Servizi sociali a Palermo, i portavoce degli Stati Generali: “da mesi chiediamo al Comune di co-programmare, il TAR dimostra che avevamo ragione”

Dopo la misura cautelare sull’avviso per i centri socio-educativi destinati alle persone con disabilità, gli Stati Generali chiedono di ritirare gli atti contestati e avviare una reale co-programmazione con il Terzo settore

“Da nove mesi chiediamo al Comune di programmare i servizi sociali insieme a chi quei servizi li fa. Non per cortesia, ma perché lo impone l’articolo 55 del Codice del Terzo settore. Ci hanno risposto che l’interlocuzione c’era già, che i tempi erano stretti, che si sarebbe visto. Adesso che il TAR ha accolto la misura cautelare contro l’avviso sui centri socio educativi per le persone con disabilità, e il Comune ha dovuto congelare tutto e tornare ai vecchi accreditamenti, è chiaro che avevamo ragione. La co-programmazione, soprattutto nel settore delle politiche e dei servizi sociali, non è un’opzione discrezionale”. Lo dichiarano i portavoce degli Stati Generali per l’infanzia, l’adolescenza e le politiche giovanili a Palermo.

“Su questa vicenda non abbiamo niente da rivendicare, perché il rischio non lo corre l’amministrazione: lo corrono i ragazzi che potrebbero non avere servizi”

“Non ci fa piacere. Su questa vicenda non abbiamo niente da rivendicare, perché il rischio non lo corre l’amministrazione: lo corrono i ragazzi che potrebbero non avere servizi, lo corrono le loro famiglie, lo corrono gli operatori del sociale. Quando un atto viene fermato perché è stato costruito male, a rimetterci non è chi l’ha firmato né chi lo ha ispirato politicamente. Il problema è ancora più grave perché non riguarda quell’avviso specifico. È il modo in cui vengono fatti tutti gli avvisi. Se il vizio sta nel metodo, riguarda ogni procedura scritta con lo stesso metodo. Non lo diciamo noi soltanto: lo si è detto anche dentro Palazzo delle Aquile ai massimi livelli, con parole non più prudenti delle nostre. Si continua a navigare allegramente verso rapide che ormai si vedono a occhio nudo”, rimarcano.

“Non possiamo che chiedere al Comune di fermarsi e ritirare ogni atto che non sia stato fatto in ossequio alla legge. Prima che lo faccia il TAR, si fermino e avviino una reale co-programmazione con regole certe, trasparenza e partecipazione. Anche perché co-programmare e co-progettare sono i veri strumenti per un avvio veloce ed efficace dei servizi. Noi restiamo disponibili al dialogo e alla collaborazione. Come siamo stati finora anche preparando bozze di atti amministrativi basati su quanto stanno facendo decine di altri Comuni. Chiediamo che si applichi una legge dello Stato e che si smetta di trattarla come un adempimento opzionale o rinviabile”, concludono.