Sanità, il PCUP accende i riflettori sull’ospedale di Locri: “Servono risorse e un sistema pubblico efficiente”

Nicola Limoncino e Lorenzo Fascì denunciano le criticità del nosocomio della Locride: “ha perso circa 500 posti letto rispetto al progetto originario e vive una condizione di precarietà”

La situazione dell’ospedale di Locri torna al centro del dibattito sulla sanità calabrese. A sollevare l’attenzione sulle condizioni del presidio sanitario della Locride sono Nicola Limoncino, Segreteria Regionale PCUP con delega alla Sanità, e Lorenzo Fascì, Segretario Regionale PCUP Calabria, che annunciano “l’avvio di una battaglia politica e sociale per chiedere un rafforzamento del sistema sanitario pubblico”. Secondo il PCUP, il nosocomio locrese rappresenterebbe “uno dei simboli delle difficoltà che interessano la sanità territoriale calabrese, con carenze che riguarderebbero personale, servizi, dotazioni e capacità assistenziale. Al centro della denuncia anche il ridimensionamento storico della struttura: l’ospedale, nato per accogliere centinaia di pazienti, oggi avrebbe una disponibilità molto inferiore rispetto al progetto originario”.

Il caso dell’ospedale di Locri al centro della denuncia sulla sanità pubblica

“Non c’è dubbio che un paese Civile debba porre in cima all’agenda di Governo la realizzazione di un sistema sanitario efficiente e qualificato. Certamente Pubblico e non privato. Nel nostro caso è quello che dovrebbe fare l’Azienda Sanitaria Provinciale; ovviamente con le risorse messe a disposizione della Regione Calabria. Bene, come PCUP ci siamo prefissati – come primo e primario obiettivo – avviare una forte battaglia per migliorare il Sistema Sanitario. Incominciamo questo viaggio dall’Ospedale di Locri.” Con queste parole Nicola Limoncino e Lorenzo Fascì spiegano la scelta di partire proprio dal presidio sanitario della Locride, considerato strategico per un territorio vasto e con pochi punti di riferimento alternativi.

Personale insufficiente, farmaci e servizi: le criticità segnalate dal PCUP

Nel documento diffuso dal movimento vengono evidenziate diverse problematiche che, secondo il PCUP, caratterizzerebbero oggi la situazione dell’ospedale di Locri.

“Per le notizie che abbiamo – proseguono- si presenta con tante ed enormi carenze e tra le tante ne segnaliamo alcune:

  • L’Ospedale vive in una perenne precarietà per mancanza di personale medico e paramedico;
  • Al Pronto soccorso manca personale e mancano i farmaci antidolorifici;
  • Gli ascensori funzionano a giorni alterni;
  • Gli ammalati spesso vengono invitati a comprare i farmaci – anche per malattie particolari all’esterno (proprio perché l’Ospedale non ha scorte).”

Dal progetto da 800 posti letto alla realtà attuale: “Persi circa 500 posti”

Il punto centrale della denuncia riguarda la trasformazione dell’ospedale nel corso dei decenni. “Ma soprattutto: l’Ospedale era stato ideato e costruito nel 1949 (e cioè 80 anni orsono) per ospitare 800 posti letto; oggi ospita 280 posti letto; cioè ha perso circa 500 posti”. Secondo il PCUP, questo ridimensionamento avrebbe “un impatto particolarmente significativo considerando il ruolo territoriale svolto dal presidio“. “Bene, se consideriamo che l’Ospedale di Locri serve un territorio molto grande (tutta la Jonica Alta) e l’ospedale più vicino è quello di Melito Porto Salvo si capisce l’importanza strategica di questo Nosocomio. Eppure è in stato di precarietà“, evidenziano.

La chiusura dell’ospedale di Siderno e il nodo delle strutture territoriali

Nel quadro delineato dal PCUP viene richiamata anche la situazione dell’ex ospedale di Siderno, che fino a pochi anni fa rappresentava un ulteriore punto di riferimento per i cittadini della Jonica Alta. “Per aggravare la situazione occorre ricordare che fino a pochi anni i cittadini della Jonica Alta potevano usufruire anche dell’Ospedale di Siderno che oggi è chiuso. Da anni si ipotizza la conversione in Casa della Comunità ma, di fatto, ancora oggi è chiuso per mancanza di personale e di strumentazione sanitaria”. Una condizione che, secondo Limoncino e Fascì, alimenterebbe “interrogativi sulla programmazione sanitaria del territorio. Perché? Sulla base di quale logica? Ebbene la logica è quella del Risparmio dei costi! E si. Il risparmio”.

PCUP contro la riduzione dell’offerta sanitaria: “la salute non può essere un fattore secondario”

Secondo il PCUP, alla base della riduzione dei servizi sanitari ci sarebbero “due elementi collegati tra loro: la disponibilità di risorse pubbliche e il modello organizzativo del sistema sanitario”. Fondamentalmente la riduzione dell’offerta sanitaria nasce da 2 logiche diverse ma concentriche:

a) La Regione riserva alla spesa sanitaria sempre meno risorse; come se la salute dei cittadini fosse un fattore secondario e marginale;

b) La seconda ragione è insita nel sistema sanitario di territorio fondato sul concetto di “Azienda”. I Direttori Generali, sono costretti (si fa per dire) a decidere in termini “ragionieristici” e cioè risparmio: cioè il sistema attuale è fondato su fondamenta opposte a quello che servirebbe per dare ai cittadini una offerta sanitaria efficiente e di qualità”, puntualizzano.