gianni Alemanno e molti altri, i convegni, le conferenze stampa, i manifesti“, afferma Digiacco.
“Oggi tutti, dico tutti, coloro che sono impegnati più o meno in politica, non tralasciando nessuna parte e nessun partito, si fregiano di essere favorevoli e di aver lavorato per la sua chiusura e lo smantellamento, ma quella che negli anni è stata duramente accusata di razzismo, è stata la sottoscritta, accuse che ho sempre respinto con forza, sottolineando come le mie richieste di chiusura dell’area, appunto, spesso etichettate in passato come discriminatorie dagli avversari politici, fossero mosse da ragioni di legalità, sicurezza pubblica, decoro urbano e dignità dei lavoratori agricoli.
Scrivo, quindi, questo comunicato anche a difesa del mio coraggio e della mia forza d’animo dimostrati nell’usare anche un tono forte e diretto nei miei comunicati e nei miei post sui social network che hanno anche generato duri scontri con i vertici comunali, sfociati in passato (come nell’ottobre 2018) in una querela per diffamazione e calunnia da parte del sindaco dell’epoca, poi archiviata dal Tribunale di Palmi.
Ma non solo quella fu la mia battaglia legale legata alle mie posizioni contro la tendopoli o contro la volontà paventata in passato da alcuni amministratori di usare forzatamente le case sfitte di proprietari privati da devolvere gratuitamente agli stessi migranti della tendopoli, coadiuvati da Mimmo Lucano. E non posso dimenticare i miei accorati appelli fatti nel periodo covid, attraverso video Facebook e comunicati stampa, rivolti agli amministratori dell’epoca, ai quali chiedevo di prendere misure di prevenzione e protezione della tendopoli baraccopoli, a tutela dei cittadini di San Ferdinando, a cui mai nessuno fino ad oggi ha pensato tranne me, poiché troppo impegnati a lucrare sulla struttura“, rimarca l’esponente di FdI.
“In questi ultimi tempi, il mio impegno mi ha vista battermi duramente sui banchi del Consiglio come capo dell’opposizione, contestando pubblicamente, quello che si stava concretizzando come lo scempio del progetto della “Fattoria Sociale” che finora sono riuscita a scongiurare, facendo presente agli organi di Governo nazionale, come il progetto non era ammissibile, in primis perché il bene interessato agli alloggi futuri, l’ex Aulinas, non era ancora nelle disponibilità del Comune di San Ferdinando mentre era stato rappresentato il contrario, che il luogo troppo vicino al centro abitato non era idoneo per motivi di sicurezza ed igiene, inoltre perché molti proprietari terrieri privati mi avevano dimostrato il loro disaccordo ed infine perché sarebbe passato troppo tempo finché la soluzione prospetta si sarebbe potuta concretizzare mentre serviva una risposta efficace e tempestiva in seguito allo smantellamento che sarebbe avvenuto a breve, avendo persino consigliato la possibilità di ripiegare sull’uso di immobili confiscati, e cioè di terreni agricoli ed annesse abitazioni.
Così a fine luglio, in occasione delle operazioni interforze che hanno portato allo sgombero definitivo della tendopoli, a chiarimento della mia posizione, ho diffuso note attraverso la comunicazione dei miei canali network ufficiali, criticando il ritardo dei miei avversari, evidenziando anche con l’ironia politica che serve di fronte alle dichiarazioni ipocrite di taluni esponenti politici sanferdinandesi che prima mi contrastavano e che infine hanno riconosciuto la bontà dello smantellamento, chiedendo loro “onestà politica” nell’ammettere la lungimiranza della mie posizioni, tipiche della destra in materia di immigrazione.
Il mio impegno degli anni, quindi, è stato profuso non solo a tutela del territorio ma, da sindacalista, ho tenuto fede alla difesa della dignità e dei diritti dei lavoratori stagionali, quali sono stati e continuano ad essere gli ospiti della ex tendopoli tracciando la mia nuova linea politica sulla gestione dei migranti stagionali alla luce della nuova realtà dello smantellamento definitivo della struttura e l’astensione dal voto in Consiglio sul nuovo Regolamento di Ospitalità.
