Reggio Calabria, la lettera del Prof Caminiti al Sindaco e quell’esempio “che mi ha colpito”

La lettera del Presidente del Museo del Bergamotto Vittorio Caminiti al Sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro

Il Presidente del Museo del Bergamotto, Vittorio Caminiti, ha scritto una lettera aperta al Sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro. “Egregio signor Sindaco, gentili componenti della nuova Amministrazione comunale, care concittadine e cari concittadini, la mattina amo camminare per Reggio Calabria. Alla nostra età, un po’ per necessità e molto per il piacere di sentirsi ancora pienamente partecipi della vita, cerco di percorrere i miei buoni chilometri attraversando soprattutto il cuore della città. Camminare nelle prime ore del giorno consente di osservare Reggio con occhi diversi. Prima che comincino il traffico, il rumore e il fermento caotico della quotidianità, la città mostra il suo volto più autentico. È proprio durante queste passeggiate che, negli ultimi giorni, ho notato qualcosa di nuovo e sorprendente: un desiderio diffuso di partecipare, di rendersi utili, di prendersi cura personalmente della nostra città.

Non mi riferisco soltanto agli interventi dell’Amministrazione o al lavoro degli operatori incaricati della pulizia. Parlo di qualcosa che sembra nascere spontaneamente dal basso, dalle persone comuni, dai cittadini che avvertono il bisogno di fare la propria parte. Nella zona del Castello Aragonese ho visto due operatrici in divisa pulire accuratamente panchine e tavoli. Lo facevano con una cura particolare, quasi domestica: con la stessa attenzione che si riserva alla propria casa. Non avevo con me lo smartphone e mi è dispiaciuto non poterle fotografare. Quella scena avrebbe meritato di diventare un’immagine simbolica: due donne intente a custodire uno spazio pubblico come se appartenesse personalmente a loro. Perché, in fondo, la città è davvero la casa di tutti noi.

Ma l’episodio che mi ha colpito ancora di più è avvenuto poco dopo, sempre nel centro di Reggio Calabria. Passando lungo una strada, ho visto cinque signore non più giovanissime e un uomo intenti a pulire lo spazio sottostante le loro abitazioni. Non stavano compiendo un gesto frettoloso o superficiale. Pulivano con attenzione il marciapiede, la strada, i bordi e persino lo spazio sottostante il marciapiede. Lo facevano insieme, con ordine, impegno e naturalezza. Mi sono fermato a osservare quella scena e ho provato una sensazione meravigliosa.
In tanti anni non mi era mai capitato di assistere, proprio nel centro della mia città, a una manifestazione così spontanea di responsabilità collettiva. Quelle persone non aspettavano che intervenisse qualcun altro, non si limitavano a lamentarsi e non cercavano un responsabile al quale attribuire ogni problema. Avevano semplicemente deciso di agire.

In quel momento ho immaginato ciò che Reggio Calabria potrebbe diventare se quel piccolo gruppo di cittadini fosse soltanto l’inizio di un grande movimento civico. Ho visto, idealmente, una città nella quale ogni abitante si prende cura del proprio spazio, ogni commerciante del tratto davanti alla propria attività, ogni condominio dell’area circostante, ogni associazione di una piazza, di un giardino o di un luogo della memoria. Ho immaginato uomini e donne, giovani e meno giovani, studenti, lavoratori, pensionati, professionisti e volontari uniti da un medesimo obiettivo: cambiare Reggio Calabria con le proprie mani, con il proprio esempio e con il proprio senso di appartenenza. Forse è questo il fenomeno nuovo che sta nascendo nella nostra città.

Non so se sia stato il suo entusiasmo coinvolgente, signor Sindaco, il clima determinato dalla nuova Amministrazione o il grande successo di “Vinitaly and the City – Calabria in Wine”, che ha restituito a Reggio orgoglio, partecipazione e visibilità. Probabilmente tutti questi elementi hanno contribuito ad accendere una scintilla. Ciò che conta è che quella scintilla oggi sembra essere arrivata ai cittadini. Molti reggini appaiono galvanizzati, quasi presi da una benefica “fregola”: vogliono pulire, sistemare, abbellire, partecipare. Vogliono essere parte attiva di una nuova stagione. È come se, dopo tanti anni di rassegnazione, si stesse finalmente affermando un pensiero diverso: Reggio Calabria può cambiare, ma il cambiamento riguarda ciascuno di noi. Questa consapevolezza possiede una forza straordinaria.

Una città non cambia soltanto perché cambiano il sindaco o l’Amministrazione. Cambia davvero quando i cittadini riscoprono l’orgoglio di appartenerle; quando smettono di considerare strade, marciapiedi, piazze e giardini come spazi di nessuno e cominciano a trattarli come un prolungamento della propria casa. Ricordo di avere provato una sensazione simile a Milano nel 2015, in occasione dell’Expo. Dopo che alcuni facinorosi avevano devastato e imbrattato muri, vetrine e strade, tantissimi milanesi scesero spontaneamente in strada. Armati di secchi, spazzole, acqua e sapone, si misero a cancellare le scritte e a ripulire ciò che era stato danneggiato. Quella risposta collettiva mi colpì profondamente. I cittadini non vollero lasciare che l’immagine della loro città fosse identificata con quella devastazione. Reagirono con il lavoro, con il senso civico e con l’amore per Milano, dimostrando che una comunità unita può essere più forte dell’inciviltà di pochi.

