“Da già Direttore della Struttura Complessa di Cardiologia dell’Ospedale di Polistena, non posso che rimanere profondamente colpito dall’attacco frontale rivolto a Luigi Longo, direttore di Approdo News, e al Comitato Tutela della Salute di Polistena, guidato dalla dottoressa Marisa Valensise. Conosco personalmente entrambi e, nel corso degli anni, ho avuto modo di condividere con loro vicende riguardanti la sanità del territorio e, in particolare, problematiche inerenti all’organizzazione e alla qualità dell’assistenza cardiologica. Ho potuto constatare direttamente il loro impegno nella tutela dei cittadini, soprattutto delle fasce più fragili, e la determinazione con cui hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica situazioni meritevoli di approfondimento, senza sottrarsi alle responsabilità derivanti dalle proprie denunce e dalle proprie prese di posizione”. Lo afferma in una nota Enzo Amodeo, già primario del reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Polistena.
“È proprio per questo che ritengo necessario interrogarsi, con senso critico ma anche con assoluto rispetto delle istituzioni, su quanto sta accadendo. Quando si parla di sanità pubblica non si parla semplicemente di strutture, reparti o organigrammi: si parla di appropriatezza clinica, sicurezza delle cure, continuità assistenziale, qualità organizzativa, governo clinico e tutela del diritto costituzionale alla salute. Un presidio ospedaliero come quello di Polistena rappresenta un punto nevralgico per l’assistenza sanitaria della Piana di Gioia Tauro e dell’intero comprensorio. Ogni criticità organizzativa che possa incidere sull’operatività di un reparto, sulla disponibilità di personale medico o sulla continuità dei percorsi diagnostico-terapeutici merita pertanto attenzione, verifica e trasparenza”.
“E allora è legittimo porsi delle domande. Per quale ragione una vicenda riguardante una realtà sanitaria territoriale dovrebbe coinvolgere una Procura appartenente a un diverso distretto? Perché non sono state eventualmente coinvolte, laddove competenti, le autorità giudiziarie territorialmente più prossime? Sono interrogativi che, a mio avviso, un cittadino attento e vigile ha il diritto di formulare. Porre domande non significa emettere sentenze; chiedere trasparenza non significa delegittimare le istituzioni. Da medico e da ex primario conosco bene cosa significhi assumersi responsabilità professionali, organizzative e umane. E conosco anche cosa significhi affrontare un procedimento giudiziario quando si è convinti di aver agito nell’interesse della verità e della giustizia”.
“Per questo ritengo che il confronto debba rimanere ancorato ai fatti, alle evidenze documentali e alle competenze degli organi preposti, senza trasformare il diritto di cronaca, di critica e di denuncia civica in una colpa. La vicenda dell’Ortopedia di Polistena, al di là delle singole responsabilità che spetterà eventualmente agli organismi competenti accertare, dimostra quanto sia delicato l’equilibrio tra programmazione sanitaria, dotazione organica, reclutamento del personale, appropriatezza assistenziale e continuità dei servizi”.
“Un reparto che per anni ha rappresentato un punto di riferimento può attraversare criticità, perdere professionalità, affrontare pensionamenti e difficoltà di reclutamento. Se un giovane medico decide di interrompere il proprio percorso in una determinata realtà assistenziale, se i cittadini manifestano preoccupazione per la possibile riduzione di un servizio, questi segnali non dovrebbero essere ignorati: dovrebbero essere analizzati con strumenti di audit clinico-organizzativo, attraverso dati verificabili e procedure trasparenti. Il Comitato Tutela della Salute di Polistena, a mio giudizio, ha dimostrato concretamente di non limitarsi alla protesta, ma di intervenire attraverso segnalazioni, denunce, interlocuzione istituzionale e mobilitazione civile. E alcuni risultati sono sotto gli occhi di tutti”.
“Basti pensare all’“Emendamento Polistena”, che ha assunto una rilevanza nazionale, e agli interventi che hanno contribuito a mantenere operative strutture e servizi attraverso il prezioso contributo di medici già collocati in quiescenza e successivamente rientrati, laddove previsto e consentito, per mettere nuovamente a disposizione esperienza e competenze professionali. Questo, per me, significa fare medicina del territorio anche attraverso la partecipazione civica: non sostituirsi alle istituzioni, ma stimolarle a funzionare meglio; non demolire la sanità pubblica, ma difenderne qualità, efficienza e dignità professionale”.
“Per questo oggi sento il dovere di esprimere la mia piena solidarietà a Luigi Longo, ad Approdo News, alla dottoressa Marisa Valensise e a tutti i componenti del Comitato Tutela della Salute di Polistena. Sono al vostro fianco. Sarò al vostro fianco nelle battaglie che riterrete di condurre, quando queste saranno fondate sulla documentazione, sulla tutela dei cittadini, sull’interesse pubblico e sulla ricerca della verità. Perché in sanità non servono guerre personali. Servono competenza, responsabilità, trasparenza, evidenze e coraggio civile”.
“Bisogna valorizzare i professionisti competenti, motivati e realmente orientati alla cura del paziente. Allo stesso tempo, eventuali inefficienze, inappropriatezze organizzative o comportamenti non conformi agli standard professionali devono essere verificati e, qualora accertati, affrontati nelle sedi competenti. Non possiamo permetterci che il merito professionale venga penalizzato, che la denuncia delle criticità venga percepita come un atto ostile e che la tutela del servizio sanitario pubblico venga confusa con un attacco alle istituzioni. La sanità calabrese ha bisogno di professionisti che lavorino, di cittadini che vigilino, di giornalisti che informino e di istituzioni capaci di ascoltare”.
“Rimango fermamente convinto che solo il coraggio di pochi possa contrastare il conformismo, l’omertà e quelle dinamiche di potere che talvolta possono celarsi dietro un’apparente rispettabilità. Mai abbassare la guardia. Andate avanti con determinazione, nel rispetto della legge e della verità. Perché chi combatte per la giustizia, per la dignità della professione e per la tutela dei più deboli non vive invano. La verità può essere scomoda. La giustizia può essere faticosa. Ma entrambe meritano di essere perseguite”.


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