Considerato che la gestione della tendopoli di San Ferdinando, area simbolo per oltre quindici anni delle criticità legate all’accoglienza dei braccianti agricoli nella Piana di Gioia Tauro, oggi ritengo sia giunta a una svolta storica con lo smantellamento definitivo dell’insediamento e il ricollocamento dei lavoratori regolari in alloggi dignitosi e decorosi.
Ma per arrivare a ciò è servito un delicato percorso, durante il quale la mia azione politica, oggi anche da Consigliere Comunale a San Ferdinando per Fratelli d’Italia, si è distinta negli anni per un approccio improntato al realismo, alla legalità e alla salvaguardia del tessuto sociale locale, sia a tutela della comunità locale con l’interesse primario verso la centralità dei residenti di San Ferdinando, con la richiesta che i flussi migratori legati alla stagionalità agricola fossero gestiti senza gravare esclusivamente sulla sicurezza del nostro comune, attraverso la richiesta di trasparenza dei fondi pubblici specificatamente sull’utilizzo delle risorse destinate all’integrazione, chiedendo sempre risposte concrete per evitare sprechi cronici che ritengo, invece, siano sempre avvenuti, sia per la legalità e il contrasto al degrado attraverso una ferma opposizione alle condizioni disumane della vecchia baraccopoli, un modello assistenziale fallimentare che ha alimentato per anni ghettizzazione e insicurezza sul territorio, ed avevo ragione, infatti durante lo sgombero e lo smantellamento della stessa, avvenuto nella giornata del 31 luglio scorso, sono state trovate al suo interno armi bianche, strumenti da scasso e persone senza permesso regolare, le quali sono state prontamente rimpatriate.
Oggi, a smantellamento avvenuto e a rivendicazione della mia linea politica, non ho potuto che esprimere naturale soddisfazione per la rimozione delle baracche, definendola una vittoria personale, del mio gruppo civico Sanferdinandolibera, nonché del mio Circolo e del mio intero partito nazionale di Fratelli d’Italia, per una battaglia portata avanti “in tutti gli angoli da circa15 anni”, ringraziando il Governo Meloni per la promessa mantenuta, per la continuità rispetto ad un nostro cavallo di battaglia, quale la lotta contro l’immigrazione illegale di massa, per la concretezza dell’azione del nuovo e definitivo smantellamento di quella che era diventata la vergogna d’Italia, situata peraltro su area Zes destinata a retroporto, per l’attenzione che il Presidente Meloni e tutto il centrodestra hanno prestato alla città di San Ferdinando.
Concludo ribadendo la mia posizione attuale sul nuovo Piano di Ospitalità, il nuovo “Regolamento di Gestione e Servizi di Ospitalità” che la Maggioranza ha approvato in concomitanza con la recente e definitiva dismissione della tendopoli, per disciplinare la transizione dei migranti nei complessi abitativi, avendo scelto la linea dell’astensione dal voto.
Una decisione che conferma il mio atteggiamento di vigilanza critica: se da un lato l’intervento del Governo centrale e lo sgombero delle ruspe segnano la fine del ghetto, dall’altro permane in me l’attenta vigilanza sull’attuazione da parte degli ospiti dei propri doveri effettivi, nonché l’attenzione sul reale impatto economico per le amministrazioni coinvolte, attenzione rivolta alla possibilità che non si formi un nuovo ghetto e che i comuni interessati non tornino a chiedere interventi economici a pioggia come il Comune di San Ferdinando ha già fatto nel tempo, tanto da averne perso anche il conto. Sono certa che di questa lunga e triste storia di immigrazione di massa che ha interessato il mio territorio continuerò ad occuparmi, mentre altri che oggi cercano gloria, stanno già dimenticando“, conclude Digiacco.


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