“Quanto accaduto nel carcere di Siracusa non può essere archiviato come l’ennesima rivolta finita, ancora una volta, con il conto pagato dalla Polizia Penitenziaria. C’è un aspetto sul quale pretendiamo immediatamente chiarezza: chi ha deciso, disposto o autorizzato che gli agenti salissero sul tetto per fronteggiare detenuti che avevano a disposizione pietre, calcinacci e sbarre di ferro? Se questa è stata la strategia adottata per gestire l’emergenza, siamo davanti ad una scelta scellerata, pericolosissima e priva di qualsiasi logica operativa, che ha esposto i poliziotti ad un rischio enorme.” Lo afferma in una nota il Dott. Aldo Di Giacomo del Sindacato Polizia Penitenziaria F.S.A.-C.N.P.P./S.PP.
“Per quanto ci risulta, alcuni colleghi sarebbero stati addirittura costretti a lanciarsi dal tetto per sottrarsi alla violenza e mettersi in salvo. È un particolare di una gravità enorme. Dobbiamo ritenerci fortunati se non ci sono stati morti, né tra i poliziotti né tra i detenuti. Quando durante una rivolta, degli agenti arrivano al punto di dover cercare una via di fuga da un tetto significa che nella gestione dell’emergenza qualcosa non ha funzionato. Non è così che si gestisce una rivolta. Quanto avvenuto mette inoltre in evidenza un problema ancora più ampio: la carenza di formazione specifica nella gestione degli eventi critici e delle rivolte negli istituti penitenziari. E sarebbe un gravissimo errore considerare Siracusa un episodio isolato. Siamo convinti che, se non verranno adottati immediatamente provvedimenti seri, proteste, disordini e rivolte continueranno a ripetersi nelle carceri siciliane”.
“Le condizioni degli istituti, le carenze di personale, il sovraffollamento, la difficoltà nel separare i detenuti più violenti e l’insufficienza di strumenti e protocolli adeguati creano una situazione nella quale ogni nuovo episodio rischia di trasformarsi rapidamente in un’emergenza. La Sicilia non può continuare ad affrontare eventi di questa portata rincorrendo le emergenze quando sono già esplose. Occorre prevenirle, individuare per tempo le situazioni a rischio e predisporre reparti, uomini, mezzi e procedure adeguate”.
“Temiamo che Siracusa non rappresenti la conclusione di una fase critica, ma possa essere il segnale di ciò che rischiamo di vedere nuovamente nei prossimi mesi se l’Amministrazione non cambia radicalmente passo. Chiediamo la rimozione del Direttore e del Comandante del carcere di Siracusa e l’immediata apertura di un’inchiesta amministrativa che ricostruisca quanto accaduto e accerti chi abbia assunto le decisioni operative nelle fasi più critiche della rivolta. Seguirò personalmente questa vicenda e continuerò a chiedere chiarezza fino a quando non saranno accertate tutte le responsabilità. La sicurezza dei poliziotti penitenziari deve venire prima di tutto. Chi ricopre ruoli di comando deve essere preparato a gestire emergenze di questa gravità e deve assumersi la responsabilità delle decisioni adottate. Noi non siamo carne da macello. E questa volta possiamo soltanto ritenerci fortunati che una giornata di follia non si sia conclusa con dei morti”.


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