La designazione del candidato per le imminenti elezioni suppletive della Camera dei deputati a Reggio Calabria ha innescato nelle ultime ore un terremoto politico privo di precedenti nel panorama locale e regionale. La scelta, dolorosa e faticosa ma dettata da Nicola Irto attorno al profilo di Frank Benedetto, noto cardiologo ed ex direttore generale del GOM (Grande Ospedale Metropolitano), ha trasformato la coalizione del Campo Largo in una polveriera. Quella che doveva essere una prova generale di compattezza per il centrosinistra si è rivelata una scelta fortemente divisiva, capace di far esplodere le contraddizioni interne sia nel Partito Democratico che nel Movimento 5 Stelle. Invece di aggregare le forze riformiste e progressive attorno a un progetto condiviso, la figura dell’ex manager sanitario ha riaperto antiche ferite gestionali e fratture politiche mai sanate, gettando l’intera alleanza in uno stato di profonda confusione tattica e strategica a poche settimane dal voto.
Il PD ad un passo dalla scissione: la rivolta dei sindaci e il caso Vittorio Zito
All’interno del Partito Democratico il clima è di aperta belligeranza, con la concreta minaccia di una lacerazione irreversibile dei quadri territoriali. L’indicazione di Benedetto ha trovato la netta opposizione dell’ex primo cittadino Giuseppe Falcomatà, evidenziando un solco incolmabile con la segreteria regionale. Ad infiammare ulteriormente gli animi degli amministratori dem è stato tuttavia il trattamento riservato a Vittorio Zito, stimato ed apprezzato Sindaco di Roccella Jonica. Zito aveva manifestato la propria formale disponibilità a correre per lo scranno parlamentare, rappresentando una sintesi autorevole del territorio, ma la sua proposta è stata sostanzialmente schernita ed accantonata dalle dinamiche dirigenziali del partito. Questa chiusura ha provocato l’immediata sollevazione di numerosi sindaci e amministratori locali della provincia reggina, indignati per il disprezzo mostrato verso le esperienze amministrative di frontiera. Sul piede di guerra di fronte a quella che considerano una gestione autoritaria delle candidature, diversi primi cittadini e dirigenti locali stanno minacciando di abbandonare il partito, prefigurando una fuga di massa che rischia di svuotare il PD reggino della sua dorsale istituzionale. Certamente dopo l’ennesima, annunciata, batosta elettorale. Ma da ciò che filtra in queste ultime ore, in alcuni casi anche prima del voto.
L’imbarazzo del M5S: anni di esposti e denunce contro Frank Benedetto
La situazione appare ancora più paradossale sul versante del Movimento 5 Stelle, travolto da un imbarazzo politico senza precedenti. Tra il 2014 e il 2020, infatti, la delegazione parlamentare pentastellata calabrese — guidata da esponenti di primo piano come Dalila Nesci e Francesco Sapia — ha condotto una battaglia politica asfissiante contro la gestione della sanità reggina firmata da Frank Benedetto. Attraverso oltre un centinaio di esposti alla Procura, dettagliate interrogazioni parlamentari e segnalazioni alla Corte dei Conti e all’ANAC, i grillini hanno sistematicamente denunciato presunte irregolarità nei concorsi per primari, dubbi sulla legittimità delle nomine dirigenziali, opacità nella gestione dei bandi e lo stallo nell’attivazione del reparto di Cardiochirurgia al presidio ospedaliero. Stiamo parlando di una vera e propria lotta politica con 48 atti di sindacato ispettivo parlamentare, suddivisi in 44 interrogazioni parlamentari e 4 interpellanze urgenti nell’arco di pochi anni. Chiedere oggi agli elettori pentastellati di votare per dare un seggio alla Camera proprio all’amministratore che il movimento ha combattuto e denunciato per anni in ogni sede giudiziaria e istituzionale viene vissuto come una palese rinuncia alla propria storia. La base pentastellata è in piena rivolta e moltissimi militanti ed elettori dichiarano apertamente che non sosterranno né voteranno il candidato del Campo Largo. L’imbarazzo è talmente elevato che il leader Giuseppe Conte starebbe valutando in queste ore di non comparire affatto nella campagna elettorale reggina per evitare di esporsi a una contraddizione così stridente e lasciare esclusivamente al Pd le macerie dell’annunciata sconfitta.
Gli scenari politici e le conseguenze sul voto d’autunno
Mentre il Partito Democratico è sconvolto dalla fronda degli amministratori e il Movimento 5 Stelle appare paralizzato dai propri passati rilievi ispettivi, il centrosinistra reggino si avvia alle urne in una condizione di estrema fragilità. L’incapacità di costruire una candidatura unitaria e coerente con la storia delle forze politiche coinvolte ha trasformato il laboratorio del Campo Largo in una lezione di scomposizione politica. Con una base disorientata che promette l’astensione e una classe dirigente locale in via di disimpegno, l’esito della competizione elettorale rischia di lasciare sul campo macerie organizzative e politiche che peseranno ben oltre l’imminente scadenza d’autunno. E’ vero che lo scenario politico cittadino è tale che con ogni probabilità, per la sinistra vincere sarebbe stato ardito con qualsiasi candidato, ma almeno con altre figure e altri profili più condivisi con la base, con una maggiore identità politica e culturale rispetto all’attuale coalizione, e maggiormente entusiasmanti nei confronti degli elettori, il Campo Largo avrebbe potuto ambire ad una sconfitta dignitosa che avrebbe segnato un primo tassello di una ricostruzione. E invece…



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