Prudenza sui toni trionfalistici legati all’approvazione del Piano di rientro dal debito sanitario 2026-2028 e alla fine del commissariamento della sanità calabrese. È la posizione espressa dal segretario generale della Fp Cgil Calabria, Bruno Schipano, secondo il quale restano aperte criticità profonde che potrebbero riportare la Regione sotto commissariamento in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi previsti. “Occorre usare prudenza prima di usare toni trionfalistici nell’annunciare l’approvazione del piano di rientro dal debito sanitario 2026-2028 e la fine del commissariamento”.
Schipano sottolinea che il via libera delle istituzioni nazionali non cancella le difficoltà strutturali del sistema sanitario regionale. Restano infatti irrisolti, secondo il sindacato, i problemi legati all’emergenza-urgenza, all’emigrazione sanitaria, ai livelli essenziali di assistenza e alla prevenzione. “Consiglio dei Ministri, Corte dei Conti e Conferenza Stato-Regioni non hanno cancellato con un colpo di spugna le sabbie mobili nelle quali versa la sanità calabrese. Al contrario, sono stati rimarcati e sottolineati i drammatici numeri che descrivono l’emergenza urgenza, l’emigrazione sanitaria, i Lea, la prevenzione. Se il piano di rientro dovesse fallire gli obiettivi richiesti, la Calabria rischia di tornare sotto commissariamento”.
Tra i principali campanelli d’allarme indicati dalla Fp Cgil figurano il debito sanitario pregresso, la mobilità passiva verso altre regioni, la carenza di personale, la debolezza della medicina territoriale e le difficoltà del servizio di emergenza-urgenza. Un quadro che, secondo Schipano, impone cautela e interventi strutturali. “La fine del commissariamento è stata decisa in presenza del persistere di gravi fattori di rischio critico. Un debito sanitario pregresso di 873 milioni (89% definito secondo il Piano), mobilità passiva di circa 50mila ricoveri l’anno verso altre regioni, carenze di personale, medicina territoriale assente, un servizio di emergenza-urgenza lacunoso e livelli essenziali lontani dagli obiettivi minimi”.
Il Piano di rientro assegna un ruolo centrale ad Azienda Zero, chiamata a gestire in modo centralizzato il reclutamento del personale e i sistemi digitali. Schipano richiama però l’attenzione sulle fragilità della struttura e sul forte ridimensionamento subito negli anni dal personale sanitario calabrese. Tra il 2010 e il 2011, secondo i dati riportati nella nota, la Calabria avrebbe perso il 24% del personale sanitario, quasi cinque volte più della media delle altre regioni. “Ma Azienda Zero non è la panacea di tutti i mali. Nelle scorse settimane più volte abbiamo evidenziato le sue fragilità. A partire dalla mancanza di fondi propri e dal conseguente meccanismo di svuotamento della casse delle asp provinciali”.
Per la Fp Cgil, la riorganizzazione non può poggiare esclusivamente su un nuovo apparato senza nuove risorse e assunzioni stabili. Le difficoltà più evidenti riguardano soprattutto l’emergenza-urgenza, dove mancano operatori sia negli ospedali sia sulle ambulanze. “Non è possibile accettare un sistema di riorganizzazione che punta ad un nuovo apparato senza inserire nuova linfa. Sistemi come l’emergenza urgenza soffrono la carenza di operatori sanitari sia in corsia che a bordo delle ambulanze. Il personale delle altre aziende non può essere dislocato temporaneamente su Azienda Zero e non sostituito. Se si vogliono raggiungere gli obiettivi bisogna assumere con contratti a tempo indeterminato e potenziare la medicina territoriale”.
Schipano conclude chiedendo che la tutela della salute e dei lavoratori resti al centro del percorso di uscita dal commissariamento, senza affidarsi a una narrazione eccessivamente ottimistica della situazione. “Il diritto alla salute e i diritti dei lavoratori non possono essere piegati a logiche trionfalistiche e racconti romanzati”.


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