Tra il 2016 e il 2023 al Mezzogiorno sarebbe stato assegnato appena il 21,5% della spesa pubblica in conto capitale, a fronte del 34% previsto dalla clausola originaria, poi elevata al 40% nel 2024. È uno dei dati emersi dalla conferenza stampa nazionale della Rete Civica Meridionale, svoltasi ieri a Villa Ferretti, a Bacoli, e al centro dell’intervento di Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva. “Di fronte ai dati sulle risorse destinate al Sud abbiamo avuto solo la conferma di quello che già sapevamo, ma leggere i numeri dettagliati è un insulto intollerabile per le nostre comunità, la conferma che è in atto una sottrazione programmata di quanto ci spetta”, ha dichiarato Greco durante l’incontro.
Alla conferenza hanno partecipato i sindaci Mosè Antonio Troiano di San Paolo Albanese, presidente della Rete, Vito Fusco di Castelpoto, coordinatore della Rete, e Josi Gerardo Della Ragione di Bacoli. Presenti anche i deputati Marco Sarracino del PD, Alessandro Caramiello del Movimento 5 Stelle e Francesco Emilio Borrelli di AVS, oltre agli altri componenti del consiglio direttivo della Rete Stefano Bouché, Rosella Cerra e Daniela Primerano.
Il sodalizio degli amministratori del Sud ha reso noti i risultati della richiesta di accesso agli atti presentata al Garante della trasparenza, RPCT. Secondo quanto riferito, pur in presenza di omissioni da parte di numerosi ministeri e di dati forniti solo parzialmente negli anni, la documentazione ufficiale acquisita dal Governo evidenzia un forte squilibrio nella distribuzione territoriale delle risorse.
Ferrovie all’1%, beni culturali al 7%: i numeri del dossier
L’analisi contabile dettagliata indica che nel settore ferroviario la quota di spesa arrivata al Mezzogiorno si sarebbe fermata all’1%, mentre nei beni culturali, nel 2023, sarebbe stata pari al 7%. Il dossier documenta inoltre il caso del ministero dell’Ambiente, che avrebbe svincolato oltre un miliardo di euro attraverso la dicitura tecnica di “interventi non finalizzati”, mantenendo tali somme fuori dagli obblighi di quota territoriale.
Anche il 40% formalmente registrato dall’ANAS, secondo la Rete, si tradurrebbe in un sotto-investimento fisiologico, considerando che il 62% dell’intera rete stradale di competenza dell’ente si trova nelle regioni meridionali. A questo si aggiunge il tema delle comunicazioni istituzionali: dal 2021 al 2025, secondo quanto illustrato, la maggioranza dei ministeri avrebbe omesso le comunicazioni finanziarie e nessun ministro per il Sud avrebbe inviato alle Camere la relazione correttiva annuale prevista dalla legge.
Greco richiama la clausola del 34% e la sua origine
Nel suo intervento, Greco ha ricordato anche la genesi della clausola del 34%, nata nel solco della stagione avviata dal governo Renzi nel 2015, quando il Masterplan per il Mezzogiorno diede origine ai Patti per il Sud. A portare avanti quel percorso fu Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla coesione territoriale con Renzi e poi ministro nel governo Gentiloni. Fu in quella fase che la soglia del 34% divenne norma.
“La crudeltà di questi numeri, portati alla luce grazie al lavoro della Rete Civica, mette a nudo chi è andato a Roma soltanto per salvaguardare il proprio orticello elettorale e non ha mai difeso gli interessi del Sud”, ha sottolineato Greco. “La nostra terra è stata bistrattata già abbastanza — ha aggiunto — e non solo dalla destra. Io sono innanzitutto una donna del Sud, prima ancora che esponente di un partito, e penso che tutti i rappresentanti del Mezzogiorno debbano, prima di ogni altra cosa, difendere gli interessi della terra in cui sono stati eletti e non seguire diktat che la penalizzano”.
“Queste risorse, che in base alla clausola del 34% spettavano al Sud, non sono mai arrivate ai nostri territori e continuano a mancare. Ci dicano per quale ragione. E a questo si aggiungeranno gli effetti dell’autonomia differenziata. Vengo dalla Calabria, una Regione governata dalla destra, il cui Presidente prima, e tutti i parlamentari di centrodestra eletti nella mia regione poi, hanno votato a favore delle pre-intese. Purtroppo, ancora oggi, moltissimi cittadini non ne hanno colto la gravità e non ne conoscono i dettagli tecnici, ma se si continuerà su questa strada tutti ne subiremo gli effetti sui servizi essenziali. In un momento come questo non esistono logiche di partito da preservare: qui bisogna fare fronte comune. Il Sud ha necessità di un governo che abbia come obiettivo la crescita dell’Italia unita, e questa passa necessariamente dallo sviluppo concreto e reale del Mezzogiorno. Uno sviluppo che può esserci solo se i fondi previsti per la sua crescita saranno finalmente trasferiti e non soltanto inseriti nella programmazione”, ha proseguito Filomena Greco.
La Rete avvia una mobilitazione permanente
Con l’incontro di Bacoli, i sindaci della Rete Civica Meridionale hanno dato avvio a una mobilitazione permanente sul tema delle risorse destinate al Sud. L’obiettivo dichiarato è coinvolgere non soltanto gli amministratori, ma anche i cittadini, rendendo più accessibili i dati e le conseguenze delle scelte di finanza pubblica sui territori meridionali.
“Dobbiamo muoverci insieme, a sostegno dell’iniziativa, non solo tra amministratori, ma soprattutto coinvolgendo i cittadini, che devono essere messi nelle condizioni di conoscere e di votare consapevolmente. Perché, se la destra governerà altri cinque anni dopo aver gettato il seme dell’autonomia e dello scippo finanziario, potremo dire definitivamente addio al Mezzogiorno. Dobbiamo unire tutte le forze che hanno l’obiettivo di far vivere il Sud”, ha concluso Greco. “Se non fermiamo adesso questa deriva, nel Sud non ci sarà più alcuna comunità da amministrare o da rappresentare”.


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