Il dibattito sulla cosiddetta cultura woke continua a dividere l’opinione pubblica italiana. Secondo il sondaggio realizzato da Termometro Politico con metodo CAWI su un campione di 2.600 interviste raccolte tra il 26 e il 28 agosto 2026, gli italiani mostrano posizioni molto differenti rispetto al tema del presunto ripensamento della sinistra occidentale sui temi identitari e culturali. Alla domanda “A sinistra negli Usa e anche in Italia è cominciata una messa in discussione della cosiddetta cultura woke. Cosa ne pensa?”, le risposte evidenziano una forte frammentazione: una parte degli intervistati considera questa revisione un passaggio necessario, mentre altri ritengono che le critiche al mondo woke siano infondate o rappresentino un attacco a battaglie legate ai diritti.
Il risultato mostra come il tema sia diventato uno degli argomenti più divisivi del confronto politico e culturale contemporaneo.
Per molti italiani la sinistra avrebbe perso il sostegno delle classi popolari
La risposta più scelta nel sondaggio riguarda l’idea che la cosiddetta cultura woke abbia contribuito ad allontanare la sinistra dai temi tradizionalmente legati alle fasce popolari. Secondo questa posizione, “È giusto, si è trattato di un errore che ha fatto perdere alla sinistra il sostegno delle classi popolari e l’ha allontanata dai temi veramente importanti”. Questa opzione raccoglie il 18,5% degli intervistati e rappresenta una delle principali chiavi di lettura del fenomeno: secondo una parte dell’opinione pubblica, l’attenzione verso alcune battaglie culturali e identitarie avrebbe spostato il baricentro della sinistra lontano dalle questioni economiche e sociali.
Il ripensamento viene visto da molti come giusto ma arrivato troppo tardi
Una quota ancora maggiore del campione considera invece il cambiamento di posizione come un passaggio necessario, ma tardivo. Il 24,3% degli intervistati sostiene infatti che “È un ripensamento giusto ma tardivo, l’ossessione per alcune battaglie ideologiche ha portato danni in parte irreparabili in molti Paesi”. Questa risposta rappresenta la percentuale più alta registrata dal sondaggio e riflette la convinzione di chi ritiene che alcune battaglie culturali abbiano avuto un impatto negativo sul rapporto tra politica progressista e opinione pubblica. Il dato evidenzia come, per una parte consistente degli italiani, il confronto sulla cultura woke sia legato soprattutto alla percezione di un cambiamento delle priorità politiche.
C’è anche chi considera il fenomeno woke un dibattito artificiale
Non tutti gli intervistati condividono però l’idea che la cultura woke abbia rappresentato un fenomeno politico e sociale realmente significativo. Il 17,2% degli italiani sceglie infatti la risposta secondo cui “Il woke nella vita reale non è mai veramente esistito, almeno in Italia. Sono dibattiti social privi di senso, oggi come ai tempi in cui era in voga”. Questa posizione considera il tema prevalentemente come una discussione nata e amplificata sui social network, senza un reale impatto sulla vita quotidiana della maggioranza delle persone. Il dato conferma la presenza di una parte dell’opinione pubblica che interpreta il confronto sul woke come una contrapposizione mediatica più che come una vera frattura culturale.
Per alcuni il ripensamento della sinistra sarebbe solo una strategia politica
Un’altra fascia degli intervistati ritiene invece che il cambiamento di approccio della sinistra nei confronti dei temi woke non sia autentico. Il 15,6% sostiene che “È un ripensamento finto, non sincero, fatto solo per guadagnare voti. Nel frattempo l’ideologia woke è penetrata a fondo nella civiltà occidentale”. Secondo questa interpretazione, il ritorno verso temi più tradizionali sarebbe una scelta dettata principalmente da ragioni elettorali e non da una reale revisione culturale. La risposta riflette una critica più ampia nei confronti delle forze progressiste e del loro rapporto con le battaglie identitarie.
Una parte degli italiani difende la cultura woke come battaglia per i diritti
Il sondaggio registra anche una posizione opposta, secondo cui le critiche alla cultura woke sarebbero un errore perché colpirebbero valori legati all’inclusione. Il 15,9% degli intervistati ritiene infatti che “È un errore, quella che chiamano woke è una cultura di tolleranza e uguaglianza che dovremmo preservare in tempi di razzismo e altre discriminazioni”. Per questa componente dell’opinione pubblica, il termine “woke” viene associato soprattutto alla sensibilità verso le discriminazioni e alla difesa dei diritti civili. La risposta evidenzia quindi una diversa interpretazione del fenomeno: non un eccesso ideologico, ma un insieme di principi considerati ancora necessari nella società contemporanea.
Gli indecisi rappresentano una quota minoritaria
La percentuale di chi non esprime una posizione definita resta contenuta. L’8,5% degli intervistati risponde infatti “Non so/non intendo rispondere”. Il dato mostra che, pur trattandosi di un tema fortemente dibattuto, la maggior parte degli italiani coinvolti nel sondaggio assume una posizione precisa, favorevole o contraria alle diverse letture della questione.
Il sondaggio fotografa un Paese diviso sul tema della cultura woke
La rilevazione di Termometro Politico restituisce dunque un quadro articolato sul rapporto tra italiani e cultura woke, con opinioni distribuite tra chi considera necessario un ridimensionamento delle battaglie identitarie, chi ritiene il fenomeno un dibattito costruito e chi invece difende quei temi come parte integrante della tutela dei diritti. Il confronto sulla sinistra italiana e internazionale, sul rapporto con le classi popolari e sulle nuove battaglie culturali resta quindi aperto, con un’opinione pubblica che appare lontana da una posizione unitaria.



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