“Ospedali chiusi, pronto soccorso sotto pressione, carenza di medici e ambulanze che tardano ad arrivare”. È questo il quadro della sanità calabrese delineato dalla Segreteria Regionale del Partito Comunista di Unità Popolare (PCUP), che in una nota torna ad accendere i riflettori sulle difficoltà di un sistema sanitario regionale che, secondo il partito, continua a pagare le conseguenze di scelte compiute negli anni passati. Al centro della denuncia ci sono la riduzione dei servizi, la difficoltà nel garantire un’assistenza uniforme sul territorio e gli effetti di oltre un decennio di commissariamento della sanità calabrese, iniziato nel 2009 con l’obiettivo di risanare i conti pubblici ma che, secondo il PCUP, avrebbe prodotto anche un progressivo indebolimento della rete ospedaliera.
La lunga crisi della sanità calabrese tra ospedali costruiti e strutture mai pienamente operative
La storia della sanità in Calabria viene descritta dal PCUP come un percorso segnato da investimenti importanti, ma anche da strutture realizzate e successivamente non utilizzate pienamente o chiuse nel corso degli anni. “La storia della sanità calabrese è fatta anche di grandi investimenti, ospedali costruiti e poi chiusi, strutture mai entrate pienamente in funzione e territori rimasti progressivamente privi di presidi sanitari. Una storia che, a distanza di decenni, sembra ripetersi sotto forme diverse”, si legge nella nota. Secondo il partito, in passato la costruzione di numerosi ospedali distribuiti sul territorio regionale rispondeva alla necessità di garantire ai cittadini un presidio sanitario vicino ai luoghi di residenza. Tuttavia, viene evidenziato come una struttura ospedaliera non possa essere considerata completa soltanto con la realizzazione dell’edificio.
“Ma costruire un ospedale non significa soltanto realizzare un edificio: significa garantire medici, infermieri, operatori sanitari, ricambio delle attrezzature (sostituirle con tecnologie più avanzate) e servizi”, sottolinea il PCUP. Proprio la mancanza di queste condizioni, secondo la denuncia, avrebbe portato alcune strutture a non entrare mai realmente in funzione e altre a ridurre progressivamente la propria attività fino alla chiusura.
Il commissariamento della sanità calabrese e gli effetti dei piani di rientro
Uno dei punti centrali della nota riguarda il lungo periodo di commissariamento della sanità calabrese, iniziato nel 2009. Secondo il PCUP, oltre dieci anni di gestione straordinaria avrebbero lasciato la regione in una situazione di forte difficoltà.“Oltre 10 anni di Commissariamento hanno portato la Calabria in coda alla efficienza della sanità pubblica. 10 anni di NON investimenti nella logica della riduzione dei costi”, afferma il partito.
Durante il commissariamento, il controllo della spesa sanitaria è stato affidato a un Commissario ad acta nominato dal governo centrale, con l’obiettivo di ridurre il disavanzo finanziario attraverso specifici Piani di rientro. Secondo il PCUP, la gestione si sarebbe basata su misure rigorose che hanno inciso sulla capacità del sistema sanitario di mantenere livelli adeguati di assistenza. La nota evidenzia in particolare il ridimensionamento della rete ospedaliera, il blocco delle assunzioni e la limitazione delle risorse destinate all’acquisto di beni, farmaci e tecnologie.“Il risultato è stato un progressivo ridimensionamento della rete ospedaliera che ha lasciato interi territori senza un pronto soccorso facilmente raggiungibile”, sostiene il partito.
Tagli al personale e strutture ridotte: il problema degli organici negli ospedali
Uno degli aspetti più critici indicati dal PCUP riguarda la carenza di personale sanitario. Il blocco del turnover, secondo la nota, avrebbe impedito il necessario ricambio generazionale negli organici degli ospedali calabresi.
“È stato imposto il divieto quasi totale di assumere nuovi medici, infermieri e personale amministrativo, portando a una grave carenza di organico negli anni”, si legge nel documento. Secondo il partito, il numero complessivo degli operatori sanitari durante il periodo del commissariamento sarebbe diminuito anziché aumentare, creando difficoltà nella gestione quotidiana delle strutture. La riduzione del personale avrebbe avuto conseguenze dirette anche sulla possibilità di modernizzare gli ospedali e garantire servizi adeguati ai cittadini.“Gli Ospedali non hanno potuto ammodernare le attrezzature rimanendo impediti ad acquistare nuove tecnologie”, afferma la nota.