Oggi, osservando quelle cinque signore, quell’uomo e le due operatrici al lavoro nel centro di Reggio Calabria, ho rivissuto la stessa emozione. Con una differenza ancora più bella: a Reggio non si sta intervenendo soltanto per riparare i danni provocati da qualcuno, ma sembra stia nascendo spontaneamente il desiderio di prevenire il degrado, di migliorare ciò che ci circonda e di partecipare alla rinascita della città. Se quello spirito contribuì a restituire immediatamente dignità a Milano, perché non potrebbe accadere anche qui? Perché Reggio Calabria non potrebbe trasformare questi piccoli gesti spontanei nell’inizio di un grande movimento civico? Forse sta accadendo davvero. Forse la rivoluzione civile che abbiamo atteso per tanti anni è già cominciata, silenziosamente, con una scopa, un secchio d’acqua e alcuni cittadini che hanno deciso di non rimanere più a guardare.

La storia di Reggio Calabria ha già dimostrato che i reggini sanno unirsi quando ritengono di dover difendere qualcosa di importante. Ancora oggi molti ricordano, con orgoglio e talvolta con enfasi, di avere partecipato alla Rivolta di Reggio. Fu una pagina complessa della nostra storia, da leggere e giudicare in tutte le sue luci e le sue ombre. Nel bene e nel male, però, rappresentò uno dei momenti nei quali una parte significativa della città si sentì unita nella difesa di qualcosa che riteneva ingiustamente sottratto. Oggi Reggio non ha bisogno di una nuova rivolta. Ha bisogno di una grande rivoluzione civile, pacifica e costruttiva. Non una rivolta contro qualcuno, ma una mobilitazione a favore della città.

Una rivoluzione fatta di scope, acqua e sapone; di rispetto per le strade; di rifiuti raccolti correttamente; di muri preservati; di aiuole curate; di monumenti protetti; di cittadini che non voltano lo sguardo davanti al degrado.
Una rivoluzione fondata non sulla protesta, ma sulla responsabilità. Il nostro slogan potrebbe essere semplice, immediato e capace di parlare a tutti:
ADESSO REGGIO! Adesso è il momento di dimostrare quanto amiamo la nostra città. Adesso è il momento di smettere di attendere che siano sempre gli altri a intervenire. Adesso è il momento di unirci, di partecipare e di trasformare l’entusiasmo di questi giorni in un impegno quotidiano e duraturo.

Rivolgo quindi un invito a tutti i reggini: seguiamo l’esempio di quelle cinque signore, di quell’uomo e delle due operatrici che ho incontrato durante le mie passeggiate mattutine. Usciamo dalle nostre case e guardiamo ciò che ci circonda. Prendiamoci cura del nostro marciapiede, della nostra strada, della nostra piazza. Coinvolgiamo i vicini, i ragazzi, le scuole, le associazioni, le parrocchie e le attività commerciali. Non servono sempre imprese straordinarie. A volte il cambiamento comincia da una scopa, da un secchio d’acqua e dalla scelta di non restare indifferenti. Alla nuova Amministrazione rivolgo un’esortazione altrettanto forte: riconoscete, incoraggiate e organizzate questo fermento. Promuovete giornate civiche, affidate simbolicamente spazi cittadini a scuole e associazioni, valorizzate pubblicamente gli esempi virtuosi e create le condizioni affinché la partecipazione spontanea possa diventare un grande progetto collettivo. Non lasciamo che questa energia si disperda. Reggio Calabria possiede tutto ciò che serve per diventare la città migliore del Mediterraneo: la bellezza dello Stretto, il Lungomare, la storia, la cultura, i Bronzi di Riace, il Castello Aragonese, il bergamotto, le eccellenze enogastronomiche e, soprattutto, un popolo capace di generosità, passione e grandi slanci. Ma nessuna bellezza può bastare se non viene amata, rispettata e custodita. Facciamo in modo che, tra qualche anno, quando Reggio Calabria sarà diventata più pulita, più ordinata, più accogliente e finalmente consapevole del proprio valore, ciascuno di noi possa raccontare con orgoglio: “Io c’ero. Io ne ho fatto parte. Io ho contribuito al cambiamento della mia città.” Questa volta non per ricordare una protesta, ma per celebrare una rinascita.
Questa volta non per difendere qualcosa che ci veniva sottratto, ma per restituire insieme dignità, bellezza e futuro alla nostra Reggio. Adesso Reggio!
Adesso tocca a tutti noi”.