Angelo Turano, tecnico Fidal, scrive una lettera al sindaco Cannizzaro per sottoporre all’Amministrazione, ancora una volta, nonostante il recente insediamento, la situazione del Campo Coni i cui lavori perdurano ormai da parecchio tempo. L’ennesima incompiuta ereditata dalla passata Amministrazione e che, adesso, la giunta Cannizzaro si trova a dover risolvere. I cittadini e gli sportivi hanno, giustamente, perso la pazienza, ma viste le riqualificazioni di PalaCalafiore e Granillo, c’è da aspettarsi che anche per il Campo Coni ci sarà presto un’accelerata. Per ulteriori lamentele, bussare a chi governava fino a qualche mesetto fa e lo ha fatto per 12 anni.
I superpoteri di Cannizzaro
La terra del dott. Turano sul Campo Coni
“Egregio Signor Sindaco,
Le scrivo ancora una volta sul problema del Campo CONI “Aldo Penna”, ma questa volta vorrei innanzitutto chiarire una cosa.
Questa lettera non nasce da una contrapposizione con Lei o con l’Amministrazione che oggi governa la città.
Al contrario.
Siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà che Lei sta affrontando e dei moltissimi problemi che quotidianamente arrivano sulla Sua scrivania. Sappiamo anche che, quando si ricopre il ruolo di Sindaco, alla fine è sempre il Sindaco a metterci la faccia, anche davanti a problemi che spesso hanno origini molto precedenti.
Ed è proprio per questo che ci rivolgiamo a Lei.
Il problema del Campo CONI non nasce oggi.
Noi veniamo da dodici anni di promesse, rinvii, rassicurazioni e attese. Dodici anni nei quali, nonostante le parole e gli impegni assunti nel tempo, siamo sostanzialmente ancora al punto di partenza.
E Le assicuro che, dopo dodici anni, è difficile continuare ad avere pazienza.
Non vogliamo però aggiungere il nostro problema ai mille problemi che Lei deve affrontare ogni giorno.
Vorremmo, se possibile, che Lei facesse una cosa molto più semplice: si interessasse personalmente della vicenda.
Per questo Le sto chiedendo con insistenza un incontro.
Non un incontro per protestare.
Non un incontro per accusare qualcuno.
Un incontro per spiegarLe direttamente una situazione che, probabilmente, vista soltanto attraverso le normali comunicazioni amministrative, rischia di apparire molto più complicata e lontana dalla realtà di quanto non sia.
Da quanto ci è stato riferito, la ditta alla quale erano stati affidati i lavori non avrebbe ricevuto quanto dovuto e, per questo motivo, non sarebbe intenzionata a proseguire gli interventi.
Non abbiamo la pretesa di conoscere tutti gli aspetti amministrativi e contrattuali della vicenda e proprio per questo non vogliamo esprimere giudizi su responsabilità che dovranno essere eventualmente accertate da chi di competenza.
Ma c’è un dato che riteniamo importante sottoporre alla Sua attenzione.
Se i lavori dovessero ripartire seguendo integralmente l’attuale impostazione, ci è stato riferito che potrebbero essere necessari circa dodici mesi prima di poter tornare a utilizzare l’impianto.
Per l’atletica reggina, un altro anno sarebbe un’enormità.
E qui arriviamo al motivo per cui Le chiediamo di ascoltarci personalmente.
Da quanto abbiamo avuto modo di comprendere, potrebbe esistere la possibilità di procedere dando priorità alla realizzazione della pista di atletica e completando successivamente le altre opere.
Secondo le informazioni in nostro possesso, questo consentirebbe di restituire agli atleti una struttura funzionante in un tempo molto più breve, che potrebbe essere nell’ordine di circa due mesi, anziché costringerci ad aspettare un altro anno.
È esattamente questo che vorremmo spiegarLe di persona.
Perché forse, Signor Sindaco, tra le tante questioni che ogni giorno arrivano sul Suo tavolo, questa potrebbe sembrare una delle tante.
Per noi, invece, non lo è.
Per un bambino di otto anni che vuole fare atletica, per un ragazzo che si allena ogni giorno, per un tecnico che cerca di far crescere i propri atleti e per una famiglia che da anni sostiene sacrifici e spese per permettere ai propri figli di praticare sport, due mesi o dodici mesi non sono la stessa cosa.
Nel frattempo continuiamo a spostarci fuori città, a sostenere costi, a cercare soluzioni di fortuna e, soprattutto, a vedere i nostri ragazzi privati di quella che dovrebbe essere una struttura pubblica della loro città.
E tutto questo dopo dodici anni.
Non Le chiediamo di risolvere in una mattina ciò che altri non hanno risolto in dodici anni.
Le chiediamo soltanto di prendere in mano la situazione, verificarla personalmente e, se esiste una strada più rapida e concretamente percorribile, di avere il coraggio di percorrerla.
Per questo motivo, più che un’altra risposta scritta, Le chiedo un incontro.
Ci conceda anche soltanto pochi minuti.
Vorrei poterLe spiegare personalmente cosa significa, per noi e soprattutto per i nostri ragazzi, continuare ad aspettare.
Vorrei poterLe illustrare perché riteniamo che la priorità debba essere la pista e perché, a nostro avviso, potrebbe essere possibile restituire agli atleti il loro impianto molto prima del completamento dell’intera struttura.
Poi sarà Lei, insieme ai Suoi tecnici e ai Suoi collaboratori, a verificare se questa strada sia realmente percorribile.
Ma almeno ci ascolti.
Dopo dodici anni di attese, penso che sia il minimo che possiamo chiedere.
Le assicuro che non veniamo da Lei con spirito polemico.
Veniamo con la stanchezza di chi ha aspettato troppo, con la rabbia di chi per dodici anni ha visto promesse non mantenute, ma anche con la speranza che una nuova Amministrazione possa finalmente decidere di affrontare il problema con un approccio diverso.
Noi non abbiamo bisogno di un’altra promessa.
Abbiamo bisogno di una possibilità.
E se quella possibilità esiste, vorremmo che Lei fosse il primo a conoscerla.
Confidando quindi nella Sua disponibilità, resto in attesa di un Suo riscontro per poterLa incontrare personalmente.
Dopo dodici anni, crediamo che qualche minuto del Suo tempo possa valere molto più dell’ennesima PEC.
Con rispetto e, questa volta, con la speranza concreta di poter finalmente parlare direttamente con Lei“.

