Reggio Calabria, rilanciare i vigneti di Archi per creare lavoro: nasce il progetto “Viti Archi – Vive”

Recuperare gli antichi vigneti delle colline di Archi, salvaguardare varietà di vite che rischiano di scomparire e trasformare la tutela del territorio in nuove opportunità di lavoro per i giovani. È l’obiettivo di “Viti Archi – Vive”, idea-progetto e proposta di studio di fattibilità ideata e promossa da Domenico Tripodi e sostenuta attivamente dai componenti del movimento “Insieme si può” per il recupero vitivinicolo e il rinverdimento delle aree collinari della frazione nord di Reggio Calabria. La proposta nasce sulla scia dell’interesse registrato nelle ultime vetrine del Vinitaly per i vitigni autoctoni e la cosiddetta viticoltura eroica. Il progetto punta in particolare al salvataggio e alla riproduzione delle antiche varietà di vite che stanno progressivamente scomparendo nelle storiche contrade di Zarmà, Lafunni, Papuzzi e Sant’Antonio, territori un tempo conosciuti per la produzione di vini d’eccellenza legati alla denominazione IGT Arghillà.

Uno degli elementi centrali del piano è il coinvolgimento diretto dei giovani under 41 del territorio, incoraggiando la costituzione di cooperative agricole di conduzione e servizi. L’attività immaginata dai promotori non dovrebbe limitarsi alla produzione biologica, ma integrare una significativa offerta di turismo rurale ed enoturismo, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità economica immediata delle aziende coinvolte. Il progetto prevede il recupero della sentieristica attraverso il tracciamento di percorsi dedicati al trekking e alle e-bike lungo le vecchie mulattiere collinari, caratterizzate da affacci panoramici sullo Stretto di Messina. L’idea comprende inoltre la realizzazione di terrazze temporanee in bioarchitettura all’interno dei vigneti, destinate a degustazioni al tramonto abbinate a prodotti a chilometro zero del Reggino.

Un ulteriore aspetto riguarda la tutela ambientale. La proposta contempla la pratica dell’inerbimento totale controllato tra i filari, indicata come strumento per contrastare l’erosione del suolo, contribuire alla prevenzione del dissesto idrogeologico delle aree collinari e ridurre il rischio di incendi.

Un tavolo tecnico con Comune di Reggio Calabria e Regione

Per trasformare la proposta in un percorso operativo, Domenico Tripodi e gli altri componenti del gruppo “Insieme si può”, attraverso la consigliera Miriam Carmine Pitasi, presenteranno un’istanza formale al Comune di Reggio Calabria e all’Assessorato all’Agricoltura della Regione Calabria, chiedendo la convocazione di un tavolo tecnico istituzionale concertato. Secondo i promotori, per la riuscita del progetto sarà indispensabile costruire una sinergia pubblica articolata su tre livelli. Sul piano comunale viene proposta l’attivazione della Banca della Terra, finalizzata al censimento e all’assegnazione agevolata ai giovani delle particelle catastali private abbandonate o incolte presenti a Zarmà, Lafunni, Papuzzi e Sant’Antonio.

A livello regionale, la proposta punta invece al sostegno tecnico dell’ARSAC e all’accesso ai fondi del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR Calabria) per i premi destinati al primo insediamento giovanile, oltre ai contributi OCM Vino Ristrutturazione. Sul versante statale, l’obiettivo è ottenere l’accesso prioritario alle misure ISMEA “Generazione Terra” e “Più Impresa”, destinate all’acquisto agevolato di terreni e di macchinari tecnologici adatti alla viticoltura collinare e in pendenza.

Alla base dell’iniziativa c’è la volontà di contrastare anche l’abbandono del territorio e la partenza delle nuove generazioni. “Il nostro obiettivo”, spiega il promotore Domenico Tripodi, “e’ dimostrare che cooperando e attivando le giuste leve istituzionali si puo’ battere lo spopolamento giovanile della periferia reggina.” Nelle intenzioni dei promotori, “Viti Archi – Vive” potrebbe così aprire prospettive professionali non soltanto nel settore agronomico e vitivinicolo, ma anche nell’accoglienza turistica, attraverso figure come sommelier e guide ambientali, e nel marketing. L’obiettivo complessivo è recuperare un patrimonio agricolo e paesaggistico storico e, contemporaneamente, restituire opportunità economiche e prospettive future alle colline di Zarmà, Lafunni, Papuzzi e Sant’Antonio.