Nell’era della digitalizzazione esasperata, della politica dei post sui social e dei dibattiti astratti, c’è una Calabria interna che risponde all’incuria con la più antica e nobile delle ricette: la cultura del fare. A dare l’esempio, nelle ultime ore, sono stati i residenti delle frazioni collinari di Archi Carmine e Ortì, nella periferia nord di Reggio Calabria. Senza attendere i tempi della burocrazia, un gruppo di cittadini si è rimboccato le maniche per ripulire e mettere in sicurezza la strada di collegamento che unisce le due comunità, da tempo dimenticata e invasa dalla vegetazione.
Fatti, non poltrone: la forza dei cittadini comuni
La particolarità dell’iniziativa risiede tutta nell’assenza di sigle o ruoli istituzionali. Coloro che sono scesi in strada non sono assessori, non sono presidenti e non ricoprono cariche pubbliche. Sono, più semplicemente, custodi del proprio territorio. Mentre i tavoli tecnici si prolungano e le competenze amministrative si sovrappongono, i volontari hanno scelto di parlare con i fatti. Armati di decespugliatori, pale, rastrelli e tanta buona volontà, hanno eliminato i pericoli per la viabilità, restituendo decoro e dignità a un’arteria fondamentale per la vita quotidiana dei residenti.
Il valore economico e sociale del presidio collinare
L’azione di Archi Carmine e Ortì non è solo un atto di generosità, ma assume un profondo valore politico ed economico. Le aree collinari e interne di Reggio Calabria soffrono da anni di un progressivo isolamento. Garantire la pulizia e la percorribilità delle strade di collegamento significa:
- Garantire la sicurezza: Evitare incidenti causati dalla visibilità ridotta o dai detriti sulla carreggiata.
- Contrastare l’isolamento: Permettere ai cittadini, soprattutto anziani, di raggiungere i servizi essenziali senza barriere.
- Presidiare il territorio: Prevenire il dissesto idrogeologico e gli incendi estivi attraverso la manutenzione ordinaria che le istituzioni non sempre riescono a garantire.
Una lezione che arriva dal basso
I “calli nelle mani” e gli “scarponi ai piedi” dei volontari diventano così il simbolo di una Calabria che non si piange addosso. Se da un lato l’intervento solleva inevitabilmente il tema delle carenze della macchina amministrativa comunale, dall’altro mostra la potenza del senso civico. I risultati veri, quelli che cambiano la quotidianità delle persone, si ottengono ancora sul campo, con il sudore e la costanza. La lezione che arriva da Archi Carmine e Ortì è chiara: il futuro del territorio non si scrive dietro una scrivania o attraverso un algoritmo, ma appartiene a chi ha ancora il coraggio di sporcarsi le mani per il bene della collettività.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?