Pronto soccorso al limite: pochi presidi chiamati a gestire sempre più pazienti
La situazione dei pronto soccorso calabresi rappresenta, secondo il PCUP, una delle emergenze più evidenti del sistema sanitario regionale. Con meno strutture operative e una rete territoriale indebolita, molti ospedali si trovano oggi a dover gestire un numero crescente di pazienti, con conseguenze sui tempi di attesa e sulla capacità di risposta. “Oggi la conseguenza più evidente è sotto gli occhi di tutti: pochi ospedali devono farsi carico di un numero sempre maggiore di pazienti”, scrive il partito. A pesare sulla situazione è anche la cronica difficoltà nel reperire personale medico e infermieristico, elemento che rende più complesso garantire un’assistenza tempestiva soprattutto nei momenti di maggiore afflusso.
Emergenza-urgenza e ambulanze: il nodo del personale sanitario
La crisi, secondo la denuncia, non riguarda soltanto gli ospedali ma coinvolge anche il sistema dell’emergenza-urgenza. Il PCUP evidenzia il problema della disponibilità delle ambulanze e, soprattutto, della presenza di equipaggi adeguati per garantire interventi rapidi e qualificati. “Poche: occorre potenziare il servizio di emergenza. Non solo più autombulanze Ma anche sanitari in numero sufficiente”, sottolinea la nota. In una regione caratterizzata da numerosi piccoli comuni, aree interne e collegamenti stradali complessi, i tempi di intervento possono rappresentare un fattore decisivo.“Può accadere che un’ambulanza debba essere attesa per diversi minuti prima di arrivare e che, in alcuni casi, raggiunga il paziente senza medico a bordo”, denuncia il PCUP.
La carenza di medici e il dibattito sulla formazione sanitaria
La difficoltà nel reperire professionisti sanitari, secondo il partito, non sarebbe un fenomeno nato recentemente ma il risultato di dinamiche accumulate negli anni. La nota richiama il tema dell’accesso ai corsi universitari di Medicina e alle professioni sanitarie, sottolineando come i sistemi selettivi abbiano limitato per lungo tempo l’ingresso di nuovi studenti nei percorsi formativi.“Il paradosso è evidente: da una parte ci sono giovani che desiderano diventare medici e infermieri e affrontano anni di studio e sacrifici; dall’altra, un sistema sanitario che ha sempre più bisogno di quelle stesse professionalità”, afferma il PCUP. Secondo la formazione politica, comprendere la crisi del personale sanitario significa anche affrontare il tema della programmazione futura delle professioni mediche e infermieristiche.
Il futuro della sanità calabrese: programmazione, investimenti e difesa del servizio pubblico
Nella parte finale della nota, il PCUP richiama la necessità di un cambiamento strutturale per rilanciare la sanità pubblica calabrese. “La Calabria continua così a confrontarsi con problemi che si trascinano da anni: strutture chiuse, carenza di personale, pronto soccorso sovraccarichi, difficoltà dell’emergenza-urgenza e una rete territoriale che in molti casi fatica a garantire risposte adeguate”, scrive il partito. Secondo il PCUP, non sarebbe sufficiente intervenire soltanto quando le emergenze sono già esplose, ma servirebbe una strategia capace di integrare ospedali, medicina territoriale, personale sanitario, mezzi di soccorso e infrastrutture.
“Perché un ospedale senza medici non può funzionare. Un’ambulanza senza equipaggio non può soccorrere. Un pronto soccorso sovraffollato non può garantire tempi adeguati. E una struttura sanitaria difficile da raggiungere rischia di perdere parte della propria funzione”, si legge nella nota. Il partito collega inoltre il fenomeno della migrazione sanitaria alle difficoltà accumulate nel tempo: “La migrazione sanitaria non nasce per caso ma è la risultante di queste politiche sanitarie scellerate”.
Il messaggio del PCUP: valorizzare i professionisti calabresi e garantire il diritto alla cura
La Segreteria Regionale del Partito Comunista di Unità Popolare conclude il proprio intervento ribadendo la necessità di un impegno costante per una sanità pubblica più efficiente e qualificata. “Un impegno tenace, costante, per una sanità pubblica efficiente di qualità e capace di una offerta sanitaria uguale a quella di altre realtà sanitarie esistenti”, afferma il PCUP. Il partito difende inoltre il valore dei professionisti sanitari calabresi, respingendo l’idea che la qualità della medicina dipenda esclusivamente dalla collocazione geografica.
“Il nostro personale sanitario non è secondo a nessuno; non è vero che al nord esistono sanitari migliori; è questo un falso storico tanto è vero che gli Ospedali del Nord (e di tante realtà sanitarie europee ed extra europee) sono pieni di presenze Calabresi di altissimo profilo”, conclude la nota. La questione della sanità in Calabria resta quindi al centro del dibattito pubblico regionale, con la richiesta di un modello capace di garantire ai cittadini cure tempestive, servizi efficienti e pari diritti indipendentemente dal territorio di residenza.


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